PERCHE’ E’ IMPORTANTE NON LITIGARE

Sul fare la guerra nemmeno scriverci. Dovrebbe essere la prima cosa che insegnano a scuola ai bambini delle elementari invece di buttarsi subito su altre cose che contano molto meno ed è per quello che io sono in “guerra” costante con le scuole…

No, mi spingo ben più in là e così faccio un’altra guerra, quella contro gli psicologi, è importante perfino non litigare, altro che fare la guerra.

E’ importante non litigare perché siamo tutti “interdipendenti” e non “Interconnessi” come ci dicono al giorno d’oggi, anzi siamo “Interconnessi” proprio zero se non riusciamo a non litigare e tutta la tecnologia del cavolo che ci circonda e ci soffoca serve per le stupidità ma non per le cose serie se è vero che continuiamo a litigare per le cose per le quali si litigava mezzo secolo fa.

Gli psicologi inneggiano al “potere catartico” della litigata e dicono che ogni tanto una bella litigata fa bene alla salute. Io dico che la litigata fa male punto e basta, non si sa se si risolve, non si sa dove va a finire e,

a volte, rischia di degenerare in una vera e propria guerra.

Allora buttiamola sul piano artistico, facciamone una questione di gusti ed io dico che mi piacciono molto di più gli aspetti comici della comune esistenza che quelli drammatici della litigata e della guerra.

Andiamo sul concreto perchè dette così sembrano tutte parole senza senso.

Litigo o “quasi litigo” al campo sportivo e faccio notizia perché i miei fantastici ventiquattro metri nel lancio del disco, ottenuti in gara l’altro giorno, non fanno notizia (ma se vedeste il mio fisico capireste che si tratta davvero di impresa epica a da cronache su tutti i giornali…) ma se litigo io che non litigo praticamente mai, nemmeno con il cane deficiente che ho a casa (e forse per quello è deficiente…) che non ne azzecca una nemmeno per sbaglio, allora la notizia posso farla ed è di quelle gustose da riderci su perché anche litigare è un’arte e quando non sei capace risulti ridicolo, patetico e grottesco.

Allora, se c’è qualcosa da ridere, a mio parere merita di essere raccontata. Ma prima devo sfogarmi in un pippone noioso per spiegare perché tutti possono avere le proprie ragioni e quello è il vero motivo per cui non ha senso litigare.

Vado al campo sportivo, pure piuttosto rilassato perché una volta tanto non ho fretta. Non avendo fretta mi metto in testa di fare un allenamento che ricorda il mio passato remoto di mezzofondista e pure una parte di allenamento che riguarda il mio presente di lanciatore di incredbili doti che in graduatoria nazionale ne ho lasciati dietro già più di dieci (e siamo in meno di 60 milioni ad aver lanciato perché in Italia mica tutti lanciano il disco dunque ne ho lasciati dietro più di dieci su meno di 60 milioni…).

Invece pare che butti male perché ci sono trecento ragazzini, evidentemente delle scuole, che stanno occupando il campo in quasi tutti i punti. Quasi. Quel quasi è determinante perché non è la prima volta che succede questo ed è giusto che i ragazzi delle scuole facciano attività sportiva anche in orario scolastico (è uno dei polpettoni per i quali mi batto da sempre: meno banco e più ore di attività fisica).

In questa situazione la prima cosa da fare è capire se è una delle solite “invasioni pacifiche” dei molti gruppi scolastici che per fortuna usano spesso l’impianto o se sono vere e proprie gare studentesche organizzate dalla Federazione ed in quel caso non ci sono santi, il campo è proprio chiuso e non lo si può dividere con i ragazzini.

Pare e sottilineo “pare” che non siano gare federali perché non ci sono giudici, non c’è un cartello che dice che il campo è chiuso ed invece ci sono degli improvvisati campi da pallavolo (reti in mezzo alla zona lanci) che sanno tanto da sagra paesana più che da gare studentesche. Vedo un’atleta di alto livello un po’ preoccupata dalla situazione perché deve svolgere un allenamento impegnativo che si lamenta che questo caos non era annunciato da nessuna comunicazione e parallelamente sento uno degli organizzatori della manifestazione (che fra l’altro è un mio amico) che chiede ai ragazzi di lasciare libera la prima corsia. A questo punto penso che il campo non sia chiuso e comunque temporeggio e mi offro per fare un minimo di assistenza alla forte atleta che si sta allenando tentando di “proteggere” la prima corsia visto che con trecento ragazzini sul campo anche se la prima corsia non è occupata può accadere sempre che qualcuno ci finisca sopra inavvertitamente.

Non ci finiscono sopra inavvertitamente due ragazzini ma in modo non tanto “inavvertitamente” due adulti, e quello è il motivo della mia incazzatura perché a quel punto dovevano mettersi d’accrodo loro, fra adulti se il campo era chiuso o se era aperto e si poteva utlizzare la prima corsia senza mettere in mezzo ignari utilizzatori del campo che non vedendo nessun cartello hanno pensato di poter utilizzare la struttura anche se fra mille difficoltà.

Abbiamo sbagliato tutti ed è per questo che dico che non bisogna litigare e forse il più tragicomico sono stato proprio io perchè ho percepito una sorta di ostruzionismo nei confronti della forte atleta (e successivamente anche nei miei confronti ma è ovvio perché con uno visibilmente incazzato non riesci a comportarti in modo pacato…) e così ho tentato di far valere i nostri diritti in modo un po’ goffo per poi sapere dopo un’ ora che il campo era effettivamente chiuso anche se non c’era scritto proprio nulla fuori (e allora, per il lettore, se il campo è chiuso per favore lo scrivete o lo dite con il megafono e non lo fate dire ad un insegnante che non ho mai visto manco una volta sul campo che per me era proprio l’ultimo arrivato e poteva benissimo non aver capito proprio nulla della situazione e che mi sembrava che avesse qualcosa di personale contro il sottoscritto e pareva che parlasse con il preciso scopo di mandare fuori dalle balle solo il sottoscritto…).

