Ancora sui test da campo, domanda sulla semplificazione

Ovviamente i test da campo hanno successo perché trattano parametri quantitativi della preparazione e pertanto ci spostano l’attenzione dall’onerosissimo polpettone dell’analisi qualitativa che è quello che dovrebbe informare ogni preparazione fatta ad arte.

Mi si chiede se non esiste qualche altro test ancora più semplice da somministrare per avere un quadro abbastanza immediato delle caratteristiche di velocità e resistenza nella corsa.

Certo, può esistere anche un altro test, ancora più semplice e proprio perché è più semplice io metto in guardia sul fatto che non si possono prendere i risultati dei test come oro colato perché possono portarci a grossolani errori di valutazione.

Io lo chiamo il test “del quindici” ed è un test molto semplice che si può svolgere in un’unica seduta di allenamento a differenza dei precedenti che fatti in modo esaustivo necessitano di tre sedute.

Il test del quindici può dare indicazioni abbastanza attendibili per una platea piuttosto ampia di atleti, soprattutto principianti, ma in taluni casi non proprio del tutto perché può riguardare personaggi che arrivano anche più o meno a 12″ sui 100 che non è proprio malaccio ed anzi a livello femminile sarebbe proprio un buon risultato se non che a livello femminile il test è valido più o meno per tempi fino a 13″ e mezzo sui 100 ed è meno attendibile per risultati di qualità superiore.

Allora il calcoletto del test del quindici è proprio un calcoletto semplice semplice che non occorre nemmeno la calcolatrice per farlo. Occorre solo un po’ di buon senso come sempre perché se si spara al massimo la prima delle due prove proposte è chiaro che la seconda fa fatica ad essere di pari qualità e dunque razionalmente confrontabile con la prima. Le prove sono solo due: una sui 1000 metri ed una sui 100 metri e, contrariamente a quanto si possa pensare, viene proposta l’esecuzione prima della prova sui 1000 e poi quella sui 100 metri. Il motivo è presto detto: se si corrono prima i 100 metri è facilissimo correrli al 100% mettendosi nella condizione di non correre altrettanto bene i 1000 metri perché pur con un recupero lungo le gambe dopo un 100 metri massimale non sono a posto per affrontare una buona prova sui 1000 metri che rischiano di essere corsi proprio male con poca fluidità. Il metodo inverso invece va ponderato ma può dare risultati più attendibili. Si corrono prima i 1000 metri e si corrono indubbiamente bene con le gambe pronte per affrontarli ma non come se fosse la gara della vita. Poi si recupera bene si rifinisce il recupero con qualche corsa in allungo per preparare alla distanza più veloce e si spara il 100 metri consci di non essere al 100% ma riuscendo a correre comunque in modo decoroso e non assassinato troppo dalla prova precedente sui 1000 metri. Per cui semplice indicazione: prima il 1000 metri non al massimo ma a buon ritmo, poi i 100 che per necessità di cose non potranno essere al massimo ma vengono fuori certamente in modo più che dignitoso se si è recuperato bene.

Il famoso “quindici” è il moltiplicatore da non superare o da superare a seconda dei gusti per valutare il test. E’ un numero che deve superare chi spera di essere un veloce ed è un numero che non deve superare chi spera di essere un resistente perché, tanto per fare i soliti esempi, chi corre i 100 metri in 15″ se moltiplica con un indice superiore a 15, per esempio 17, ottiene 15″x17=255″ che sono 4 minuti e 15″ sui 1000 che è un tempo di valore inferiore al 15″ sui 100.

Al contrario se lo stesso personaggio che corre i 100 in 15″ ottiene un moltiplicatore di 13 vuol dire che prima di correre i 100 metri ci ha piazzato una prova sui 1000 metri in 3’15” perché 15″x13=195″ che sono appunto 3’15” ed è un tempo significativamente di valore superiore al tempo di 15″ sui 100 metri.

Il test dunque è di una banalità sconvolgente, meno banali sono le considerazioni di ordine qualitativo che si possono fare a margine del test ma quelle non sono per nulla codificabili e nemmeno descrivibili perché come ripeto sempre come un mantra, la scienza dell’allenamento non è una scienza ma un’arte e si presta ad essere descritta con parole più che con numeri e non a caso vi ho descritto l’idea che il test deve essere condotto in modo “fluido” che è un aggettivo che vuol dire tutto e niente e per quello si sceglie di correre prima la prova sui 1000 e poi quella sui 100.

All’obiezione che un veloce dopo la prova sui 1000 è massacrato ed otterrà valori molto scadenti sulla prova sui 100 si risponde che un vero veloce, a meno che non sia da pronto soccorso, dopo un buon recupero offre comunque un livello prestativo significativo sui 100 metri mentre il resistente, per quanto abbia fatto poca fatica sui 1000 metri ed arrivi alla prova sui 100 come se fosse nuovo non potrà offrire un grande rendimento sui 100 se di velocità proprio non ne ha.

Buon test del “quindici” a tutti ma il consiglio migliore è: “inventatevi da voi i vostri test così siete obbligati a pensare a cosa fate perché la cosa peggiore, anche nella corsa che pare la più semplice delle attività, è non pensare a cosa si fa ed il rischio dei test è proprio quello di darvi delle risposte a domande alle quali bisogna rispondere in modo molto più complesso che non con la semplice somministrazione di un test”.