Soprattutto nella pericolosissima fascia di età fra i 20 ed i 25 anni (pericolosa perchè è in questa fascia di età che spesso cala drammaticamente la quantità di attività fisica svolta regolarmente) sento molti giovani dire, rispondendo alla domanda sulla pratica del loro sport: “Ah, adesso faccio palestra…” Alché a me viene da replicare: “Ma sei diventato geometra?” Perchè se “fai” palestra a me viene da pensare che sei geometra e che in questo arduo compito dovrai pure essere supportato dalla collaborazione di un ingegnere che ti fa i calcoli altrimenti la palestra sarà bella ma rischia di non stare in piedi. Invece niente di tutto ciò, loro dicono “faccio” palestra con lo stesso stile con il quale si dice “faccio” basket, “faccio” pallavolo o “faccio” atletica (strano che gli italiani con riferimento al calcio, invece di dire “faccio” calcio, dicano “gioco” a calcio e questo ti fa capire che gli italiani sono geneticamente dei calciatori perché in realtà in tutti gli sport si gioca). Ma la palestra non è uno sport ma un luogo dove si vanno a svolgere delle esercitazioni per mettersi nella condizione di praticare meglio uno sport, con finalità ben precise. Essenzialmente in palestra si pone rimedio ad alcune lacune muscolari che limitano l’attività sportiva, ma poi l’attività sportiva vera e propria ha dei connotati ben precisi che sono quelli che richiedono una certa preparazione tecnica ed un addestramento specifico che sono decisivi per migliorare il rendimento in quello specifico sport ben più che quanto si fa in palestra. Per dire un discobolo può anche andare in palestra per migliorare il tono muscolare di alcuni distretti muscolari importanti nell’azione di lancio ma poi se non va in pedana a lanciare col cavolo che migliora.
Succede che molti facciano palestra perché “non hanno più tempo” per praticare sport e parallelamente “non si vedono bene allo specchio”.
Sul “Non ho più tempo” ci ho speso fiumi di parole criticando in lungo ed in largo questa società che non ti lascia più il tempo per vivere ma ti obbliga a produrre sempre di più.
Sul “Non mi vedo bene allo specchio” mi tocca citare uno spot di una nota catena di supermercati che nello spot presenta una signora con problemi esistenziali che dice allo psicologo che “non sa se gli conviene una certa cosa”. Lo psicologo afferra il concetto di convenienza e consiglia alla signora di andare nei supermercati della nota catena di distribuzione e, ovviamente, la signora ne esce tutta felice perché ha trovato risposta ai suoi problemi esistenziali.
Tutta questa premessa per dire che se uno non si vede allo specchio io non lo mando in palestra ma dallo psicologo. Se poi lo psicologo ti manda al supermercato quelli sono misteri dei nostri tempi.
La qualità di una certa preparazione fisica si vede anche dal basso impatto a livello fisico delle esercitazioni somministrate. Una preparazione che implica importanti adattamenti strutturali va sempre vista con un certo sospetto. Praticamente l’imperativo volendo lavorare con una certa qualità è quello di “cambiare meno pezzi possibile” come fa un bravo e coscienzioso meccanico quando lavora con la nostra auto. Molti ragazzi invece vanno in palesta proprio con l’obiettivo di cambiare il proprio fisico anche se a livello di capacità questa cosa magari non comporta l’incremento di nessuna abilità particolare.
E allora è per quello che, un po’ polemicamente, a me viene da mandarli dallo psicologo. Non si cambia il proprio fisico per correre dietro alle mode e l’accettazione del proprio fisico è un’ importante questione di psicologia. Però siamo nell’era del “fotosciocc” o come cavolo si scrive che grazie al computer da una foto reale si passa ad una foto ritoccata secondo improbabili modelli di riferimento e da questo si passa benissimo alla palestra che ti ritocca secondo quei modelli.
Io penso che i problemi del nostro tempo siano stati causati, oltre che da televisioni e telefonini, da tre cose devastanti: la rivoluzione industriale che ormai è ben datata e radicata e non ha nessuna intenzione di tornare indietro (si negano pure i cambiamenti climatici per continuare a supportarla) e poi, in tempi un po’ più recenti, le “schede di palestra” e le diete dimagranti.
Quando ho deciso di chiamarmi “personal trainer gratuito” non ho intuito che mi sarei lasciato in pasto ad una marea di domande su “schede di palestra” e diete dimagranti. Sulle diete dimagranti mi basta rispondere che non sono un nutrizionista e non invidio i nutrizionisti ai quali la gente si rivolge più che per mangiare bene essenzialmente per dimagrire. Sulle schede di palestra dico che sono la follia del nostro tempo… un po’ conseguenza della rivoluzione industriale dove per produrre di più si lavora in catena con lo stampino.
Qui c’è un esercito di ragazzi che “non ha più tempo” di fare sport (e questo è il vero dramma) e vanno in palesta a farsi fare la “scheda” da un instruttore al quale il fatto che tu abbia mollato lo sport anzitempo non gliene frega proprio niente, anzi è quasi contento, e si presta al triste e moderno giochino della scheda da palestra per fare in modo che almeno da un punto di vista estetico non si capisca che tu hai smesso di praticare sport.
Lo sport non è “fare palestra” ed io invito tutti i giovani a pensare seriamente perché non riescono a trovare tempo per continuare a praticare il loro splendido sport invece che chiudersi in palestra a far finta di fare sport. Molti vanno in palestra anche per curare le relazioni sociali. Per quello io consiglierei la discoteca anche se è vero che tutto sommato si riesce a parlare meglio in palestra che in discoteca. Ma allora io dico che le relazioni sociali si possono coltivare benissimo anche nello sport e se avete trovato un allenatore che non vi lascia nemmeno il tempo di parlare quando praticate sport allora la colpa è dell’allenatore che non ha messo in conto tutte le vostre esigenze.
Come sempre, la colpa è dell’allenatore, ma non ditemi che “fare palestra” e come praticare uno sport.