Basta guardare le stelle in cielo (cosa che non facciamo quasi mai perché non abbiamo tempo e non va assolutamente fatta solo la notte di San Lorenzo) per capire che non siamo poi proprio tanti e se ci pensiamo un attimo siamo pure mal distribuiti.
Che le stelle siano molte più di noi non bisogna essere astronomi o avere una grande intuizione per capirlo. Basta darci un occhiata ed in un attimo se ne vedono circa 4000. Sono quelle che vediamo noi, se non siete in uno stadio ad una partita o ad un concerto vedete attorno a voi 4000 persone?
In ogni caso, se avete dubbi, il numero per dire quante sono le stelle più di noi è molto grande, non sono il triplo o cento volte tanto è un numero che a chi non mastica di matematica non ha senso dire, molto grande, fidatevi.
Però non si ammassano tutte in un punto, ne come facciamo noi allo stadio ma nemmeno come facciamo noi in alcune zone della terra che sono effettivamente popolate un po’ troppo densamente.
Noi non siamo tanti ma sembra che lo siamo. Può sembrare che lo siamo con un riferimento storico, se pensiamo che solo un momento fa eravamo quattro gatti. E potrebbe far paura l’idea che in un attimo ancora più breve, l’ultimo attimo, siamo aumentati abbastanza sul numero d’origine. Insomma ci abbiamo impiegato un po’ di tempo per diventare un miliardo, ci abbiamo messo molto meno per diventare 8 miliardi. Ma non è che nei prossimi cento anni saremo dieci volte tanto, questo è praticamente sicuro.
Ciò che resta da vedere invece è se continueremo ad ammassarci in certi luoghi e se continueremo a giocare con giocattoli stupidi che ci fanno sembrare più di quello che siamo.
Essenzialmente è “come ce la giochiamo” che ci fa pensare che siamo un po’ più stupidi delle formiche, senza scomodare la vastità del firmamento.
Le formiche sono molte più di noi (circa due milioni di volte il nostro numero) anche se in massa totale probabilmente pesano un po’ meno (sono molto più leggere di noi, non so se è perchè mangiano meno o perché fanno più sport…) e sono pure famose per essere organizzate bene ma essenzialmente il fatto è che loro non giocano con le armi, con il petrolio, non abusano di farmaci e, soprattutto, non guardano la televisione.
Probabilmente sono aiutate nella loro organizzazione anche nel non dover fare i conti con un sistema regolato dal denaro e dalle banche.
Se invece di guardare la televisione guardassimo il firmamento improvvisamente capiremmo questa cosa anche senza dover studiare le formiche che comunque sono un sistema organizzativo dal quale imparare.
E’ che tendiamo a guardare solo cose molto vicine ai nostri problemi che molte volte non sono in grado di risolverceli.
Questa forse è una cosa che faremmo bene a fare nello sport ed invece lì tendiamo a guardare il firmamento. Invece di guardare il livello prestazionale del vicino di pianerottolo tendiamo a confrontarci con le prestazioni delle grandi stelle dello sport e così poi alla fine guardiamo lo sport in televisione invece di praticarlo davvero.
E’ chiaro che la nostra organizzazione generale si ripercuote poi anche sul modo di fare sport ed attività fisica in genere. Se siamo disorganizzati a livello generale siamo disorganizzati anche nel nostro approccio allo sport e così ce n’è chi ne fa troppo e chi ne fa troppo poco. Chi fa due allenamenti al giorno che ti occorrono le medicine per sostenerli e chi non ne fa nemmeno tre alla settimana che sono il minimo sindacale per fare un po’ di profilassi sanitaria e tentare di consumare meno farmaci invece che di più.
Non penso che la nostra organizzazione di vita sia gestita da chi vende farmaci o da chi estrae il petrolio o da chi fa andare avanti le televisioni però è comunque un’organizzazione di vita che merita di essere rivista non tanto per praticare lo sport in modo più razionale quanto per vivere meglio ed avere un po’ di stramaledetto tempo per guardare il firmamento e fare i conti, anche se non mastichiamo di matematica, con numeri che sono decisamente superiori a quelli delle formiche, esseri ben organizzati ma non poi così evoluti come possiamo pensare.