A scuola si studia la storia fermandosi nel momento più importante che è quello che ci avvicina all’attualità. Sappiamo molte cose delle guerre puniche, ne sappiamo un po’ meno di ciò che è successo nelle guerre mondiali perchè tutto sommato non è passato abbastanza tempo per poterle vedere in un certo modo, ne sappiamo ancora meno del G8 di Genova che pur avendo un’ importanza infinitamente più bassa di quella delle guerre mondiali spiega l’attualità forse ancora meglio di quanto la possano spiegare le guerre.
A scuola non si studia la storia dei nostri giorni che è quella che può aiutarci di più a capire cosa sta succedendo. In ogni caso che si conosca o meno la storia, vicina o remota che sia, la storia continuiamo a farla e questa è una cosa che è importante capire altrimenti pare che viviamo un tempo che è già stato scritto.
Il nostro atteggiamento, che sia di rassegnazione, di menefreghismo. di distaccato rilassamento è comunque un atteggiamento che determina la storia e la disegna in un modo che tutto sommato è meno prevedibile di quanto si possa pensare.
Probabilmente la prima cosa che ci dovrebbero insegnare a scuola è proprio che noi siamo protagonisti del nostro tempo e siamo proprio noi a scriverlo. E’ una cosa un po’ scomoda da insegnare perché i giovani sono piuttosto stufi di questa scuola e se capiscono che sono loro a tollerarla, sono loro ad appoggiarla nella sua immobilità, forse cambiano idea e diventano dei giovani scomodi come già ce ne sono stati in epoche purtroppo ormai non più recenti. Forse la sensazione di vivere un tempo già scritto ci fa vivere in un modo più obbediente e tollerante, però non si può dire che questo modo ci tenga distante dallo stress. tutt’altro, è proprio la sensazione di non poter cambiare nulla a creare stress perché porta a subire le varie situazioni più che a crearle con consapevolezza.
Diciamo che non ci rendiamo conto che senza il nostro assenso il mondo non può andare avanti così e questo purtroppo non accade solo nella scuola ma continua ad accadere poi per tutto il resto della vita manco che la scuola fosse stata la prima palestra di adeguamento, il primo istituto nel quale allenarsi ad abbedire appunto.
Cediamo al ricatto del “così fan tutti” perchè siamo indottrinati a pensare che funzioniamo solo come collettività che si deve accordare su certe cose per fare delle richieste.
Anche quando accettiamo di dare molta importanza al danaro lo facciamo appoggiando certe scelte di vita. Sul danaro siamo tutti molto ricattabili: chi ne ha poco perché ne ha poco e senza quello non mangia, chi ne ha tanto perché avendone tanto può permettersi un tenore di vita che deve essere modificato nel momento in cui si trova con meno danaro.
In realtà a fare la storia sono stati i singoli più che i gruppi ed in paritcolare le idee dei singoli che pian piano si sono trasformate in rivoluzioni, in cambiamenti epocali.
Così io, che ho vissuto una storia accompagnata da una scuola che pareva e pare ancora di un altro tempo, sono a sognare che fra milioni di giovani ce ne sia uno che ha l’intuizione di entrare nel futuro. Girare la frittata facendo in modo che invece di essere i vecchi ad indicare strada ai giovani con tutti i sistemi e le sovrastrutture dei vecchi, siano i giovani ad indicare la strada ai vecchi.
Nello sport le seconde schiere reggono il palco ai campioni e così come loro sono fondamentali per sorreggere questo sport che non starebbe in piedi solo con i campioni e senza comparse, in tutti gli ambiti è l’ultima ruota del carro che sostiene tutto e senza la collaborazione della quale anche i grandi capi sono costretti a rivedere i progetti. La storia probabilmente viene disegnata dai grandi architetti ma alla fine viene scritta con il lavoro della bassa manovalanza che è bassa solo a parole perché nella sostanza vale più di chi comanda. Nel famoso monito “Armiamoci e partite” c’è a monte un progetto un po’ bislacco di qualche incantatore di folle ma se poi non ci si arma e non si parte necessariamente la storia viene scritta in modo diverso.
Mi auguro che i giovani acquisiscano questa consapevolezza e anche se a scuola non gli vengono forniti gli strumenti per pensare ad una storia un po’ diversa, si rendano conto che comunque la storia la scrivono loro e non può scriverla chi ormai la storia ce l’ha solo alle spalle.