CIO’ CHE E’ STATO SCRITTO E CIO’ CHE NON E’ STATO SCRITTO DELLO SPORT

Dello sport è stato scritto e si scrive tantissimo. Dei campioni sappiamo tutto, perfino che mutande portano. Conociamo gli schemi di gioco delle squadre di alto livello ma andando un po’ più giù non sappiamo cose molto importanti dello sport che non sono state scritte o che comunque sono state scritte troppo poco. Cose che riguardano fette molto ampie di popolazione e che sono decisamente più importanti delle mutande dei campioni e degli schemi di giuoco delle grandi squadre. Una fra tutte quella che riguarda lo sport di massa nella fascia di età compresa fra i 18 ed i 25 anni che è praticamente l’età del massimo rendimento. L’atteggiamento verso lo sport di questa fascia di età in realtà riguarda tutta la popolazione e non solo quei giovani perché poi, a cascata, si riflette sul modo di intendere lo sport dell’intera società.

Ciò che non si scrive è che un giovane di età compresa fra i 18 ed i 25 anni è un po’ come una Ferrari. E’ capace di prestazioni di altissimo livello e, se non fa cose strane, sono le prestazioni migliori in ambito sportivo che potrà offrire il suo organismo in tutta la vita. Ciò lo sanno bene i campioni che stanno ben attenti a non perdere tempo in questi anni e quando si infortunano fanno di tutto per rimettersi in carreggiata quanto prima, pare che lo sappiano meno bene altri giovani che perdono tempo a leggere dello sport che non è il loro quando il loro dovrebbe essere decisamente più importante di quello degli altri, magari con tanto di passaggio televisivo che ti consente di vederlo comodamente stravaccato sul divano.

Il problema è di profilassi sanitaria perché un giovane che nell’età del massimo rendimento non spinge al massimo o quasi sull’acceleratore rischia di non funzionare bene, un po’ come una Ferrari appunto che se ogni tanto non la porti in pista per spingere un po’ rischia di avere problemi.

Un giovane che invece di partecipare attivamente nello sport con un buon impegno si chiude in palestra a sollevare pesi due volte la settimana è come una Ferrari ingabbiata nel traffico ai 30 chilometri all’ora. Deve trovare quanto prima la via per poter essere lanciata alle velocità per le quali è stata costruita.

Dico che tale cosa riguarda tutta la popolazione perché poi abbiamo le Panda ed i SUV che sfrecciano a tutta velocità per le nostre strade ed il confronto con i bambini ed i vecchi è fin troppo facile.

Le Panda sarebbero i bambini che è giusto che facciano sport ma se gli tiri il collo tutti i giorni dopo qualche anno abbandonano perché sono stufi di fare troppa fatica e comunque il male è per loro ma non è che loro siano incaricati di dare l’esempio agli altri (semmai devono essere i loro allenatori a spiegare con calma che per dare tutto c’è tempo un po’ più avanti…). Per quanto riguarda i SUV, che nella mia metafora sarebbero i vecchi, la situazione è ancora peggiore. Il SUV se corre troppo forte non è pericoloso solo per sé stesso ma è pericoloso pure per gli altri. E così il master che va come un assatanato perché in gioventù non si è concesso lo sport del quale aveva fortemente bisogno, se si stressa troppo non solo non fa un buon servizio a sé stesso ma offre addirittura un’ immagine che fa venir voglia ai sedentari di continuare a fare i sedentari. La persona su con l’età che pratica sport può avere anche l’ambizione di tirare un po’ ogni tanto ma deve avere la maturità di scegliere le intensità di allenamento idonee alla sua età.

Pertanto semplificando al massimo: i ragazzini devono assolutamente giocare e fare sport ma non devono dare tutto fin che sono troppo giovani.

I giovani nell’età del massimo rendimento non sono obbligati a dare sempre il 100 per 100 come se fossero sempre in pista ma se ogni tanto non sparano a tutta perdono un’occasione che non tornerà più per tutta la vita.

I vecchi, cosiddetti master, che ormai non hanno più alcuna possibilità di andare al massimo per sopraggiunti limiti di età, non sono condannati ad andare piano fino alla fine dei loro giorni ma devono avere il pudore e la saggezza di condurre un’ attività sportiva razionale anche per non giustificare l’atteggiamento dei giovani fancazzisti che potrebbero illudersi che per dare il top nello sport si possano attendere anche i 40 o i 60 anni.

Ad ogni frutto la sua stagione. Nell’età del massimo rendimento fare sport vero e non finto è un obbligo di profilassi sanitaria, non un capriccio in una società che ci chiede tutt’altro. Questo non viene mai scritto abbastanza in tema di sport ed io continuo a ripeterlo in modo ossessionante. Spero di non essere l’unico…

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