IL MEZZO BICCHIERE PIENO E QUELLO VUOTO

Con il mezzo bicchiere pieno e quello vuoto nello sport ci abbiamo spesso a che fare, praticamente tutti i giorni. L’atleta è mediamente un po’ sopra oppure un po’ sotto al suo livello standard, talvolta proprio in linea con quello.

Si dirà che è una questione di ottimismo e l’ottimista accetta di buon grado il mezzo bicchiere vuoto vedendo soprattutto il mezzo pieno. Io dico che è anche una questione metodologica dove c’è poco da preoccuparsi perché statisticamente è un po’ come il rosso o il nero al casinò anzi meglio nel senso che qui non dobbiamo foraggiare il banco e pertanto lo zero (il verde) non esce proprio mai.

Il processo di adattamento, sia fisico che nervoso non segue un percorso lineare e pertanto non possiamo sperare in una continuità assoluta degli adattamenti conseguenti all’allenamento. Vero è che nel lungo periodo ci attendiamo che questi siano tangibili e concretamente documentabili, come è vero che tendiamo istintivamente e normalmente ad avere un po’ fretta in questo controllo.

Se siamo abbastanza convinti che nel lungo periodo tutto funzioni allora siamo poco ansiosi nel verificare continuamente l’entità dei miglioramenti, altrimenti finiamo per essere come in quella barzelletta del personaggio che chiedeva all’amico di controllare se la freccia dell’automobile funzionava e questi che rispondeva “Adesso sì, adesso no…”

Tornando all’esempio del casinò il fatto che non esista lo zero è determinante perché è quello che ci da la garanzia che provando tante volte non andiamo in perdita. In realtà non è proprio del tutto così e questa cosa può essere ritenuta vera soprattutto nell’età della crescita e in quella del massimo rendimento, poi quando inizia la fase calante del rendimento fisico siamo costretti a fare i conti con un numero tale di uscite del “colore sbagliato” che è inevitabilmente superiore a quello dello uscite del colore vincente.

Ma il mezzo bicchiere pieno si può vedere anche lì nel senso che se da giovani il miglioramento dei risultati è cosa quasi scontata e più frequente, da meno giovani questa cosa non è più così frequente e proprio per questo quando si verifica porta a livelli di gratificazione ancora superiori.

Insomma un atteggiamento abbastanza coerente nei confronti del risultati sportivi ci porta a valutarli con un minimo di distacco nel senso che sono gli uni funzionali agli altri in un processo di lungo periodo che dobbiamo essere in grado di manovrare con oculatezza. Addirittura in programmazioni piuttosto dettagliate e forse anche un po’ rigide si va a prevedere preventivamente un andamento non lineare degli adattamenti tentando di somministrare carichi di allenamento opportunamente ondulati.

Diciamo che la variabile indipendente è l’entità dei miglioramenti e le modalità con cui questi si concretizzano, la variabile dipendente invece è il nostro atteggiamento in conseguenza del manifestarsi di questi.

Non è che possiamo decidere di vedere costantemente il mezzo bicchiere pieno piuttosto che quello vuoto ma possiamo prendere consapevolezza che nel continuo verificarsi di questa situazione se proseguiamo con l’attività sportiva la tendenza è ad un miglioramento che tende a manifestarsi fino attorno ai 30-35 anni se troviamo il tempo per praticare sport come si deve. Poi la grande consolazione è che anche se i miglioramenti sono finiti ed anzi inizia la lunga (ci si augura lunga…) era dei peggioramenti questa è molto più dolce e meno traumatica in chi continua a fare sport rispetto a chi smette del tutto che patisce cali della condizione fisica piuttosto paurosi.

Il famoso business delle palestre private si inserisce alla grande in questo contesto socio culturale laddove c’è il malvezzo di mollare l’attività sportiva troppo precocemente prestando il fianco a cedimenti della condizione fisica piuttosto gravi ed improvvisi. Grazie ai funambolici piani di preparazione fisica formulati dalle palestre private si pone un freno a questo scempio che andrebbe evitato semplicemente continuando la pratica sportiva in modo molto razionale. Purtroppo in questa visione distorta del mezzo bicchiere pieno e di quello vuoto vediamo il mezzo bicchiere vuoto nell’attività sportiva che non ci vede vincenti come i grandi campioni ed il mezzo bicchiere pieno nella standardizzata attività di palestra che ci evita il tracollo fisico.

Come sempre c’è un contesto culturale con il quale fare i conti opportunamente condizionato da chi vuol far girare le cose in un certo modo. Aprire gli occhi non è un lusso per molti, ci si augura che, per contagio, possa diventarlo per un numero sempre maggiore di sportivi autentici che non si fanno abbindolare dal mercato.