E’ mancato, nei giorni scorsi, Gianmario Perbellini, splendido organizzatore, del Trofeo “Albino Pighi”, gara podistica di livello nazionale che si disputava a Verona negli anni ’70 e ’80.
Gianmario era mio amico e ricordo quando ci veniva a predere in palestra d’inverno per portarci fuori a correre. Ero ragazzino, avevo 14 anni e negli orari serali non era divertente andare a correre da soli nell’oscurità. I campi sportivi (sto parlando della fine degli anni ’70) non erano già illuminati come adesso e pertanto anche all’interno del campo sportivo non è che la faccenda fosse molto più divertente per chi doveva correre per un tot. di chilometri.
Così Gianmario faceva il gruppo dei ragazzini che si allenavano di sera.
Lo ricordo, qualche anno più tardi, a commentare lo scenario della gara organizzata da lui e poi, in tempi successivi, anche la fine di tale competizione perché ormai gli ingaggi degli atleti erano aumentati in modo esponenziale ed impossibile da sostenere per chi non fosse un grande sponsor. Il suo sponsor era la signora Elda, figlia dell’olimpionico Albino, diventata in seguito (il mondo è piccolo) mia allieva nei corsi di ginnastica per la terza età.
Ebbene, in questo fiume di ricordi, la cosa che mi balza evidente è come un certo clima, un certo stile di quell’atletica fosse decisamente diverso da quello di adesso. Non sto criticando la gestione dell’atletica di adesso, governata dal presidente Stefano Mei che non ho visto male in questi anni anche se non si è favorita molto l’attività provinciale ed il presidente stesso non è riuscito a aiutare la squadre cosiddette “civili” come si era proposto all’inizio del suo mandato.
Obiettivamente l’atletica italiana è un po’ ostaggio delle squadre militari ed il suo presidente non può evitare di dover fare i conti con queste.
Ma nello stile dell’atletica attuale ci sta anche un diverso atteggiamento dei gruppi sportivi militari che calcano un po’ il segno su quanto avvenuto per esempio con la fine del mitico Trofeo “Albino Pighi”. Un tempo, pur con mille vantaggi in più, gli atleti in forza alle squadre militari si degnavano di gareggiare nelle gare dei comuni mortali, le cosiddette gare provinciali. Così accadeva che un pirla come il sottoscritto si trovasse a gareggiare nella stessa competizione dove si misuravano atleti di vertice ai primi posti delle graduatorie nazionali ed ingaggiati per questo dalle squadre militari.
Insomma la spaccatura insanabile che si è verificata a livello di competizioni tipo il Trofeo Albino Pighi, dove con i soldi dell’ingaggio di un solo atleta di vertice di adesso, allora ci organizzavi un’intera competizione di livello nazionale con i migliori atleti italiani provenienti da tutte le regioni è stata confermata ed amplificata dalle abitudini degli atleti delle squadre militari che hanno preso a snobbare le competizioni di secondo livello. Senza colpevolizzare nessuno, probabilmente nemmeno per colpa loro, perché obiettivamente il livello delle squadre civili si è un po’ abbassato ed il fatto che il mio record sociale sugli 800 metri, ottenuto ovviamente in una squadra civile, duri da oltre 40 anni è un sintomo di tutto ciò. Complici tanti fattori, adesso esiste un’atletica di serie “A” ed un’atletica di serie “B” e difficilmente l’atleta di seconda schiera si trova a gareggiare assieme ad i numeri uno.
Si dirà che questa è la normalità delle cose e che questo accade in tutti gli altri sport.
Ma, essenzialmente, in queste note dove ricordo il mio amico Gianmario, sono a celebrare con nostagia un tipo di atletica fantastica che forse non potrà più tornare.
I tempi sono cambiati, l’abbandono della pratica sportiva in età precoce ha dilagato ed è la vera piaga del nostro sport a tutti i livelli. Non si possono costringere gli atleti dei gruppi sportivi militari a gareggiare ancora in competizioni che per loro non sono più stimolanti però… piuttosto che tante prediche nelle scuole di fronte a studenti assonnati e sovraccarichi di compiti la via da seguire sarebbe proprio quella. L’atletica del Trofeo Albino Pighi era un’atletica decisamente di serie A e riusciva a sponsorizzarla la signora Elda grazie al lavoro del grande Gianmario. Se vogliamo far crescere ulteriormente il nostro sport sono queste le cose da riprendere a da tentare di far rivivere perché lo sport di vertice non sia uno sport solo per la televisione ma sia da sprone a tutti i ragazzi. Pure quelli che hanno sonno quando qualche campione va a fare la predica a scuola.