L’ENFATIZZAZIONE NELLO SPORT

L’enfatizzazione è un po’ come lo zucchero: se non c’è si sente che manca, se ce n’è troppo è nauseante.

Sull’enfatizzazione nello sport c’è subito da notare come quella riservata allo sport spettacolo, quello televisivo, sia spesso ipertrofica, mentre, per contro, quella dello sport dilettantistico sia talvolta quasi inesistente.

Verrebbe da invocare un ipotetico travaso di enfatizzazione dallo sport televisivo verso quello della gente comune. Del resto è abbastanza normale che possa fornire risultati eccezionali chi per costruire questi si allena due volte al giorno, usa farmaci di tutti i tipi per non avere squilibri dei parametri bioumorali e oltre all’attività di sportivo non fa praticamente nulla nella vita. Non è invece del tutto normale che un giovane che lavora otto ore al giorno in fabbrica, che non ha nessun tipo di assistenza medica speciale per i suoi allenamenti che pur non essendo due al giorno sono comunque massacranti, riesca ad ottenere risultati che non sono in valore assoluto di molto inferiori a quelli dei big anche se non sufficienti a reggere il confronto a livello televisivo.

L’eccesso di enfatizzazione comunque non fa bene direttamente a nessun tipo di sportivo, né a quello di alto livello né a quello veramente dilettante ma mentre il primo è un po’ costretto a subire questa perché fa parte del suo mestiere e deve sempre comunque fare i conti con il pubblico, il secondo non ha buoni motivi per non tentare di contenere l’enfatizzazione entro i binari del lecito e del gradevole.

Enfatizzare un evento sportivo vuol dire creare aspettativa, anticipare con pubblicità l’evento e dare una notevole importanza al risultato finale della competizione. Si pensi a tutto quanto ruota attorno ai mondiali di calcio oppure ad una olimpiade. La carenza di enfatizzazione rischia di far passare l’evento in secondo ordine e questo va benissimo per quei principianti che vogliono passare proprio del tutto inosservati nell’esecuzione delle loro gesta atletiche ma non va altrettanto bene per quegli atleti che, pur allenandosi come dei disperati, fanno fatica a vincere e, come spesso accade a livello di sport di base, vengono del tutto ignorati anche se ottengono risultati assolutamente non trascurabili.

In ogni caso ripeto, come lo zucchero, l’enfatizzazione ha i suoi pro ed i suoi contro. Qui si potrebbe dire che il rischio di “diabete” c’è per i professionisti costantemente a contatto con problemi da eccesso di enfatizzazione che può diventare la cosa più sgradevole, forse l’unica, della loro attività. E’ chiaro che se il risultato è stramaledettamente importante, è praticamente la cosa più importante, può diventare un incubo, il tormentone che guasta completamente l’approccio psicologico all’attività sportiva. Ma per i professionisti ci sono gli psicologi dello sport che si preoccupano principalmente di questo e si prodigano per far andare giù la pillola agli atleti facendogli capire che questo è il prezzo da pagare per un’attività che ha indubbiamente molti vantaggi. A me come “Personaltrainergratuito” interessano essenzialmente i diseredati, quelli che fanno sport senza tirarci su il becco di un quattrino, anzi di soldi per fare sport ne spendono a volte pure tanti se si computano i mancati guadagni delle ore dedicate all’allenamento invece che al lavoro. Questi molto spesso non hanno problemi di eccessiva enfasi ma al contrario problemi di mancata motivazione, pare che tutto ciò che fanno non serva a niente e che il gioco non valga la candela. E per certi versi è proprio così perché da un punto di vista economico fra 2.05 nel salto in alto e 2.10 non cambia proprio nulla così come fra 1’52” sugli 800 metri e 1’50” oppure fra 16 metri e 16 metri e mezzo nel lancio del peso. Allora l’enfatizzazione dell’attività qui gioca un altro ruolo ed è proprio il contrario di quello che giocava sul professionista. La depressione qui viene se l’attività è poco enfatizzata, non se lo è troppo ed uno psicologo (che giustamente non è praticamente mai interpellato per questo tipo di attività) dovrebbe far capire che in questo tipo di soggetti il vero problema non è l’eccesso di tensione verso il risultato, quanto il problema del versamento dell’IVA o chissà quale altra menata che non c’entra niente con lo sport e che toglie l’attenzione dall’attività sportiva.

Lo sport per esercitare la sua funzione deve distogliere dalla professione altrimenti è falso ed è un passatempo piuttosto ipocrita che non ci cambia la vita, se è vero che una sua eccessiva drammatizzazione non fa bene alla salute è anche vero che deve riuscire ad opacizzare i contorni della drammatizzazione di altre cose della vita che se meritano attenzione non meritano comunque di guastarci l’animo. Non è pensando tutto il giorno ai problemi di lavoro o ad altri problemi che questi problemi si risolvono meglio ed è giusto e sacrosanto che ad un certo punto ci sia il falso-vero problema di quel cavolo di disco che non vuole atterrare un po’ più distante.

Ho scritto falso-vero problema e lì sta la chiave di interpretazione di tutto il discorso. Pur non essendo un problema che da angoscia, quello del risultato deve essere un vero problema altrimenti non può superare per intensità quelli della vita di tutti i giorni e non può esercitare la sua funzione disintossicante su questi.

Qualcuno dice “Ma ho talmente tanti problemi che se me ne aggiungo di nuovi con una pratica sportiva stressante sto ancora peggio…” e chi dice così dello sport non ha capito nulla perché a meno che i problemi non siano talmente gravi da richiedere un’attenzione di 24 ore su 24 la funzione dello sport deve essere proprio quella di riequilibrare la psiche e fare in modo che arrivato l’orario dell’allenamento non esista nient’altro che possa turbare i pensieri sopra a quello. Nella società dove si lavora troppo potersi permettere il lusso di dire “Caschi il mondo all’ora X io me ne vado al campo sportivo a fare allenamento…” è una cosa impagabile, forse la vera ricchezza che può fare invidia anche a chi prende stipendi di tutto rispetto ma non può permettersi queste prese di posizione.

Dunque la “modulazione” dell’enfasi è forse un lusso per pochi. Non lo è per i professionisti che la subiscono perché sono pedine di uno spettacolo molto grande che deve andare avanti in un certo modo, non lo è per chi deve accontentarsi di uno sport finto che è decisamente troppo subordinato alle vere ansie della vita ed è un popolo fin troppo vasto (io lo chiamo il popolo degli sportivi con il telefonino acceso anche durante l’allenamento…), può esserlo per chi, pur non essendo un professionista può dare la giusta importanza ad uno sport che anche se non risolve i problemi esistenziali può davvero spostare l’attenzione in modo autentico in alcune ore della giornata per far riposare la psiche.

Lo sport professionistico è quello che a lungo andare ti fa andare dallo psicologo se non impari a regolare più che bene le tue emozioni. Lo sport dilettantistico, se fatto bene, è quello che ti evita di andare dallo psicologo perché è divertente e ti aiuta ad inquadrare i veri problemi della vita, senza snobbarli ma riuscendo a confinarli per fare in modo che non ci guastino l’esistenza. Fare sport come si deve in questa società non è egoismo ma un atto di responsabile autodifesa nei confronti della società tritatutto.

Atto indubbiamente rivoluzionario e controcorrente perché se tutti la pensassero così questa società non potrebbe stare in piedi. Io ho la presunzione di pensare che ne esisterebbe una migliore dove il danaro condiziona meno l’esistenza di tutti e le patrie non sono più fondate sul lavoro ma sulla solidarietà sociale.