FRA PREISTORIA E FUTURO

A parte ogni considerazione filosofica una cosa è proprio certa: siamo sicuramente collocati fra preistoria e futuro. Più che altro si fa un po’ fatica a capire in che preciso punto siamo fra questi due momenti.

Ed allora sì che lì scattano le considerazioni pseudofilosofiche perché per qualcuno siamo ancora fortemente ancorati alla preistoria mentre per altri siamo già lanciati nel futuro.

Tanto per cambiare io ho un mio punto di vista un po’ strano che scinde vari aspetti.

Lo considero nello sport come nella società civile anche perché per conto mio lo sport non è altro che lo specchio della società civile ed è piuttosto difficile che uno vada per una strada e l’altra da un’altra parte.

Inizio proprio dalla società civile dove le mie considerazioni fanno spesso ridere, passo per il cretino del villaggio e la gente non ci prova nemmeno gusto ad insultarmi per passare poi allo sport dove, forse per quei quattro risultati del cavolo che ho ottenuto in gioventù, i miei interlocutori tendono a prendermi sul serio e pertanto sono disposti a darmi dello scemo compiutamente pur di screditare alcune mie teorie che per un certo ambiente dello sport possono risultare pure scomode.

Nella società civile siamo già immersi in una sorta di quarta guerra (la terza è quella dell’informazione e probabilmente è già finita perché la gente si è stufata di farsi prendere in giro dai maghi della finanza…) mondiale che si combatte con la clava come aveva giustamente profetizzato Albert Einstein. Più che altro con i manganelli che sono un po’ una specie di clava. E’ una guerra che si combatte più o meno in tutti gli stati del pianeta, poco pubblicizzata, è una guerra fra poveri supersfruttati che lavorano troppo e ricchi che pur di sfruttare con continuità i poveri lavorano anche più di questi, non gustandosi la vita che potrebbero gustarsi grazie alle loro cospicue risorse finanziarie.

In questa guerra i capi gruppo vengono arrestati ed in certi paesi rischiano di fare una brutta fine, nei paesi più evoluti vengono convinti con le buone a passare dall’altra parte della barricata.

Poi ci sono le guerre televisive che sono finte ma fanno più vittime di quelle vere. Sono finte perché non le vuole nessuno, solo quei quattro criminali che le orchestrano per dare ossigeno al mercato delle armi e per tenere in piedi politiche insostenibili, ma sono guerre che la popolazione non vuole, dalle quali la popolazione non trae nessun beneficio e che servono solo per riempire le tasche di chi le orchestra. Ovviamente i mandanti di queste non vengono perseguitati anche perché se così fosse la classe politica sarebbe continuamente azzerata visto che ne è decisamente responsabile anche se per lo più con un supporto stile “burattino”.

Da questo punto di vista potremmo affermare di essere fortemente ancorati alla preistoria, altro che futuro. Ci sono dei dettagli a complicare la situazione. E’ vero che le guerre popolari sono portate avanti con il manganello (la clava) come quelle preistoriche ma sono soppresse in modo futuribile nel senso che la clava (il manganello) non viene poi usata neanche tanto. Trattando le guerre finte sembrano proprio guerre del futuro con tanto di aggeggi del futuro che sembrano fatti proprio per essere messi su una play station ma purtroppo fanno vittime come e più di quelle della preistoria perché questi aggeggi sparano ed ammazzano davvero non come nella play station.

Allora viviamo in una contraddizione continua che forse è la caratteristica saliente del nostro tempo che non esisteva nella preistoria e forse non ci sarà nemmeno nel futuro. Abbiamo aggeggi del futuro ma ci comportiamo come nella preistoria. E questo vale per le armi che hanno una tecnologia tale (basti pensare all’atomica) per farci capire che non vanno più usate assolutamente ma anche per i sistemi di informazione che dovrebbero essere usati per far vivere bene la gente, senza problemi e pertanto senza far venire voglia della guerra ed invece vengono utilizzati in tutt’altro modo, in modo preistorico per tutelare esclusivamente gli interessi dei potenti mettendo la popolazione comune in un costante stato di disagio che porta ad un’ esigenza di sovvertimento dell’ordine costituito

Nello sport la faccenda è simile perché abbiamo gli strumenti del futuro ma invece di utilizzarli per diffondere lo sport presso tutta la popolazione li utilizziamo per aumentare la frattura già esistente fra sport d’elite e sport dei comuni mortali. E’ chiaro che se questa frattura è abissale allora invece di praticare lo sport per il gusto di praticarlo e stare bene mi metto a guardarlo in televisione perché ciò che vedo in televisione è un vero spettacolo mentre ciò che combino io pare una pagliacciata e mi vergogno pure a farmi vedere in giro che non vado nemmeno la metà dei campioni televisivi.

Non dico che con la tecnologia attuale potremmo essere tutti dei campioni ma potremmo essere tutti degli sportivi veri senza usare farmaci e facendo sport davvero raggiungeremmo livelli prestativi più che dignitosi e non ridicoli rispetto a chi usa in modo scriteriato il futuro per storpiare lo sport invece di renderlo accessibile a tutti.

Insomma per dirla con la mia solita uscita che provocherà lo sdegno degli addetti al settore, negli ultimi 30-40 anni si sono evolute solo le tecniche di supporto farmacologico alla prestazione degli sportivi di alto livello ma non si sono evolute per niente le metodologie di allenamento indirizzate alla popolazione che pratica lo sport autentico, non di vertice e non supportato da alcuna assistenza medica.

E’ lo specchio della società, le guerre che fanno comodo al mercato vengono alimentate, perpetuate ed i loro mandanti se la spassano, le guerre autentiche (lo sport autentico che non è una guerra ma una cosa che fa bene alla salute) vengono represse e chi le organizza viene pure perseguitato. E qui la guerra al doping è un argomento fin troppo trasparente di confronto, basta guardare come vengono trattati i vari atleti che di volta in volta tendono a far luce sull’argomento e alla fine vengono sanzionati con squalifiche che sono lunghe il doppio di quelle comminate agli atleti che stanno assolutamente zitti e tengono in piedi il muro di omertà.

Lo sport del futuro per conto mio proprio non esiste ancora, non è certamente questo e c’è poco da lamentarsene perché non esiste nemmeno la società del futuro e pertanto la prima è causa della seconda.

Da sportivi che credono nelle favole sarebbe bello pensare che la nascita di uno sport del futuro (non impossibile se la gente comincia a guardare meno la televisione e a pensare di più alla propria attività fisica) possa contribuire alla nascita di una società del futuro, senza manganelli senza missili e con più equità sociale.