LA PRIMA PALESTRA E’ LA STRADA

In un concetto di attività motoria per la salute molto spesso il deficit di attività motoria è più di tipo quantitativo che di tipo qualitativo. Al contrario, nel raro caso opposto, quando l’attività motoria è “troppa” il problema è di tipo qualitativo anziché quantitativo nel senso che l’atleta di alto livello che è costretto ad allenarsi tantissimo non riesce a selezionare le corrette “qualità” di carico idonee a farlo progredire salvaguardando nel contempo tutti i parametri di salute del suo delicato organismo.

Per certi versi è molto più facile indovinare i carichi per chi si muove poco che non per chi si muove molto. Paradossale, ma non molto distante dal vero, affermare che l’atleta di alto livello è un aggeggio molto sofisticato con il quale è molto facile sbagliare e dove il minimo sbaglio può turbare una lunga serie di delicati equilibri.

Proseguendo in questo banale ragionamento, al sedentario cronico che non sa da che parte cominciare, essenzialmente per pigrizia più che per cose molto particolari, si potrebbe pure dire: “Muoviti, fai pure qualsiasi cosa, basta che ti muovi”, e questo è anche un po’ il senso di alcuni miei articoli criticabilissimi, forse superficiali, che però hanno un obiettivo ben preciso che è quello di far capire come fra il muoversi un po’ con una certa abitudine e l’abbandonarsi ad una sedentarietà “sfrenata” ci sia un abisso.

La frase magica dei sedentari cronici è “… domani mi iscrivo in palestra.” Viene identificata la risoluzione del problema sedentarietà con “l’idea” di iscriversi in palestra. Ora, se la palestra è a tre chilometri da casa tua e ti ci vai ad iscrivere tutti i giorni e ci vai a piedi, mi sta benissimo. Puoi pure andare ad iscriverti in palestra tutti i giorni che così, tre di andata e tre di ritorno, ti fai sei chilometri al giorno di cammino. Ma se ad iscriverti in palestra ci vai in auto puoi anche iscriverti in palestra due volte al giorno che non serve a niente. Non è l’atto dell’iscriversi in palestra che ti cambia la vita ma quello di andare a farci attività motoria e, non solo, grazie a quello riconsiderare tutta l’attività motoria che svolgi durante le 168 ore della settimana. Per assurdo se anche ti iscrivi in palestra e ci vai regolarmente due volte alla settimana (ed è già qualcosa perché tanti si iscrivono e basta, senza andarci, come se l’iscrizione fosse già la risoluzione del problema…) potresti non aver risolto i tuoi problemi di sedentarietà. La palestra è certamente utilissima per tanti motivi ed in palestra puoi proprio imparare le cose fondamentali per muoverti di più e meglio ma il vero polpettone della tua attività fisica si decide di più nelle 166 ore restanti della settimana che non in quelle due che passi in palestra. In palestra affronti un discorso “qualitativo” dell’attività motoria che è molto importante, fuori dalla palestra costruisci un carico “quantitativo” di attività motoria che è fondamentale per il tuo bilancio totale del movimento.

Quando affermo che la prima palestra è la strada intendo dire che un cambio di abitudine negli spostamenti cittadini come mettersi ad utilizzare la bici anziché l’auto oppure l’autobus ed il cammino, sempre con l’intento di usare meno l’auto, può andare a pesare in termini di salute molto  di più di quanto si riesca a fare prendendo l’abitudine di fare una certa attività fisica organizzata un paio di volte alla settimana. Il perché è presto spiegato: è essenzialmente un fatto quantitativo nel senso che se lasci l’auto in garage questa è una cosa che puoi fare praticamente quasi tutti i giorni e pure più volte al giorno. Per ovvi problemi di tempo tale atteggiamento non è riproponibile con qualsiasi attività organizzata sia essa il frequentare la palestra o l’andare a giocare a calcetto o uscire con le amiche a fare jogging. In termini di quantità si può arrivare a dei clamorosi “cammino batte calcetto 7 a 1″. Sette a uno è veramente un risultato schiacciante. E come può accadere? Può accadere perché per chi non si muove molto la quantità di ore dedicate ad una qualsiasi attività fisica è determinante e così 7 ore di cammino per settimana, che per chi usa poco l’auto sono una cosa normalissima, sono decisamente più utili di una partita di calcetto che, anche se molto più divertente e faticosa, non riesce certamente a soddisfare il fabbisogno di attività motoria di un qualsiasi individuo anche sano ed in perfette condizioni fisiche. L’ideale sarebbe poter fare una partita di calcetto tutte le sere. Non lo metto in dubbio. Un tempo, da ragazzini, ci facevamo tre o quattro ore di attività fisica tutti i giorni e stavamo decisamente bene, non avevamo bisogno di inventarci qualcosa per camminare di più e tanto meno di iscriverci in palestra.

Che la prima palestra è la strada lo dico anche per i ragazzini di oggi che hanno molte più attività organizzate di un tempo ma sono quasi tutti ai limiti della sedentarietà per il semplice fatto che hanno perso la strada. Hanno barattato 20-25 ore di attività fisica “sregolata” alla settimana per 2-4 ore di attività sportiva spesso un po’ troppo regolata. Purtroppo questo “baratto” non l’hanno scelto loro ma glielo abbiamo imposto noi con i cambiamenti epocali della nostra società. Non l’abbiamo fatto con cattiveria se è vero che altro danno l’abbiamo portato a noi stessi facendo la stessa cosa con le nostre abitudini di movimento. Praticamente l’attività più normale che ci sia, che è muoversi, l’abbiamo confinata dentro una gabbia di regole che di fatto hanno portato a comprimerla in orari inaccettabili. Per la maggior parte degli adulti (ma anche dei giovani e dei ragazzini…) il problema non è “come” si muovono ma “quanto poco” si muovono.

Questo non è avvenuto per colpa di nessuno, è inutile dare colpe assurde e che non servono ad affrontare la questione, però pian piano ci stiamo accorgendo che ciò è avvenuto e che lo smarrimento della strada quale primo luogo del nostro movimento è stato un vero e proprio disastro. Le strade sono progettate per le auto, i camion, le moto e ci devono stare pure i pedoni e le biciclette. Se questi non ci stanno più perché le strade sono a scorrimento troppo veloce allora va progettata una rete esclusiva di strade per pedoni e biciclette perché muoversi a piedi ed in bicicletta è ancora più importante che muoversi con gli altri mezzi, scoperta del ventunesimo secolo…