QUANDO LA SCONFITTA E’ MOLTO GROSSA

Questa sera l’Atalanta le ha pigliate 6 a 1 dal Bayern. Seguo poco il calcio ma speravo che la più povera delle nostre squadre in Champions e l’unica che era rimasta fino ad ora facesse il miracolo di andare ancora avanti, invece è arrivata questa bastonata che toglie praticamente tutte le speranze salvo miracoli un po’ troppo miracoli per essere immaginati.

Le sconfitte “molto grosse” nello sport in realtà non sono mai molto grosse e, se lo sono, lo sono solo da un punto di vista emotivo. La vera sconfitta nello sport è lasciar perdere, non provarci più.

Sembra una grande sconfitta quando un infortunio ci tiene lontani dalla pratica sportiva, ma anche lì se questo è solo un periodo di transizione, quel periodo può trasformarsi in un periodo di rigenerazione della motivazione che poi porta a notevoli risultati nella pratica sportiva.

Una grande sconfitta per il sottoscritto è stato l’inverno dei miei 15 anni. Incappai in una bronchite recidivante che non voleva saperne di guarire e con i farmaci mi ero praticamente intossicato. Pian piano, a primavera inoltrata, cominciai a stare meglio e non appena provai a ridurre l’assunzione di farmaci il miglioramento diventò netto incoraggiandomi a smetterli del tutto e facendomi capire anche che con i farmaci avevamo giocato gran male. A quel punto avevo costruito i presupposti per l’estate della mia vita. Alla faccia del fatto che sui libri che mi prestava il direttore tecnico dell’Isef (sono stato un secchione precoce all’Isef ben prima di iscrivermi all’istituto) c’era scritto che i ragazzini non dovevano esagerare con i carichi di allenamento e con la specializzazione precoce decisi che quell’estate avrei corso molto. Non andai a lavorare come i miei amici per comprare la moto (moto che non ho mai avuto, è rimasta un mio sogno e ho deciso che lo resterà per sempre perché la ritengo troppo pericolosa per strade che sono pericolose proprio per tutti) e così ebbi tutto il tempo per mettere in pratica i miei folli propositi. Mi allenai come non sono più riuscito a fare in nessun altro momento della mia vita e la “grande sconfitta” di pochi mesi prima si trasformò nella grande risurrezione di pochi mesi dopo. Per me fu anche più di una risurrezione perché un atleta di buon livello prima di quel momento non lo ero mai stato.

Così ci si può accorgere in tempi successivi che quelle che sembrano “grandi sconfitte” non sono altro che tappe verso grandi successi. Ed è un po’ così in tutte le cose della vita dove molte volte impariamo più dalle sconfitte che dai successi. Diciamo pure che i successi sono importanti, gratificanti e ci aiutano ad andare avanti ma il vero motore dei nostri progressi sono proprio le sconfitte, magari pure le più brucianti come il 6 a 1 dell’Atalanta di questa sera.

Per mettere in metafora questa storia di grandi sconfitte e grandi successi mi vengono in mente due cose in natura: gli alberi e poi le montagne con i laghi. Gli alberi hanno un apparato radicale che è la parte sotto che non si vede, più questa parte sotto è grande e più è grande la chioma sopra. Vicino alle montagne vi sono spesso dei laghi. Più alte sono le montagne e più profondi i laghi. Anche qui c’è un sopra ed un sotto che sono proporzionali. Così la sconfitta. La grande sconfitta può essere il motore di una grande vittoria ed è pure difficile dire, e questo è il paradosso, se sia più significativa la parte sotto o quella sopra. L’apparato radicale o la chioma, la montagna o il lago. E’ chiaro che chi patisce una grave sconfitta subisce un grande scossone. Quello scossone produce energia che utilizzata bene è quella che innesca il successo. Si tratta di avere pazienza, aspettare il momento giusto e le cose prima o poi si girano per il verso giusto anche per chi pare più sfortunato degli altri. E pure con più gusto.