SIAMO SPORTIVI, NON POLITICI

C’è una grande differenza fra il politico e lo sportivo: che il primo è costretto a promettere mari e monti per poter essere eletto altrimenti non lo vota nessuno mentre il secondo può permettersi il lusso di non promettere niente perché non ha bisogno di essere eletto.

Questo è un grande vantaggio per lo sportivo ed una spada di Damocle per il politico. Del resto si è mai visto un politico che viene eletto se si mette a dire che molto probabilmente non combinerà nulla perché avrà le mani legate dall’opposizione o addirittura dal suo stesso partito quasi tutte le volte che vorrà combinare qualcosa di buono per la comunità? Pertanto la scelta di sparare alto e dire cose che si sa che potranno anche essere smentite dall’evoluzione dei fatti è un percorso obbligato per il politico che non voglia fare l’eroe e immolarsi all’utopia della sincerità assoluta che è disciplina sportiva non contemplata nel panorama politico.

Lo sport potrebbe beneficiare molto di questa sua peculiarità che lo mette in posizione di privilegio nei confronti non solo della politica ma anche di molte altre attività umane. Nessuno ti costringe a promettere nulla, nemmeno se sei un professionista con mille riflettori puntati su di te. Saranno i risultati a parlare, che potranno scaturire dal tuo impegno e potranno essere ostacolati dagli avversari ma in modo corretto e leale, non con i colpi bassi della politica.

Dunque, stando così le regole, non vedo che senso abbia sparare alto per uno sportivo quando si sa che la sfera psicologica è influenzata positivamente dall’ottenimento di risultati che sono un po’ meglio di quelli che ci si attendeva. L’entusiasmo si carica in questo modo ed è anche grazie a questo che si possono incrementare ulteriormente i risultati agonistici.

Nell’atletica leggera due maestri di questo concetto provengono dal salto con l’asta, uno è ancora in attività ed è il grande Duplantis, primatista del mondo della specialità, l’altro è stato il leggendario Bubka che ha fatto capire come si fa a costruirsi una lunga carriera costellata di successi. Basta sapersi controllare un pochino. Non ha senso sparare un record del mondo inarrivabile per poi tarparsi le ali e crearsi dei problemi, è molto meglio procedere passo passo, anzi in questo caso centimetro per centimetro educando il proprio pubblico a non pretendere troppo e ad assaporare di volta in volta ciò che è opportuno fare in quel momento.

Che poi Bubka in alcuni momenti valesse anche più dell’attuale record del mondo, quello poco conta perché anche Duplantis adesso vale misure che probabilmente non farà mai ufficialmente perché non ha nessun senso farle adesso e forse, quando sarà il caso di provarle non saranno più nella sue disponibilità. Comunque, invece che fare le previsioni del tempo è più facile analizzare ciò che è già stato e per quanto riguarda Bubka è sensato dire che il suo massimo valore non era quasi certamente la misura di 6.15 con la quale ha fissato la cifra del suo ultimo record del mondo. Quel Bubka era giù un atleta sul viale del tramonto, costretto a saltare al massimo delle sue potenzialità per tentare di ritoccare il suo record del mondo. Questo giorno pare ancora distante per Duplantis e c’è da augurargli che possa arrivare dopo molti altri record, fatti di centimetro in centimetro.

Dunque il grande atleta e, a maggior ragione, quello non capace di prestazioni clamorose, è sensato che ipotizzino certe prestazioni più che fare grandi proclami. Il risultato ottenuto passo passo moltiplica l’entusiasmo mentre quello ottenuto all’improvviso disorienta e stronca un po’ l’aspetto motivazionale.

Fra l’altro, anche dal punto di vista dello spettacolo, il risultato un po’ frenato rende di più perché aumenta l’incertezza sull’esito finale anche se magari su questo non ha dubbi il protagonista che sta semplicemente frenando per non uccidere la competizione. Il fenomeno da baracconi, che fa il record dei record è comunque osannato e rende un grande spettacolo ma è quasi disumano in questo e anche da un punto di vista economico non monetizza in questo modo quanto potrebbe fare centellinando le energie e spendendo le sue capacità a più riprese centellinando su molti piccoli record più che su un’unica stratosferica prestazione che poi però toglie i presupposti per altre.

Una volta tanto l’aspetto economico va d’accordo con quello etico ed il successo di misura rende giustizia ad entrambi. Utile vincere tanto ma di misura per monetizzare, utile vincere tanto ma senza umiliare l’avversario per tenerlo in gioco e farlo partecipe di quel grande gioco che è lo sport. Il giocatore migliore è anche quello che sa spalmare la sua capacità prestativa su una serie di prestazioni più che su un unico gran colpo. Questo lo sanno anche i politici ma le sparano sempre grosse perché li il gioco è proprio a chi la spara più grossa.