COME AIUTARSI A NAVIGARE NEL MARE DELL’ATTIVITA’ MOTORIA

La scienza del movimento non è una scienza esatta. Così può accadere che il più grande luminare dica una grande fesseria come il più sprovveduto degli attori del movimento abbia un’ intuizione geniale, magari dopo un’esercitazione disastrosa in qualsiasi ambito del movimento.

Oltre 40 anni fa un saltatore in alto si metteva a saltare valicando l’asticella con la schiena fra lo stupore del pubblico. Da quel momento in poi tutti a saltare alla “Fosbury” (così era il suo nome) e a sentenziare che il record del mondo del salto in alto avrebbe potuto progredire solo in quel modo. Qualche anno più tardi piomba sulla scena  un saltatore russo (Vladimir Yashchenko) che massacra il record mondiale di salto in alto con la vecchia tecnica ormai abbandonata da tutti. I tecnici per difendersi dicono che “… in effetti il salto in alto alla Fosbury sembrerebbe quello tecnicamente più valido salvo che alcuni atleti molto muscolati (come Yashchenko appunto) possono dare il meglio di se con la vecchia tecnica…” Ancora qualche anno più tardi compare sulla scena un saltatore che è una montagna di muscoli (il cubano Sotomayor), fa il record del mondo con lo stile Fosbury (ma non doveva usare il ventrale visto che era una montagna di muscoli ?!) e non lo butta giù più nessuno. Allora forse i tecnici è meglio che stiano zitti oppure che vadano avanti per umili ipotesi.

Premesso che sbagliare è umano e nella scienza del movimento lo è ancora di più, io sono convinto di poter migliorare la qualità dei miei consigli solo grazie alle vostre domande.

La sopravvivenza di questo sito è proprio legata alle vostre domande e sono queste che potranno arricchirlo con qualcosa di veramente interessante.

Da oltre venticinque anni insegno in palestra ma l’esperienza più grossa,  in tema di consulenza sull’attività motoria in genere,  l’ho maturata in questi ultimi tre anni, da quando cioè mi sono offerto per dare assistenza tecnica a chi frequenta i percorsi della salute. In palestra abbiamo a che fare con delle problematiche ben precise ma, per certi versi, un po’ limitate. Sul percorso della salute arriva gente che sta davvero navigando nel “mare dell’attività motoria” a volte senza alcuna meta  e con nessuna informazione sulla rotta da seguire. 

La tipologia delle domande rivoltemi dalle centinaia di persone che ho ascoltato sui percorsi della salute è decisamente diversa da quella dei soggetti che frequentano la palestra. Si parla sempre di salute, anche in palestra, ma si rischia di essere settoriali e di soffrire della miopia di chi si blocca davanti ai dettagli dell’esecuzione di un esercizio. La capacità di guardare all’attività motoria a 360°, intendendo per attività motoria non solo quella sportiva che si pratica nell’ora ad essa dedicata ma l’intero movimento prodotto durante la propria routine giornaliera, è più di chi frequenta i percorsi della salute che di chi si limita a frequentare la palestra. Per quello io consiglio sempre di abbinare all’attività di palestra anche una qualsiasi altra attività, possibilmente all’aria aperta, che riesca ad aprire anche “filosoficamente” gli orizzonti dell’attività motoria.

 

Per certi versi è più facile rispondere alle domande di chi frequenta la palestra. Sono domande inquadrate in un preciso ambito di utenti che hanno già deciso di frequentare la palestra come scelta per somministrare un po’ di attività fisica al loro organismo. Chi non frequenta alcuna palestra a volte lo fa perchè non ha ancora le idee chiare,  altre volte invece l’unica idea chiara è che proprio non vuole frequentare la palestra o perchè ha avuto esperienze non molto entusiasmanti o perchè presenta una certa allergia all’ambiente palestra. Questi soggetti non devono assolutamente colpevolizzarsi di nulla, la palestra non è altro che uno dei molti luoghi dove si può svolgere attività fisica. Certo fuori dalla palestra si rischia di smarrirsi e di non trovare persone che possano aiutare a cercare altre vie al movimento. Questa offerta di consigli via internet è una piccola possibilità per queste persone, così come con la mia presenza nei percorsi della salute ho cercato di venire incontro a queste esigenze.

Inquadrare le esigenze di attività motoria di un soggetto che non si conosce non è certamente facile ed è una cosa da tentare con assoluta prudenza facendosi aiutare con l’elaborazione di un quadro “storico” anche piuttosto particolareggiato da parte di chi ci chiede aiuto.  Tutto sommato, una volta inquadrata la storia e gli obiettivi di chi ci interpella, non è nemmeno molto difficile formulare poi i primi sommari consigli per tentare una via razionale al movimento ma l’errore più banale può essere proprio quello di passare subito ai consigli senza aver compreso con una certa attendibilità le problematiche del nostro interlocutore.

Non è il caso di perdersi d’animo e se si instaura un rapporto di fiducia le eventuali incomprensioni possono essere superate. In ogni caso non si può mettersi in cattedra a sentenziare in un ambito nel quale anche i migliori tecnici del mondo continuano a sbagliare con allievi che seguono da ormai più di dieci anni. Figuriamoci quanto è facile sbagliare per un insegnante che conosce sommariamente l’allievo da pochi minuti!

In un primo tempo, più che azzeccare con precisione le giuste quantità di carico di una certa attività, è proprio opportuno tentare di inquadrare a grandi linee il problema tentando di sondare sulle motivazioni autentiche al movimento. Mi è capitato di dover studiare carichi sopportabili di corsa richiesti da chi proprio non aveva alcuna intenzione di mettersi a correre. Quando ho capito che la corsa era stata intesa come unico mezzo di sopravvivenza perchè questo gli era stato insegnato fino a quel momento, ho aperto loro una grande speranza dicendogli “Ma guarda che se lo fai solo per stare bene non sta scritto da nessuna parte che devi metterti a correre!”

Vi sono delle leggende metropolitane molto più diffuse di quanto  si possa pensare che, di fatto, bloccano la gente invece di incentivarla a muoversi.

Per esempio in questi anni si sta diffondendo l’idea che la pratica del cammino è utile solamente se il cammino è veloce. Niente di più insensato. Per certe persone, molto allenate, anche il cammino veloce ha poco significato come pratica allenante, per altre, con una condizione fisica ben differente, la pratica del cammino veloce può essere addirittura pericolosa oltre che del tutto inutile ed inopportuna. Torniamo al concetto del “che cosa e per chi”, della specificità del consiglio individualizzato. Tutto va bene e tutto va male a seconda del destinatario di quel tutto. Quindi, per buona pace di chi sta predicando il cammino veloce per tutti, si può ben dire che il cammino veloce è una grossissima bufala, lo è per quei milioni di italiani che non sono in grado di sostenerlo, lo è per quei milioni (e qui spero di non essere troppo ottimista perchè potrebbero essere solo… centinaia di migliaia) che, essendo molto allenati,  non ne possono beneficiare come stimolo motorio abbastanza efficace.