E’ istintivo valutare il risultato mediocre come una disdetta, una cosa che non deve capitare, a volte una specie di sciagura. Invece alla fine dei conti il risultato mediocre torna anche utile ed alcune volte è quasi più utile di quello molto soddisfacente.
Analizziamo tre cose: due abbastanza intuitive la terza un po’ meno ed è proprio su quella chi mi voglio soffermare.
In primo luogo il risultato mediocre molte volte è utile proprio da un punto di vista tecnico: è quello che ti fa capire alcuni errori macroscopici ai quali è opportuno porre rimedio per poter migliorare. Senza quel cattivo risultato magari il problema non si pone e passa inosservato.
In secondo luogo il risultato mediocre tempra da un punto di vista psicologico. L’atleta che sa sopportare le sconfitte ed i momenti difficili da un punto di vista psicologico è un atleta forte ed è pronto per affrontare al meglio le competizioni: ha fame di vittoria ma sa incassare senza drammi anche le sconfitte. Anche questa cosa è abbastanza intuitiva, non sorprendente ed è causata dal risultato mediocre più che da quello altisonante.
Il terzo punto è un po’ più complesso, forse meno facile da intuire, più controverso e probabilmente non tutti saranno d’accordo con le mie valutazioni in proposito. Io affermo che il risultato scadente è più predisponente a buoni risultati in futuro rispetto al risultato eccezionale.
Molti saranno ad affermare il contrario: il risultato scadente è semplicemente una mazzata, ti fa passare la voglia di fare sport e non predispone assolutamente all’ottenimento di buoni risultati in futuro, anzi toglie fiducia verso quelli e tende a mandare in depressione.
Per fare un esempio nella comprensione di questo parto proprio dalla mazzata e dall’analisi del terreno su quale va a scaricarsi questa.
Io sostengo che sia importante che l’atleta sia abituato alle sconfitte, che le sappia sopportare, che sia elastico in tal senso e su questo elastico ci marcio su anche in senso metaforico.
Se l’atleta è elastico e non si spaventa di fronte ai cattivi risultati il cattivo risultato “rimbalza” su quella situazione. Immaginate con una mazza di dover conficcare un palo in un terreno. Mettete il palo in posizione ed iniziate a dare gran botte per affossare quel palo. Se il terreno è morbido il palo va giù. Se invece il terreno è forte, compatto, addirittura elastico nel suo fondo allora per tanta energia che diate nella mazzata il palo rimbalza su e rimbalza tanto più è violenta la botta che date.
Così l’atleta di fronte al cattivo risultato, nell’atleta forte psicologicamente il risultato mediocre non è altro che il nuovo parametro di riferimento, comodo, per l’ottenimento di risultati decisamente migliori. Quel parametro di riferimento é una sicura base d’appoggio sulla quale l’atleta forte sa di poter far conto per stabilire i suoi obiettivi futuri. Al contrario il risultato di notevole valore, a meno che uno non sia Superman ed allora è in uno stato di grazia indiscutibile, un ottimo risultato crea una condizione psicologica di confronto che è piuttosto svantaggiosa e potenzialmente ansiogena. L’atleta può valutare che una prestazione come quella è molto difficile da replicare ed allora si sente insicuro proprio per quello ed il fatto che l’abbia già ottenuta non conforta per nulla sull’esito della gara seguente anzi presenta una situazione dove c’è tutto da perdere: basta ben poco, anche un buon risultato ma non come quello appena ottenuto può creare un confronto negativo e potenzialmente deprimente.
Dunque se in un primo momento un risultato scadente viene visto solo come un flagello da evitare, in un secondo momento, a bocce ferme, si può capire che anche il brutto risultato può essere utile e stimolante per l’ottenimento di risultati migliori. E’ un po’ il discorso del mezzo bicchiere pieno e di quello vuoto. Ovviamente nello sport se si vuole proseguire senza tentennamenti la pratica sportiva, senza cambiare sport o addirittura mollare tutto, bisogna anche avere la capacità di vedere tanti mezzi bicchieri pieni sapendo che quando c’è il mezzo bicchiere pieno c’è anche quello vuoto, ma è opportuno concentrarsi sulle cose che ci aiutano a progredire.