IL MITO DELLE OLIMPIADI E LO SPORT DI BASE

Quando parlo di Olimpiadi sono un po’ dissacrante e probabilmente (ma anche senza probabilmente…) non sono il soggetto giusto per parlarne.

Le Olimpiadi sono un business colossale e da un punto di vista sportivo hanno un grande significato anche se forse meno importante di quello che vogliono farci credere. Lo sport di base è un business al contrario nel senso che se affrontato come deve essere affrontato è un costo e non un business e da un punto di vista sportivo, sempre se affrontato come deve essere affrontato, ha un significato enorme, molto più rilevante di quello che si possa pensare.

Non sono il soggetto ideale per parlare di Olimpiadi anche perché non ho mai preso parte ad un’Olimpiade e dunque non sono in grado di afferrarne la magia, probabilmente sono uno dei tanti soggetti giusti che possono trattare di sport di base perché l’ho vissuto a fondo come praticante e lo vivo ancora a fondo come soggetto attivo in quanto convinto promotore dello sport di base.

Allora, sempre probabilmente, dovrei umilmente trattare semplicemente di sport di base astenendomi dal fare commenti sullo sport olimpico. Il condizionale è d’obbligo perché poi lo sport olimpico lo vivo come comune cittadino e dunque come spettatore e, per certi versi, anche come personaggio che ne sta ai margini perché vive con persone che giustamente cullano il sogno dello sport olimpico.

E’ in questo senso che mi va di essere un po’ dissacrante senza essere offensivo perché il mio istinto a ridurre l’alone leggendario dello sport olimpico è qualcosa in più di un istinto. Sempre nell’intento di innalzare lo sport di base più che di abbassare quello olimpico io dico che l’alone leggendario se lo merita anche lo sport di base, il contenimento dell’enfasi sullo sport olimpico non è una mossa malvagia ma un correlato di questo atteggiamento dove semplicemente affermo che mentre la leggenda dello sport di vertice è raccontata da un’infinità di cronisti, io mi vanto di essere cronista estemporaneo dello sport tendenzialmente non leggendario.

Arrivo a dire che lo sport Olimpico è leggendario per quanto trainante nei confronti dello sport di base, se nei confronti di questo rischia di essere soffocante allora per conto mio è proprio opportuno ridurre la drammatizzazione dello sport televisivo e coltivare un sano senso dell’umorismo per poterci scherzare su.

Perché scherzare sullo sport olimpico e non su quello di base che per certi versi può essere molto più leggero e territorio più idoneo allo spirito leggero e scanzonato? Perché il settore dove l’abbandono della pratica sportiva precoce e brutale è più frequente è proprio questo e su questa cosa c’è poco da scherzarci su perché è una cosa drammatica per lo stato di salute della popolazione comune. La più atroce delle sconfitte olimpiche anche se può causare grave danno economico per l’atleta che la patisce può essere anche ininfluente sulla possibilità di proseguire la pratica sportiva e se l’atleta non ha la forza di sollevarsi da quella delusione si può ben dire che moltissimi attori dello sport sono alle prese con problemi ben più seri.

Dunque è giusto avere una sana leggerezza ed un bel senso dell’umorismo anche nei confronti dello sport di base anche se è una cosa terribilmente importante ma è anche lecito coltivare una buona dose di umorismo verso lo sport televisivo dove a volte la drammatizzazione è grottesca e l’approccio dei cronisti professionisti è semplicemente patetico e ridicolo senza bisogno alcuno di fare satira e caricatura di questo.

Ben vengano le medaglie ed i gesti altamente spettacolari degli atleti di vertice, io dico che l’impresa sportiva a tutto tondo si può vedere anche nei campi sportivi di periferia, basta saperla leggere e che quell’impresa sportiva sfoci in un qualcosa che può portare alla leggenda olimpica o meno non conta poi tanto perché è leggenda pure quella nella sua concretezza a monte dell’approdo olimpico.

Pertanto ad ognuno il suo mestiere, per commentare l’impresa olimpica è giusto ascoltare il cronista professionista che ne sa percepire tutti i dettagli, per capire l’impresa dello sportivo comune forse è meglio ascoltare soggetti come il sottoscritto e tanti altri che ne sappiamo cogliere le sfumature e decifrare il significato. Inutile dire chi sia più importante ma un dato è certo, mentre loro sono alcune migliaia noi siamo svariati milioni e pertanto non si può pensare che l’attenzione vada solo in una direzione.

Il numero uno ed il numero 1.476.352 di una certa disciplina per certi versi fanno la stessa cosa, è una cosa seria per entrambi, se vogliamo ridere, senza offendere nessuno, si può ridere sia sull’uno che sull’altro. Personalmente mi fa un po’ ridere quando il numero uno drammatizza come se avesse perso il lavoro perché ha commesso un errore banalissimo nell’esercizio della sua professione e se penso che ci sono milioni di persone che partecipano a quel dramma drammatizzando ulteriormente davanti ad una televisione mi viene ancora più da ridere. D’altro canto non rido per niente quando qualcuno si fa del male perché la salute è importante per tutti. Il risultato invece, sarò completamente scemo, ma può essere assurdamente più importante per il numero 1.476.352 che per il numero uno che come risultati è già messo benino…