Direte che fino ad ora non c’è nulla di comico, normali incomprensioni della vita quotidiana, svegliatevi fuori.

No, il pezzo da teatro viene dopo. Mi rassegno a non poter correre nemmeno sull’erba (i ragazzini non si possono spostare nemmeno dal sentiero in erba sul quale corrono normalmente i mezzofondisti, altrimenti… prendono troppo sole!) e così prendo spunto per aggiustare uno spazzolone che mi serivrà poi per liberare dall’acqua la pedana del disco allagata dalle pioggie del giorno precedente. Chiedo un cacciavite alla custode (la quale, sottolineo, non sa nemmeno lei se il campo è chiuso o aperto perché nessuno le ha detto niente ma sono io a dirle che ho rinunciato all’allenamento e pertanto mi metto ada aggiustare lo scopettone…) e mi metto pazientemente ad aggiustare lo scopettone in attesa che finiscano le “gare” (chiamiamole così…). Ovviamente, come sempre accade in quesi casi c’è pure una vite dello scopettone che fa incazzare e quel cacciavite, per quanto lungo, si dimostra un po’ scarso per avvitare bene quella vite rompiballe. Va ben, con un po’ di calma ce la faccio avendo cura di stressare la mano con la quale non lancio per risevarmi di lanciare benino poi e non assassinato dallo scopettone. Spazzo la pedana con calma e poi a fine gare vado a “salutare” colui che mi ha letteralmente cacciato via dicendo che non si sognava nemmeno di spostare i ragazzini dal percorso in erba perché il campo era chiuso.

In questo saluto che è con parole consone anche se detto con una certa enfasi (“L’importante è il buon senso” come a dire “Anche se avevi ragione, visto tutto l’insieme di incomprensioni, non ti costava nulla agevolare la pacifica convivenza invece di fare ostruzionismo…”) mi rendo conto che avevo ancora il cacciavite in mano, una roba da trenta centimetri anche se poco efficace per il suo mestiere che è quello di avvitare viti e non di far paura alle persone. Vedo la custode che si precipità verso di me e mi chiede se ho finito con il cacciavite. Io guardo il cacciavite come se non mi fossi reso di averlo ancora in mano anche se lo stavo brandendo gesticolando, mi fermo e glielo consegno dicendo: “Ah sì, scusa, mi ero dimenticato” e mi rendo conto che pur dicendo “L’importante è il buon senso” ho fatto la figura del pazzo scatenato che vuol fare una strage. Ora quelli che mi conoscono si sono pisciati addosso dalle risate vedendo che parlavo in modo animato con il cacciavite in mano senza rendermi conto di averlo. Chi non mi conosce spero che non guardi troppa televisione perché poteva pure esserci l’eroe che mi saltava addosso colpendomi con un pugno e dicendo che ha salvato trecento persone da una strage.

Ecco, l’ho buttata in ridere perché ritengo che sia più importante ridere che fare polemiche, però una punta di polemica devo mettercela perché altrimenti non sono io.

Ho la sensazione che sia necessario educare i ragazzi in modo un po’ diverso. Queste uscite sul campo sportivo dovrebbero essere la normalità e non la sagra dove sembra che ragazzi che non sono più bambini si comportino come infanti al campo giuochi. La sensazione è che gli organizzatori fossero a disagio perchè “:.. questi qui quando li porti sul campo sono assolutamente ingovernabili perché non abituati ad utilizzare il campo sportivo”.

Fattostà che l’episodio di ostruzionsimo è stato messo in atto da due adulti.

Alla fine io sono andato dal mio amico e gli ho detto “La prossima volta non chiedere ai ragazzi di lasciare libera la prima corsia…”

C’è tutto un discorso culturale dietro che non funziona e penso che l’adulto in crisi perché non si riescono a governare trecento ragazzini su un campo sportivo sia la punta dell’iceberg di quel grande discorso.

Ovviamente, come sostengo sempre io (ovvia conclusione nei miei articoli) la colpa è sempre della scuola ed infatti io me la sono presa con l’insegnante e non con iil collaboratore che era un volontario di una società sportiva che conosco e che mi ha tratto in inganno perchè… (ultima chicca) quando ha ragione so che sa far valere i suoi diritti e vedendolo così titubante ho pensato che il campo in realtà fosse aperto. Probabilmente aveva capito di essere a fianco di un gran rompiballe ed ha pensato che questa volta non aveva bisogno di fare il severo perché ci avrebbe pensato già quell’altro a fare l’intransigente. Ecco, allora anche lì un’altra lezione: non pensare che la gente si comporti sempre nello stesso modo. Anche se aveva ragione quel volontario si è comportato in modo pacato perché sapeva che l’insegnante gli avrebbe tolto le castagne dal fuoco.

Io contro un insegnante. Roba tipo Cassius Clay contro Foreman. Ed è perché alla fine Cassius Clay ha vinto che ci provo sempre. Non c’è dubbio che quello che ne prende di più sono sempre io, per quello sono Cassius Clay. Il fatto è che la scuola italiana non dobbiamo prenderla a pugni, ma dire che ha sempre ragione è il modo migliore per non farla crescere.