L’ARTE DI ARRANGIARSI

Fondamentalmente in Italia se vuoi muoverti devi pensarci tu, non è che lo stato ti dica: “Hai bisogno del movimento per stare in salute e dunque ti metto a disposizione questo, questo e questo e questa assistenza tecnica”. No, è già tanto se non ti ostacolano e trovi qualcuno che fa ostruzionismo nell’accesso ad un impianto sportivo pubblico che come tale dovrebbe avere i “buttadentro” più che i buttafuori.

A chi mi chiede cos’è il “buttadentro” rispondo che è il contrario del buttafuori. Il buttafuori è fin troppo famoso ed è quel personaggio che nelle discoteche se non ti comporti bene ti butta fuori e pure a calci nel sedere. Il buttadentro è un po’ più raro e l’ho visto nei pressi di certi ristoranti in Spagna dove, se non stai attento, ti ritrovi seduto dentro al ristorante senza nemmeno che te ne rendi conto perché c’è questo personaggio che staziona fuori dal ristorante che ha il compito di andare a caccia di clienti e di portarne dentro più possibile.

Ecco, negli impianti sportivi pubblici italiani il buttadentro proprio non esiste ed è già tanto che non trovi uno che con mille cavilli burocratici tenta di tenerti fuori come se il suo stipendio fosse decurtato di un tot. per ogni sportivo che ha accesso all’impianto.

A prescindere da queste quisquilie sull’accesso agli impianti sportivi pubblici c’è da porsi un quesito sulla tipica situazione italiana ed è il seguente: “Come faccio a capire qual’è l’attività fisica più indicata a me e come faccio a venire a contatto con persone che possano consigliarmi in tal senso senza che il loro consiglio sia inquinato da un interesse economico?”

La risposta non è semplice e, a mio è parere fa più o meno così: “Comincia a scegliere attività che non richiedono l’esborso di grosse cifre, poi comincia a ragionare su cosa stai facendo e poi considera il possibile aiuto di persone con le quali vieni a contatto nell’esercizio di questa attività”.

Perché scrivo questa cosa. Perché più è basso il giro di affari che muovi con la tua attività e più alte sono le possibilità che alle persone con le quali vieni in contatto per questa attività di quanto spendi non gliene freghi proprio nulla. Se questi sono volontari, come accade per la maggior parte delle attività sportive sparse sul territorio, non interessa che tu spenda tanto a fare la tua dannata attività sportiva perché sono lì per passione non per arricchirsi, semmai possono avere l’ambizione e questa magari quasi morbosa, di trasmetterti tutta la passione per quell’attività sportiva per farti diventare uno dei loro fin che campi e questa cosa devi decidere tu con la tua testa per capire se è o meno una buona cosa. Molte volte nello sport la trasmissione della passione vale ben di più della mera trasmissione delle informazioni tecniche. E’ chiaro che chi ti trasmette solo i contenuti tecnici per certi versi ne sta fuori mentre chi ti trasmette la passione in un certo senso ti invade la vita.

Ci troviamo di fronte al paradosso che se vuoi un qualcosa che non ti coinvolga più di tanto devi pagare. Infatti i più grossi spendaccioni in tema di attività motoria sono quelli che continuano a passare da un’attività all’altra senza mai provare autentico entusiasmo per ciò che fanno e peregrinando costantemente da uno sport all’altro (che magari non c’entra proprio nulla con il primo…) come anime dannate.

Per cui il consiglio, abbastanza sorprendente, è “Fate cose che costino poco, che vi portino a contatto con gente autentica che non ci specula sulla vostra attività motoria e che vi appassionino da sconvolgervi la vita.”

L’attività sportiva che vi mette in conflitto con il vostro lavoro è quella giusta. Lavoriamo troppo e facciamo troppo poco sport, c’è bisogno di sport non “tanto per fare” ma “tanto per vivere” perché lavorare troppo non fa bene alla salute e a lavorare troppo si rischia di spendere la maggior parte di ciò che si è guadagnato per curarsi ciò che si poteva salvare semplicemente lavorando meno.