“Meno farmaci per i campioni – più impianti sportivi per lo sport per tutti” questo dovrebbe essere lo slogan di un coordinatore dello sport che abbia davvero a cuore la salute dei cittadini ed abbia idee rivoluzionarie in tema di attività fisica per la salute.
Purtroppo questa ipotesi si schianta contro un assetto sociale che non lascia spazio a tali idee lungimiranti. L’ipotesi di lasciar fare sport come si deve a tutti i cittadini è davvero lungimirante e troppo rivoluzionaria e sarebbe destabilizzante per questo assetto sociale. Se tutti possono fare sport allora va in crisi la scuola, che in molte situazioni porta via troppo tempo agli studenti e, soprattutto, vanno in crisi una serie di professioni che assolutamente non si conciliano con l’idea di un’attività fisica sistematica, quotidiana e con un coinvolgimento emotivo significativo e non superficiale.
Per cui, alla fine, fa comodo non avere impianti sportivi per tutti ed avere uno sport di vertice che funziona alla grande e tiene i telespettatori attaccati allo schermo: è quello che serve di più attualmente per far andare avanti la baracca.
L’idea di uno sport per tutti è un lusso in un paese dove, non solo non ci sono le strutture, ma una gran parte di potenziali sportivi non può permettersi la pratica sportiva proprio per limiti oggettivi di tempo, più ancora che per problemi economici.
Si dovrebbe iniziare dalla scuola dove il ragazzo passa troppe ore sul banco e troppo poche a fare attività fisica ma, si sa, la scuola italiana delega lo sport ai privati, all’associazionismo sportivo e così lo sport si pratica in orario extrascolastico, dopo la scuola e chi può permetterselo si organizza e chi non può fa a meno. Mentre le insufficienze rimediate sul banco sono rimediabili studiando un po’ di più quelle rimediate per mancanza di attività fisica se non ci si pone rimedio in pochi anni si trasformeranno in seguito in problemi di salute, altro che profilassi sanitaria.
Però i giovani fondamentalmente non si occupano di queste cose, non sanno che potrebbe esistere anche una scuola che organizza lo sport e qualche anno più tardi sono ben allenati a non reagire ad una società che ti impedisce di praticare sport perché devi lavorare dieci ore al giorno. Praticamente questa scuola “fastidiosa” ti sta già allenando per ciò che succederà dopo ed allora, a prescindere dai contenuti che ti trasmette, è funzionale a questo mercato del lavoro. E’ la scuola giusta per la società attuale.
Uno sport che aiuta i mediocri è rivoluzionario ma nella struttura attuale dello sport non occorrono cento ottocentisti che corrono la distanza in 1’50” bensì uno solo che la corre in 1’42” e così nel salto in alto non occorrono mille saltatori in grado di valicare l’asticella alla buona misura di due metri bensì uno solo che possa superare due metri e quaranta.
Per dirla con il gruppo musicale degli 883 è la “dura legge del gol”. Non è importante che produci buon gioco (che fai fare sport a tutti) ma è importante che fai gol che tradotto nello sport in genere vuol dire prendere medaglie alle Olimpiadi o comunque nelle manifestazioni internazionali dove lo sport televisivo si mette in mostra.
Seconda questa logica esasperare l’assistenza medica degli atleti di alto livello ha senso perché è su quelli che si è puntato veramente per ottenere il campione da medaglia, quello che tiene alti i colori della bandiera.
Si potrebbe obiettare che fino a 18 anni, se non oltre, noi non possiamo sapere con precisione da chi verrà fuori il campione, però è anche vero che a quell’età si può ragionevolmente ipotizzare chi avrà molte più possibilità degli altri di arrivare al vertice e pertanto non ha senso investire su milioni di ragazzi quando da un migliaio di quelli buoni si ha la quasi certezza di tirare fuori quelli giusti.
Lo sport per tutti pertanto resta una mera utopia perché è la società che non è strutturata per accogliere lo sport per tutti. Per assurdo anche se avessimo impianti sportivi per tutti ed un’organizzazione sportiva in grado di offrire un minimo di assistenza tecnica a tutti non si troverebbero gli sportivi perché sono questi i primi a mancare nello sport che produce essenzialmente il campione ma non la profilassi sanitaria autentica.
Non vedo all’orizzonte grandi possibilità di cambiamento salvo che non salti per la testa ai giovani di contestare questo tipo di scuola che ti fa passare troppe ore sui banchi e troppo poche a fare attività fisica. Una scuola che cambia in tal senso sarebbe fuori dal tessuto sociale e diventerebbe destabilizzante a sua volta perché produrrebbe giovani non pronti per andare a farsi sfruttare con paghe da fame e orari impossibili.
Lo sport è comunque l’unica possibilità di crescita per questa società irrazionale dove grazie a computer, telefonini e passi da gigante della tecnologia, nonostante tutto si lavora sempre di più e con salari sempre più modesti. La rivoluzione silente può passare solo dallo sport vero ed è l’unica che ha qualche possibilità di sortire effetti perché quella clamorosa e rumorosa, ce lo insegna la storia, è sempre stata soffocata da chi ha interesse a non cambiare nulla.
Fate sport anche se costa sacrificio, accumulare danaro lavorando troppo e rinunciando all’attività fisica non fa bene alla salute a nella tomba non vi serve proprio a nulla. Purtroppo questo monito per chi lavora troppo semplicemente per sbarcare il lunario è pia illusione e allora bisogna sognare politiche lungimiranti che ipotizzino la prosecuzione della carriera sportiva anche per chi quasi sicuramente non andrà mai alle Olimpiadi.