Generalmente c’è un approccio di tipo dicotomico allo sport nell’età verso i vent’anni. Alcuni ragazzi aumentano in modo esponenziale l’impegno verso l’attività sportiva nel tentativo di arrivare a risultati di valore assoluto, altri, e purtroppo sono la maggior parte, abbandonano l’attività agonistica, iniziano ad andare in palestra o a praticare altri sport in modo saltuario con un impegno che è quello tipico dei quarantenni più che di un atleta all’inizio dell’età del massimo rendimento quale dovrebbe essere un ventenne.
Una terza via, razionale quanto utopistica, purtroppo non è battuta e sarebbe quella molto semplice di continuare la propria attività sportiva compatibilmente con i propri impegni di lavoro, di studio e di altro tipo continuando a competere anche se non ad alti livelli.
Complice di questa “non scelta” purtroppo è la struttura della gran parte delle federazioni sportive che puntano esplicitamente a costruire il campione ma si occupano un po’ troppo poco degli atleti di seconda schiera, di quegli atleti che si è già capito che al vertice della disciplina sportiva probabilmente non ci andranno mai.
Da un punto di vista della profilassi sanitaria perseguire questa terza via sarebbe decisamente utile e raccomandabile, certamente di più di quanto possa essere mettere il 100% delle energie su un’attività di vertice molto spesso esasperata e certamente molto più di quanto possa essere avere un atteggiamento di tipo amatoriale verso l’attività fisica in un età nella quale il fisico è strutturato per ottenere prestazioni tutt’altro che amatoriali ed anche da un punto di vista emotivo c’è bisogno di un certo tipo di stimoli per non impigrirsi precocemente.
Da un punto di vista organizzativo pertanto sarebbe importante che lo sport fosse strutturato in modo più capillare soprattutto per quanto riguarda l’aspetto agonistico riferito agli atleti di secondo livello. Questo tipo di attività dovrebbe essere incentivata escogitando soluzioni specificamente indirizzate a questo tipo di atleti e pertanto con impegni agonistici a carattere provinciale o comunque in sedi non troppo distanti rispetto al normale luogo di effettuazione dell’attività di questi giovani.
Mentre l’atleta di alto livello ci sta ad a andare a gareggiare molto distante da casa ed anzi cerca un certo tipo di competizioni sempre più stimolanti, l’atleta di seconda schiera cerca competizioni non troppo distanti da casa e preferisce sfidarsi con i “soliti noti”, colleghi di pari livello senza dover andare in cerca di rivali sempre più performanti.
Ovviamente una grande attenzione verso questo tipo di sport non ha effetti diretti sul numero di medaglie che si possono vincere in campo internazionale in una certa disciplina ma può, a lungo andare, avere ricadute positive sul livello medio di salute dei giovani pure con la possibilità di risparmiare qualcosa sull’assistenza sanitaria e questo andrebbe a compensare il surpluss di spesa necessario per sostenere l’attività evidentemente non sostenuta dagli sponsor che sono interessati essenzialmente all’attività di alto livello.
Dire che tutto ciò dipende da un certo approccio culturale è anche vero ma a promuovere un nuovo tipo di cultura sportiva potrebbe essere proprio le singole federazioni stesse che, almeno in parte, possono avere interesse ad avere un incremento del numero dei tesserati.
Un nuovo problema potrebbe essere l’esigenza della creazione di nuove strutture sportive e quello è un problema essenzialmente di tipo politico.
E’ indubbiamente una scelta di tipo politico decidere di investire danaro in strutture sportive o piuttosto in strade a scorrimento veloce. Per la salute la prima scelta è certamente vincente, per il nostro sistema economico incentrato sull’iperproduzione è più importante la seconda. Queste scelte vengono generalmente calate dall’alto e l’unica possibilità che ha il cittadino è sostenere politicamente personaggi in controtendenza che vogliano proporre nuove linee politiche. Quando mi accusano di fare politica su questo sito forse non hanno nemmeno tutti i torti. Il problema è che non so assolutamente che indicazioni politiche dare perché l’ideologia del mantenimento del sistema economico è trasversale a tutti i partiti e non esistono ideologie alternative. Pertanto il problema non è della scelta di un partito piuttosto che di un altro ma probabilmente di un nuovo modo di fare politica che riguardi la vita di tutti i giorni più che la sola delega politica quando si va alle urne che pare non sortire effetti decisivi. Non è un incitamento all’anarchia, tutt’altro, piuttosto è un ammonimento a non accontentarsi di quanto passa il convento e a darsi da fare in modo concreto perché qualcosa di diverso possa accadere.