Sto tentando di mettere a punto un sistema che faccia tornare i vent’anni più volte, non so se ci riesco.
Nei giorni scorsi ho assistito alle imprese della nazionale under 20 di atletica che ha dominato i campionati europei vincendo il medagliere e dando prova di forza in tutte le discipline. Indubbiamente una nazionale bella da vedere e che ha dato la sensazione di divertirsi. E questa è la cosa più importante perché ha dato talmente la sensazione di divertirsi che a me a fine manifestazione veniva la voglia di mettermi all’opera per fare come loro dando per scontato che il mio tentativo di far tornare i vent’anni più volte sia già riuscito. Non invidio le prestazioni di quella nazionale, indubbiamente spettacolari da vedere, ma lo spirito che mi auguro che non sia assolutamente quello di salvare la Patria. Io spero di non aver preso lucciole per lanterne ma la sensazione è che quel folto gruppo di ragazzi fosse lì per divertirsi, non per salvare la Patria. Insomma, nonostante i miei esperimenti si dice ancora in giro che si vive una volta sola ed è questo che dobbiamo insegnare ai giovani più che a salvare la Patria perché poi se investono troppo tempo per salvare la Patria va a finire che non la salvano per niente e crescono con i rimorsi di aver sprecato il loro tempo.
Dunque divertimento non solo fine a se stesso nel disperato tentativo di divertirsi il più possibile a tutti i costi ma divetimento come consapevole atteggiamento di un’età che deve certamente essere rispettata.
Il giovane può divertirsi salvando certamente la Patria senza aver come obiettivo primario questo che è un’ obiettivo arcaico e non è certamente un indice di educazione ma semmai un triste connotato di mancanza di capacità critica. A vent’anni non si salva la Patria ma ci si diverte in modo consapevole salvando se stessi e dunque in ultima istanza anche la Patria perché la Patria è fatta da una somma di singoli e non da una mandria di bufali indottrinati dall’alto con un unico obiettivo.
Io predico sempre che se ti diverti con lo sport poi arrivano anche i risultati. Pratichi uno sport fatto bene e vissuto in tutte le sfumature, quello sport ti deve servire e ti deve divertire, se succede così sei a buon punto anche se i risultati non arrivano e se succede così molto probabilmente arrivano anche i risultati. Se parti invece con l’idea che i risultati sono fondamentali e devono arrivare a tutti i costi perché devi salvare la Patria e se non riesci a salvare la Patria in quel modo devi salvarla in qualche altro modo, magari iniziando a lavorare come un ossesso poco dopo i diciotto anni come se ci fosse assolutamente bisogno dei tuoi diciotto anni per aumentare i ritmi produttivi, allora parti con il piede sbagliato.
A parte il deficiente del sottoscritto, che prova reinventarsi i vent’anni quando ne ha più del triplo, io spero che ci siano in giro molti giovani che pur non avendo partecipato a quella splendida edizione dei campionati europei under 20 gareggino e pratichino sport con lo spirito dei componenti di quella squadra, perchè non è necessario essere in nazionale per aver la possibilità di divertirsi anche se forse è vero che, con quello spirito, in nazionale ci si diverte ancora di più.
Non ho molto da recriminare su quanto ho fatto nella mia carriera agonistica che forse poteva essere un po’ più lunga e, se proprio devo cercare il pelo nell’uovo, dico che se tornassi indietro (appena messo a punto il sistema lo applico…) qualche eventuale modifica la farei nel senso del “divertimento” nudo e crudo più che nel senso del rigore metodologico.
