“Nell’articolo dove metti in collegamento l’informazione neurale con il condizionamento muscolare ignori il “vento” della forza che si è abbattuto sullo sport già più di vent’anni fa. E’ un vento che ha cambiato lo sport e probabilmente non si può tornare indietro perché molti incrementi del rendimento sono stati ottenuti proprio grazie a quello…”
In effetti ho ben presente quel vento perché non è che sia proprio un bambino ed ero nell’ambiente già da qualche annetto prima che si abbattesse sullo sport. Mi tocca dire che probabilmente quel vento ha cominciato a soffiare anche prima della fine del millennio scorso e da allora praticamente non ha più smesso di soffiare. Io faccio coincidere quell’evento con un altro che ha segnato la storia dello sport ed è il processo di medicalizzazione progressiva dello sport anch’esso partito prima dell’inizio di questo secolo.
Penso che le due cose siano coincidenti in modo non casuale, mentre la medicalizzazione non ha potuto nulla sull’evoluzione delle tecniche di allenamento, purtroppo ha potuto molto, eccome, sullo sviluppo delle doti di forza. Giocoforza se questa strada è stata facilitata molti sono stati invogliati a praticarla e pertanto andare ad inserire quantitativi mostruosi di forza anche in sport dove questa teoricamente non serve in dosi massicce è potuto tornare utile. E’ un giochino un po’ curioso perché, con un esempio un po’ strano preso dalla cucina, è come se chi fa dolci si fosse buttato su tutti dolci al cioccolato perché sono disponibili quantità industriali di cacao.
Nonostante questo occorre comunque una grande maestria nel miscelare bene tutti gli ingredienti ed è per questo che affermo che bisogna riuscire a “trasformare” il surpluss delle doti di forza in una qualcosa di utile direttamente sul gesto tecnico. Ciò non è possibile se le doti coordinative sono scadenti ed i tempi di inserimento di questa nuova disponibilità energetica sono necessariamente dilatati perché questa dote rilevante è quasi più un problema più che una vantaggiosa opzione.
Dunque mentre tutto ciò che è acquisito da un punto di vista nervoso è sempre utile e promette di avere una certa persistenza sulla capacità prestativa dell’atleta, ciò che è migliorato a livello condizionale rischia di essere fittizio se non mantenuto con un valido e costante allenamento in quella direzione.
Se mi è concesso un accostamento “scientifico” della questione mi pare di poter affermare che mentre lo sviluppo delle doti di forza risponde ad un criterio graduale dove a tot. incremento corrisponde tot. miglioramento secondo una scala che ha molti colori, al contrario l’informazione motoria risponde ad un più facile criterio di classificazione che scomoda la categoria del tutto o del nulla che tradotto in colori potrebbe essere la semplice distinzione fra bianco e nero dove non esistono tonalità di grigio e mezze misure varie.
Che la scelta metodologica nell’ultimo mezzo secolo o quasi sia stata più improntata allo sviluppo delle doti di forza rispetto a quelle coordinative dipende anche dal fatto che l’affinamento di queste ultime dipende molto anche dal livello di consapevolezza del tecnico che deve necessariamente essere un esperto di settore. Dunque per certi versi è più facile allenare le doti di forza perché rispondono a criteri generici abbastanza standardizzati e più o meno generici per tutti i campi di intervento mentre la messa a punto delle doti coordinative necessita di un’ attenta considerazione di tutti i fatti tecnici che permeano la gestione di quel preciso sport.
Abbiamo sempre più tecnici da “sala attrezzata” e sempre meno tecnici che conoscono bene tutti gli aspetti tecnici di un certo sport e ciò ha inciso anche sulle scelte metodologiche in un giochino che è simile a quello del cane che si morde la coda perché se avessimo scelto di privilegiare l’aspetto coordinativo probabilmente adesso avremmo molti più tecnici ben preparati sull’argomento mentre ci troviamo una gran quantità di medici che si occupano di sport con compiti che a volte esulano dal normale ripristino delle condizioni di salute dell’atleta.
Insomma dalla mania delle proteine per alimentare la massa muscolare si è passati a qualcosa di più concreto che anche se ha innegabile valenza dal punto di vista dei risultati sportivi probabilmente non è la strada più sana e più consigliabile per giungere al risultato anche se quasi sicuramente la più breve.
Purtroppo in tale contesto chi persegue insistemente la strada dell’affinamento tecnico specifico rischia di passare per un inguaribile romantico un po’ al di fuori dei tempi e che non fa i conti con la realtà.
Ciò non esclude che anche se la realtà merita di essere valutata attentamente possa comunque essere modificata perchè è praticamente certo che lo studio del movimento anche se segue percorsi tortuosi e dove le risposte per tentativi ed errore possono anche tardare a concretizzarsi abbia delle concrete possibilità di successo.
Chiaro che la possibilità di tardare nel raggiungimento di certi risultati è un lusso che si possono permettere solo un certo tipo di atleti perché quelli invischiati nelle logiche dello sport spettacolo purtroppo devono obbedire a ritmi che non sono quelli fisiologici della normale maturazione dello sportivo. L’attività sportiva di alto livello probabilmente di normale non ha molto ed è invece normale che sia soggetta alle attenzioni di più figure che gravitano attorno al mondo dello sport alcune delle quali teoricamente non sarebbero proprio preparate per studiare lo sport nei dettagli. Ma la teoria è solo parte della realtà.