Secondo gli scienziati sono due cose molto diverse, secondo gli artisti sono praticamente la stessa cosa. Forse si possono mettere d’accordo dicendo che non può esistere l’una senza l’altra.
Non può esistere un mondo senza realtà perché non esiste punto e basta, ma non può nemmeno sopravvivere un mondo senza fantasia perché muore in pochi istanti.
La fantasia serve alla realtà e serve certamente all’uomo per viverla meglio e la realtà serve alla fantasia perché alla fine la fantasia è una realtà e la fine della realtà si porterebbe via anche lei.
E’ contestabile il fatto che siano due cose molto diverse perché la nostra realtà di umani é sempre inevitabilmente intrisa di fantasia e guai non fosse così. Quando si dice che anche l’osservatore più attento inquina la scena ed è impossibile per noi umani fare diversamente in qualsiasi indagine scientifica alludiamo proprio alla fantasia che ci portiamo sempre dietro e della quale non riusciamo a fare a meno.
Che senso ha questa disputa “fantastica” trattando di sport? Ha senso perché nello sport Fantasia e Realtà vanno praticamente sempre a braccetto e l’esempio più lampante è quello dell’atleta che fin che cova dentro di sé la fantasia di diventare un campione ha un’energia ed una determinazione che sono innegabilmente potenti e decisamente “oggettive” (dunque decisamente “reali”) che sono tenute in piedi ed alimentate da questa fantasia poi quando questa fantasia per motivi a volte insondabili e comunque decisamente poco fantastici si affievolisce l’atleta è come se improvvisamente si sgonfiasse, invecchia psicologicamente ancor più che fisicamente (in realtà, se non in caso di infortuni, l’atleta fisiologicamente invecchia più lentamente e più avanti nel tempo di quanto si possa pensare) e va incontro ad un’ oggettiva e reale crisi di risultati.
Questa oggettività ed importanza fondamentale del vissuto fantastico si riscontra curiosamente anche nel rapporto di coppia ed attenzione che non sempre la fantasia deve essere vista come quel motore trainante che condiziona solo nel bene vissuto sportivo e/o vissuto affettivo ma a volte, al contrario, fantasie “negative” possono condizionare disastrosamente l’attività sportiva così come il rapporto di coppia. Nel rapporto di coppia clamorosa, grottesca ed ingrediente per infinite commedie è la gelosia patologica di certi innamorati che per fantasie di gelosia finiscono per rovinare il rapporto. Nello sport, soprattutto in ambito professionistico, la paura dell’infortunio, la sensazione di investire troppo tempo su un qualcosa che non potrà produrre molto reddito e non è destinata a durare nel tempo possono condizionare in modo negativo anche la brillante carriera di un atleta che sta ottenendo risultati di tutto rispetto, ma proprio perché è inserito in un contesto di atleti di alto livello è portato a ragionare nel modo di questi e dunque anche con le fantasie di questi.
Dunque la fantasia ha una sua oggettività ed una sua realtà incontestabile, poi ha che è libera di svolazzare senza limiti per definizione, è difficilmente controllabile e programmabile e così il mito della programmazione della preparazione sempre più rincorso da atleti di tutti i livelli (ormai anche a livelli dilettantistici) rischia di schiantarsi contro questa indeterminazione di una realtà che anche se difficilmente descrivibile e quasi impalpabile è comunque innegabile ed ha un suo peso determinante.
Un’attività sportiva senza fantasia è un’attività sportiva a metà. Al tempo stesso la fantasia è quell’accidenti che può mettere seri pericoli ad una programmazione precisa e ferrea. Sorge il dubbio amletico se farsi trascinare dalla fantasia o se tentare di domarla per affidarsi in modo scientifico ai dettati della programmazione razionale.
Sono dubbi anche di poco conto perché tornando ai legami affettivi ed al rapporto di coppia nel quale abbiamo già rilevato come la fantasia giochi un grande ruolo, pensate ad una coppia che vuole sposarsi e che decide che “controllerà” certe fantasie nei limiti del lecito per portare avanti il matrimonio. Praticamente traslato allo sport come uno sportivo che dichiara “Non me ne frega niente cosa succede io praticherò questo sport fino a che le forze non mi verranno meno e rinuncerò a qualsiasi cosa anche più divertente che potesse richiedere il tempo che dedico allo sport”.
Sono cose piuttosto difficili da “dichiarare”. Ma se c’è gente che ancora si sposa vuol dire che si può provarci. Poi se sia conveniente non si sa. Ma noi facciamo comunque molte cose che non sono assolutamente convenienti.