A tratti, durante la mia carriera agonistica, sono stato anche quello del rigore metodologico nel senso che mi calavo nel ruolo del professionista “non professionista”. Facevo il professionista anche se non lo ero e su quello ci marciavo e mi divertivo e quello era l’importante. Mitica la battuta del grande professor Colle ad un mio compagno di squadra che voleva farmi bere la sera poche ore dopo la conquista del titolo friulano sui 1500 ma alla vigilia di un’ altrettanto importante gara sugli 800 dove eravamo iscritti entrambi. Vedendo la scena il prof. Colle disse al mio collega con un po’ di ironia a forse anche con un po’ di mestizia: “Se tu credi di far bere questo qui (il sottoscritto…) la vigilia della gara ti sbagli di grosso e del personaggio non hai capito proprio nulla.”
Perchè dico anche “mestizla” oltre che ironia. Perchè a volte pareva davvero che io fossi il personaggio granitico che non si concedeva la minima deviazione prima degli impegni agonistici. Ma questa cosa non mi pesava per nulla e faceva parte del mio personaggio nel quale mi calavo invece con entusiasmo ed anche autoironia. Semmai potrei cambiare qualcosa sui pochi momenti nei quali (e purtroppo succede a molti attori) ho rischiato di confondere il sottoscritto con il personaggio che recitavo.
Ed allora, tornando indietro, non berrei certamente qualche birra in più per annegare nell’alcol le gioie agonistiche (c’era anche chi aveva la balla sistematica dopo ogni vittoria…) ma, terrei un po’ più distaccato il personaggio da me stesso nel senso che a tratti, è inutile che di diciamo balle, mi sono sentito un po’ chiamato a salvare la Patria e questa cosa è difficile da spiegare per me perché ch mii ha conosciuto in quegli anni fa fatica a crederla. Praticamente anche se non da ragazzino (impossibile pretenderlo perché ero in ritardo di crescita e di risultati di un certo tipo per me era impossibile parlarne in quel momento) verso i vent’anni o poco più ho capito che oltre che divertirmi con l’atletica potevo ottenere anche qualche risultato significativo. Lì il personaggio si è confuso un po’ con l’atleta vero e forse ho sbagliato nel senso che troverei eccome tutto il tempo che ho trovato per gli allenamenti ma non mi farei quella fretta che mi sono messo addosso. Fretta che io ho attribuito all’ambiente ma conoscendola dovevo domarla. E’ vero, al tempo (ma purtroppo anche adesso) chi non si accasava nella squadre militari doveva un po’ arrabattarsi con i due allenamenti al giorno e faceva fatica a farceli stare facendo una vita comune senza un gruppo militare che ti finanzia alle spalle. Insomma ti arrivava una fretta addosso che era piuttosto contagiosa e quasi fisiologica. L’atleta da due allenamenti al giorno se non era in una squadra militare era una specie di precario che stava giocando su difficili equilibri. Era molto più facile dire che facevo due allenamenti al giorno perché era la mia età punto e basta ma alcuni di quegli allenamenti sono stati condotti davvero con la concentrazione di un professionista.
Pertanto, venendo al sodo, se un giovane al giorno d’oggi mi chiede: “Ma secondo te si può provare a vent’anni anche la carta dei due allenamenti al giorno anche se non si è professionisti a tutti gli effetti?” io rispondo “Sì, a patto che tu ti diverta perché se ti metti la fretta del risultato a tutti i costi allora non ti diverti più e ti pare di lavorare per la Patria invece che per te stesso.”
I vent’anni, al momento, vengono una volta sola ed è proprio per quello che uno deve sentirsi libero di fare scelte anche eccentirche anche se c’è una società dei consumi che preme alle spalle in tutti i modi. Ciononostante, in quelle scelte, uno deve tenere presente che la molla dell’entusiasmo è il motore di tutto e pertanto solo divertendosi si riesce a funzionare con meno stress a assaporando negli aspetti migliori la pratica agonstica.
La conclusione, quasi da spot pubblicitario, è: “Non è la birra in più o in meno a fare la differenza ma lo spirito con il quale affronti la pratica agonistica a renderla più divertente ed afficace, la piena consapevolezza che il risultato non è la cosa più importante deve sempre informare ogni scelta di allenamento.”