I CAMMINATORI DI CESENA

I camminatori di Cesena sono una delle mie speranze. Sembra un po’ come un titolo di una favola tipo “I musicanti di Brema”. Questi sono i “Camminatori di Cesena” e per fortuna non sono quattro come i Musicanti di Brema ma più di mille (mille fecero l’Italia, questi dicono che abbiamo toccato quota duemila bastano per rifare l’Italia dell’attività motoria) ma, come i Musicanti di Brema, sono ben variegati nelle loro tinte e nelle loro individualità e questa, riferita all’attività motoria, è una cosa importantissima perché il buon “concerto” può venire fuori solo se suonano strumenti diversi e non tutti lo stesso strumento.

Nella mia città (Verona) ho inventato le “Sette Camminate Serali di Giugno”. Le sto portando in tre quartieri e spero che decollino perché ho assolutamente bisogno di collaboratori se voglio che l’iniziativa possa essere estesa in un futuro non troppo lontano anche ad altri quartieri della città.

Difficile che trovi collaboratori gratis, potrei avere la collaborazione di qualche studente di Scienze Motorie ma forse, per avere questa, è pure il periodo sbagliato. In ogni caso per tenere su una baracca che merita di essere un po’ più strutturata occorrerà un minimo di supporto finanziario o da parte di qualche sponsor o da parte degli Enti Pubblici. Se fossi ricco lo sponsor lo farei io. Non lo sono, posso metterci solo tutta la buona volontà ed il tempo che trovo per tentare di lanciare nel modo più efficace l’iniziativa.

Io ragionando forse un po’ troppo in grande, da megalomane, dico sempre che queste sono scelte politiche. Sono iniziative per lo più individuali, come la mia, ma se non sono contestualizzate in una programmazione ad ampio respiro che preveda degli interventi articolati su tutto il territorio rischiano di non incidere sul tessuto sociale, sulle abitudini di movimento dei cittadini.

Sono le camminate come a Cesena, come nel mio piccolo sto tentando di fare a Verona (e non sono il solo, perché a vario titolo altri volontari organizzano gruppi di cammino sparsi per la città), ma sono anche altre scelte come quella di poter far svolgere attività in palestre pubbliche senza grossi problemi, la possibilità di offrire un numero di piscine adeguato al numero dei potenziali utenti. Non da ultimo la possibilità di fornire gratuitamente assistenza tecnica per chi decide di mettersi con buone intenzioni a praticare un’attività motoria sistematica ma non ha più l’età per essere consigliato dall’insegnante di educazione fisica di scuola, non ha ancora quella per poter accedere ai corsi di ginnastica organizzati a basso prezzo dalle strutture pubbliche per la terza età e non ha i soldi per potersi pagare l’abbonamento ad una struttura privata.

Sul mio sito, sfidando chi mi dice che continuo ad andare “fuori tema”, ho scritto addirittura un articolo sulle strisce pedonali e sono convinto che anche lì ci siano scelte politiche che poi vanno influenzare la possibilità di diffondere l’attività motoria di prevenzione in una città.

In una città dove riesci ad attraversare sulle strisce pedonali con buone possibilità di sopravvivenza e puoi sperare di tornare a casa sano e salvo anche se ti porti dietro un borsellino sei certamente incentivato a muoverti di più. A quel punto il gruppo di cammino resta utile come mezzo di socializzazione ma non è più del tutto necessario come sistema per poter offrire più sicurezza al camminatore. Il camminatore, che sia di Cesena, di Brema o di Verona, sicuro deve esserci comunque, poi se è un solitario andrà da solo se invece cerca la compagnia, perché da solo si annoia, sarà molto bello se potrà trovare un gruppo che si riunisce per camminare in tutti i quartieri della città.

Sempre su questo sito ho scritto spesso di collaborazione dei medici. Ed anche quella è una scelta politica perché i medici devono essere incentivati e messi nelle migliori condizioni per poter diffondere l’attività motoria di base. Gli obblighi di certificazione devono essere indirizzati all’obiettivo di estendere la pratica motoria nei suoi numeri evitando assolutamente di provocare rinunce per disguidi burocratici o maggiori costi a carico dell’utente. Il lusso deve essere quello di chi si ostina a fare il sedentario anche quando l’evidenza scientifica ha dimostrato ampiamente che la sedentarietà è un flagello sociale non quello di chi vuole umilmente accostarsi all’attività fisica di prevenzione. Se proprio dobbiamo rendere obbligatorie delle certificazioni e bisogna farle pagare perché il Sistema Sanitario Nazionale non ci arriva, facciamo in modo che le certificazioni obbligatorie ed a pagamento siano quelle per i sedentari, a meno che i sedentari non possano dimostrare che la loro non è una sedentarietà di comodo ma una sedentarietà “obbligata”.

Al momento attuale i medici sono caricati di responsabilità insostenibili e anche quando viene lasciata loro, in modo molto razionale e lungimirante ampia discrezionalità (come nel caso dei disposti della legge Balduzzi sull’attività motoria per la terza età) interviene qualche cavillo interpretativo a riportare tutto ai tempi della pietra dicendo che “…se hai le mutande rosa devi comunque produrre certificazione scritta…”.

Se manca la volontà politica di diffondere l’attività motoria di base anche una buona legge rischia di essere travisata perché invece di passare il concetto di “diffusione totale” passa il concetto di attenzione alle responsabilità e alle questioni legali. Non riusciamo a superare la fase di comprensione del fatto che il cittadino normale è quello che si muove, non il sedentario. Chi è che ha responsabilità legali sulla sedentarietà del cittadino? Per organizzare le mie camminate serali, che purtroppo non muovono certamente folle oceaniche, io ho dovuto avvisare i Vigili Urbani. Non mi è costato fatica e l’ho fatto volentieri. Ma chi è che si è preso l’onere di avvisare qualche altro ufficio che la maggior parte sono ancora a casa inchiodati sulla poltrona quando potrebbero benissimo alzarsi e poter cominciare a pensare alla loro salute invece che a quella dei personaggi della tv? Manca un ufficio del genere. Per questo tifo per i camminatori di Cesena, quelli che hanno spento la tv in 2000. Gli spot sull’attività motoria non passano in tv. Passano per strada. Se sono poche persone non se ne accorge nessuno, se sono molte possono essere anche più visibili dello spot televisivo, che quasi di sicuro ci sta dicendo che dobbiamo consumare di più. Consumiamo di più… le suole delle scarpe.