CI GIOCHIAMO TUTTO SULL’INFORMAZIONE, CHE PURTROPPO E’ DEVIATA

E’ Natale e siamo tutti più buoni. A parole, perché nei fatti siamo quelli di sempre, immutabili e del Natale non ce ne frega proprio niente, anzi, se dobbiamo trovare una scusa per ignorarlo diciamo che “Facciamo fatica a sentirlo…”.

In realtà non è che siamo cattivi solo che trionfa incontrastato il male del nostro tempo che è l’ipocrisia e l’evidenza di questo fenomeno ci rende tutti sempre un po’ più ipocriti. La grande ipocrisia è quella di continuare a vivere nel sistema dell’informazione deviata senza opporre la minima resistenza in barba a false ideologie di una destra o di una sinistra che ormai non esistono più per stessa ammissione dei mezzi d’informazione del mercato.

Esiste solo il mercato che di volta in volta vede se servirsi dei sistemi della destra o di quelli della sinistra nella diffusione delle idee dei presunti “progressisti” o di quelle dei tradizionalisti che pure loro hanno le loro esigenze e la loro “fetta di mercato”.

Ormai del mercato non si vergogna più nessuno ed il suo candido strapotere è tollerato da tutti: progressisti e non. Il progresso ò la manipolazione dell’informazione, dell’intelligenza artificiale e dunque della massificazione in nome della santificazione della catena di montaggio che ormai non è più fisica come duecento anni fa ma mentale.

A me fa paura ciò che viene insegnato negli atenei e mi sbalordisce come questi vadano avanti nei loro sistemi di diffusione di questo tipo di cultura senza nessun intoppo se non con finti intoppi che sembrano orchestrati ad arte per riprendere tutto come prima e più di prima.

Sul campo sportivo la cosa è ancora più imbarazzante: lì non c’è niente di istituzionalizzato e dovrebbe vigere la più sana anarchia che è l’elemento principe affinché le metodiche di allenamento possano evolversi. Invece anche lì regna un’omolagazione sconcertante e mentre mezzo secolo fa in ogni luogo dove andavi a vedere atleti che si allenavano vedevi qualcosa di nuovo adesso più o meno in tutti i campi sportivi vedi sempre le solite metodologie di allenamento e non solo a livello nazionale, pure a livello mondiale perché la massificazione ha varcato i confini di ogni frontiera (si pensi all’epidemia mondiale di eccessivo uso del cardiofrequanzimetro nella preparazione degli sport di resistenza).

Così i più grossi progressi tecnici nell’ultimo mezzo secolo sono stati nell’utilizzazione dell’eritropoietina e di altri farmaci che purtroppo offrono garanzie di miglioramento del rendimento sportivo e poi nell’utilizzazione di calzature sportive che obiettivamente hanno una marcia in più rispetto a quelle di un tempo. Togliamo queste due cose e vediamo che i risultati ottenibili dagli atleti di oggi al netto di queste sono sovrapponibili a quelli di mezzo secolo fa e questo vuol dire che non c’è stata nessuna evoluzione dei mezzi allenanti, per il semplice motivo che non c’è stata sperimentazione.

Una volta accanto al tecnico patentato c’era anche il salumiere ed era imbarazzante per i tecnici patentati, ma anche illuminante al tempo stesso, scoprire che l’atleta allenato dal salumiere otteneva risultati migliori di quello allenato dal tecnico federale. Non c’era omologazione della preparazione, ognuno faceva di testa sua convinto di proporre il miglior sistema di preparazione della terra. Come minimo si capiva che si poteva giungere a risultati di pari valore allenandosi in tanti modi diversi che è la prima cosa che dovrebbero insegnare negli istituti di Scienza Motorie al giorno d’oggi. Invece quel brutto vezzo per il quale si diceva che il salumiere aveva ottenuto ottimi risultati con il suo atleta semplicemente per una serie di coincidenze ed una grande dose di fortuna è stato strutturato in discorsi più convincenti che hanno convinto la gran massa dei tecnici a seguire i libri più che la testa propria.

Questa non è che la punta dell’iceberg e la cartina al tornasole di un sistema che gioca nello stesso modo in ambiti ben diversi e più importanti di quello dell’attività sportiva e così se il mercato decide che dobbiamo assolutamente consumare certi prodotti gli altri prodotti non solo vengono screditati ma spariscono proprio dal banco.

Siamo in un’epoca dove pensare con la testa propria diventa sempre più difficile, cosa non incentivata e ritenuta quasi eretica. Chi pensa con la propria testa non fa comodo al mercato perché finisce per cercare cose che questo non offre.

Un augurio che faccio ai miei lettori è proprio di allenarsi a pensare con la propria testa che anche se può rendere la vita più difficile la può anche rendere più entusiasmante. Quando si scopre qualcosa che non si è letta da nessuna parte si prova un certo gusto e quando si sbaglia per aver fatto di testa propria ci si sente comunque un po’ meno pirla di quando si sbaglia per il semplice motivo di aver seguito la corrente senza minimamente pensarci su.