IL PROBLEMA DELLA CREDIBILITA’ DELL’OFFERTA DI ATTIVITA’ MOTORIA

Essenzialmente i dubbi che ci poniamo quando abbiamo di fronte un istruttore che ci sta proponendo un certo piano di attività motoria sono due: il primo è se questa è una persona competente e capisce davvero cosa può essere utile al nostro organismo per ottenere certi risultati, il secondo è se il nostro interlocutore ha interessi particolari a suggerirci una determinata strada anziché un’altra. In sintesi competenza e onestà.

La competenza assoluta nel campo dell’attività motoria non la troverete mai. Si va per probabilità. E’ molto “probabile” che il bravo insegnante riesca a darvi utili consigli proprio perché è bravo e capace di individuare ciò che può vi può essere utile anche senza conoscervi da una vita. Chiaramente più vi conosce e più ha possibilità di azzeccare ciò che serve a voi. Se non vi conosce per niente avrà possibilità tendenti allo zero di capire subito la vostra situazione ed anzi un buon sistema per capire se vi sta prendendo in giro o meno e proprio la scioltezza con la quale formula consigli ben precisi pur senza conoscervi: se fa così o è incompetente oppure vi sta accalappiando come pollo da spennare.
L’onestà bisogna sempre pretenderla, in tutti i campi, non solo nell’attività motoria. La pretendiamo dai politici, figuriamoci se non è il caso di pretenderla anche dagli esperti di attività motoria.
Un insegnante competente è anche onesto perché sa benissimo che formulando consigli a vanvera perde il cliente in poco tempo. Su questo fronte siamo un po’ più sfortunati dei politici: il politico disonesto ci metti un po’ a scoprirlo e te ne accorgi quando ormai l’hai votato, l’istruttore onesto e capace lo individui abbastanza in fretta e, se sei furbo, non hai sottoscritto ancora nessun contratto con lui.

Per cui nessun istruttore ha interesse ad imbrogliare l’allievo: oltre a danneggiare l’intera categoria danneggia soprattutto sé stesso e si fa una cattiva fama. Però ci sono dei però…
Pur restando nell’ambito delle cose raccomandabili e utili per l’utenza può essere che l’istruttore che è inserito in una determinata struttura (o addirittura la gestisce) abbia interesse a tenere “agganciato” il cliente alla propria struttura anche se questo non ha la convenienza economica a servirsi di quella struttura. In sintesi non ti offro un’assistenza scarsa perché non ho nessun interesse a venderti un “prodotto scadente” però quel prodotto te lo faccio pagare più del dovuto perché così torna utile alle mie tasche. E’ quello che succede praticamente in tutti gli ambiti del libero mercato, è la tragedia del libero mercato. Una volta agganciato il cliente e acquistata la sua fiducia si può spennarlo liberamente.

L’esempio concreto ci arriva dalla diffusione incontrollata di tapis roulant, cyclette e altre macchine per la pratica del cardiofitness, che, anche se non tutti lo sanno, va fatto all’aperto. Non è che il cardio fitness praticato in palestra sia pericoloso e condotto senza criterio, anzi continuano proprio a controllarti come se fossi un vero e proprio cardiopatico ma proprio perché non sei un cardiopatico il tuo bel cardiofitness te lo potresti fare all’aperto sempre con gli splendidi consigli del tuo istruttore che ti conosce e non ha bisogno di seguirti minuto per minuto nell’esecuzione della seduta di allenamento. Chiaramente se ti segue all’aperto e dunque “a distanza” e non direttamente ma solo concedendoti una consulenza saltuaria, non potrà chiederti lo stesso rimborso che ti chiede in palestra. Quello non è assolutamente un istruttore disonesto ma è comunque un professionista che antepone il suo interesse economico al tuo. Non ti imbroglia ma ti mangia un po’ di soldi. In un discorso utopistico (che in tema di libero mercato è pressoché impossibile concretizzare) sarebbe bello che l’interesse economico dell’allievo fosse coincidente con quello dell’istruttore.

E’ per questo che io predico sempre che l’attività motoria, almeno parzialmente, deve essere istituzionalizzata. Se vogliamo che anche le palestre private acquistino credibilità al 100%, non solo sotto l’aspetto professionale ma anche per la tutela degli interessi economici dell’utenza è opportuno che certe cose vengano gestite a livello pubblico e non dai privati. Ho fatto un esempio concreto: è ora di finirla di camminare e di pedalare dentro alle palestre. Non perché si cammini male o si pedali male ma perché quello è un campo di competenza della struttura pubblica. In una città dove non si riesce a camminare e pedalare bene al di fuori della palestra il problema non è della palestra ma della città. In palestra si ricercano competenze e metodi per metterti in grado di camminare e pedalare nella tua città.

Quando io reclamo un istruttore pubblico che da suggerimenti su queste attività base sono distante anni luce dalla prassi corrente perché non solo affermo che certe attività vanno fatte all’aperto ma addirittura propongo un certo tipo di assistenza pubblica per quelle cose partendo dal presupposto che in palestra si mettono a punto situazioni più complesse e più specifiche. In sintesi, in palestra ho il tecnico che mi sistema da un punto di vista dell’equilibrio muscolare poi quando devo camminare o pedalare me ne esco giustamente dalla palestra o con i consigli di questo stesso tecnico o con quelli di un tecnico che posso trovare fuori dalla palestra e che non ha nessun problema a farmi a camminare e/o pedalare se in palestra mi hanno preparato bene.

Sembrano cose terribilmente scontate e che possono far acquistare molta credibilità all’intera categoria degli istruttori e degli insegnanti di educazione fisica ma non esistono ancora nell’immaginario collettivo e non solo in quello perché mi tocca ammettere che, salvo sporadiche iniziative tipo quella del pirla del sottoscritto non esistono nemmeno sul campo.

In ogni caso, sul campo, io tocco con mano quanto il problema sia sentito dall’utenza. Le resistenze che trovo io in chi ha “paura” a servirsi della mia collaborazione. La “paura” non è di “subire” consigli da un tecnico disastroso che ti dice il contrario di quello che devi fare. E se questa fosse la vera paura sarebbe una paura sacrosanta, anzi a volte sono proprio io a fare del terrorismo in tal senso sui miei interlocutori intimandoli a non accettare per oro colato tutto ciò che gli racconto, sono il primo io a chiedere di meditare molto sulle varie possibilità e dare maggior peso ai consigli di quegli istruttori che hanno avuto più occasione di seguirli.

La paura è un altra, è un po’ ridicola, ma a pensarci bene non è proprio ridicola e figlia dei nostri tempi, la paura è che io sia li per “agganciare” il cliente con un qualcosa che è gratis in un primo momento ma poi verrà fatta pagare salatamente perché ti convincerò ad iscriverti nella mia palestra dove ti chiederò abbonamenti esosi. Niente di tutto questo, io sono lì gratis e sono lì gratis per sempre, il mio ritorno è a livello di immagine, è comunque un “ritorno” e se i consigli che  ti do sono buoni “ritorni” anche tu. “Vendo” un immagine di attività motoria che fa bene a tutti e può anche essere svolta senza svuotare le tasche di chi la pratica. Poi è chiaro che in questo mondo tutto è mercificato e, per esempio, anche se su questo sito ci andate gratis tutte le volte che ci andate è come se pagaste un prezzo perché lo “appoggiate”. Spero di non essere troppo “pesante” così il vostro “appoggio” risulta meno faticoso. Buona attività motoria a tutti.