Commento a “Sport e Trops”

L’articolo un po’ funambolico intitolato “Sport e Trops” parte da delle osservazioni che, anche se esposte in modo grottesco e ridicolo, hanno un fondamento però è importante essere precisi su certe cose per non equivocare.

E’ vero che la scuola è troppo competitiva ma lo è di riflesso. In una società dove gli studenti sanno che faranno fatica a trovare lavoro è logico attendersi che vogliano diplomarsi o laurearsi con il massimo dei voti per  avere più possibilità di inserimento una volta finiti gli studi.

E così anche lo sport vero risente di questo eccesso di competitività e può accadere che un ragazzino di sedici anni cominci a pensare in grande se intuisce che allenandosi molto intensamente può far diventare la sua pratica sportiva una vera e propria professione. Anche il semplice ingresso nei gruppi sportivi militari si trasforma in un’opportunità molto interessante se da un punto di vista professionale non ci sono molti altri sbocchi e così c’è poco da scandalizzarsi se lo sportivo è portato a ragionare da professionista troppo presto, quando sarebbe ancora opportuno che giocasse con lo sport. Niente di più facile che in seguito ad un’eventuale fallimento di questo progetto (non è certamente facile ottenere i risultati per poter entrare in un gruppo sportivo militare) ci sia una reazione che possa portare al distacco totale dallo sport agonistico e così si assiste a quell’aberrazione che si riassume nel “O campione o niente” che è quanto di meno sportivo possa esistere.

Insomma sia la scuola che lo sport sono vittime di una società malata che non riesce a venire incontro alle esigenze di tutti i cittadini e funziona un po’ come una lotteria.

Sperare che scuola e sport possano servire ad aiutare questa società ad evolversi è una fantasticheria perché la realtà funziona esattamente al contrario, salvo che non si voglia credere nella seconda stella a destra e pensare di poter andare dritti fino al mattino. Quella l’hanno chiamata sindrome di Peter Pan e purtroppo chi l’ha nominata sindrome non viene nemmeno considerato malato.

I pazzi sono quelli che dicono che i pazzi sono gli altri. Difficile dire chi sono i veri pazzi. Il “trops” effettivamente ci circonda, si chiama stress e fa sì che il tempo libero invece di aumentare diminuisca. Per chi vuole studiare senza ansie e fare sport senza la necessità di diventare un campione forse qualche possibilità c’è ma non è certamente alla moda perché la moda ti dice che se fai sport normalmente fai due o tre allenamenti alla settimana e se lo fai per diventare un campione ne devi fare due al giorno. Se ti alleni come dovrebbe allenarsi normalmente un ragazzo sano tutti i giorni senza ammazzarti di fatica sei un disadattato perché quasi di sicuro avrai problemi a scuola e molto probabilmente non diventerai un campione. Veramente tempo perso, oppure guadagnato ma non se ne accorge nessuno…

 

E questa è la realtà nuda e cruda che scritta così suona un po’ diversamente. Quando con senso sarcastico scrivo di “Trops” in realtà tocco un tasto importante perché lo stress ci invade a tutti i livelli.

Si pensi per esempio allo stress del problema ecologico dove importanti questioni di salute vengono ritenute un assurdo vezzo radical chic perché ci sono di mezzo i posti di lavoro. Ma esiste uno stato che ha il potere di riconvertire i posti di lavoro quando questi devono essere riconvertiti o è lasciato tutto in balia degli imprenditori che sono lasciati liberi di trasferire le loro fabbriche in Albania al primo inconveniente? Allora se lo stato non esiste trasferiamoci tutti in Albania e risolviamo il problema. C’è da lavorare sulla questione ecologica e ce n’è per tutti però bisogna prima rifondare il sistema economico che parta dalle esigenze dei cittadini e non da quelle degli imprenditori. Non è questione di destra o di sinistra ma di salute, una popolazione malata non serve a nessuno e tanto meno a prolungare l’agonia di un sistema economico regolato solo dal mercato. L’impotenza della politica è sotto agli occhi di tutti, siamo veramente lo stato delle lotterie ed il fatto che i fondi per lo sport siano ancora destinati in base alla quantità di medaglie vinte dagli atleti di vertice fa capire quale sia la programmazione dello sport per la cittadinanza. E’ come se i soldi per la sanità fossero destinati in base al numero di interventi difficili effettuati con successo senza tenere conto delle reali esigenze della popolazione. E’ ovvio che i successi fanno piacere in tutti i campi ma certe necessità non possono essere affrontate a ‘mo di lotteria. Onore ai vincitori, tentiamo di far sopravvivere anche chi non vince.