UN TEST DA CAMPO PER LA RILEVAZIONE DELLE CARATTERISTICHE DI VELOCITA’ E RESISTENZA NELLA CORSA

Visto che c’è la gran moda di dispensare tabelle di tutti i tipi con allenamenti per la corsa (in palestra si fa anche di peggio perché fanno le famigerate “schede”…) anch’io mi aggiungo con un fantomatico test per la rilevazione delle caratteristiche di velocità e resistenza per chi si accosta alla corsa.

Ovviamente so bene i limiti di questo test e quanto non abbia senso considerarlo solo nei numeri senza aver visto di persona l’atleta che lo esegue (certe considerazioni derivanti dall’osservazione diretta superano di gran lunga, per importanza, tutte le varie menate statistiche conseguenti alla rielaborazione dei dati numerici del test) però siccome qui tendiamo un po’ tutti a dare i numeri, tanto per non emarginarmi, mi ci metto dentro anch’io.

Allora, per essere precisi, più che di un test si tratterebbe di tre test, però se l’atleta va sul campo con le idee non dico chiare ma “quasi chiare” può concentrarsi sull’effettuazione di un unico test o, al limite di due dei tre.

Cosa vuol dire avere le idee chiare? Vuol dire che a meno che uno non abbia sette anni e mezzo, ma in quel caso consiglio il sano campo giuochi più che la pista di atletica (molti atleti smettono a 18 anni per il semplice motivo che è già dieci anni che frequentano la pista di atletica, se iniziassero più o meno a tredici anni come si faceva un tempo forse sarebbe meglio, anche se le mamme non sanno più dove parcheggiare i figli perché per strada non si gioca più e parrocchie e campo giuochi sono spariti come sana possibilità vicina a casa), qualcosa di come si funziona nella corsa lo si deve già aver appreso e così un ragazzino di tredici anni è bene che faccia di tutto oltre alla corsa e capirà con calma dove funziona meglio, uno di sedici che ha già deciso che è appassionato di corsa saprà se più o meno è un velocista o un mezzofondista ed uno di venti se non ha un’idea delle sue caratteristiche nella corsa per conto mio ha già un problema esistenziale piuttosto serio per non dire di quello che comincia a 40 anni perché glielo ha ordinato il dottore.

Allora, partendo dai casi disperati di quelli che non sanno proprio nulla con riferimento al proprio modo di correre, i tre test da fare in tre giornate diverse (possibilmente almeno a giorni alterni e non in tre giornate consecutive) sono i seguenti:

1°) Test per l’individuazione delle doti di resistenza: una prova sui 2000 metri, una prova sui 1000 metri, una prova sui 500 metri ed una prova sui 250 metri. Recuperi quasi completi sull’ordine dei 10 minuti.

2°) Test per l’individuazione delle capacità di resistenza da mezzofondo: una prova sui 1000 metri; una prova sui 500 metri; una prova sui 250 metri ed una prova sui 100 metri. Anche qui recupero pressochè completo sull’ordine dei 10 minuti.

3°) Test per l’individuazione delle capacità di resistenza alla velocità utile anche ad individuare i velocisti “puri”: una prova sui 500 metri; una prova sui 250 metri; una prova sui 100 metri ed una prova sui 60 metri, sempre a recupero lungo.

Ovviamente quello che si scopre essere probabilmente un velocista “puro” avrà bisogno di test ulteriormente più brevi per far meglio luce sulle sue caratteristiche di sprinter, mentre il vero maratoneta avrà bisogna di test su distanze più lunghe del primo, magari da effettuare in più sessioni di allenamento per sondare bene sulle sue grandi capacità di resistenza.

Come svolgere e come valutare i test. E qui casca l’asino perché il giochino è tutto qui perché un test svolto in modo poco ortodosso non si riesce a valutare e a decodificare. Dunque occorre proprio un tecnico che lì sul posto sappia dare le indicazioni utili per una corretta somministrazione del test che, evidentemente, anche se sono proposti recuperi lunghi, non può essere effettuato a “bomba” in tutte e quattro le prove altrimenti è chiaro che le ultime non possono essere della stessa qualità delle prime.

Poi c’è da dire, come già sopradescritto, che anche un test svolto correttamente può dare migliori indicazioni per una buona valutazione sulla base di alcune osservazioni dirette sulla corsa nelle varie prove più che sulla rielaborazione dei dati numerici.

Con una grande fantasia astrattiva facciamo finta di aver a che fare con dei robot (ma non è assolutamente così…) e dobbiamo dire se sono dei robot veloci o resistenti.

Allora siccome non si possono e non sarebbe nemmeno utile costruire tabelle infinitamente lunghe per tutte le qualità e tutte le taglie, diciamo che per un atleta di medio valore che corre per esempio i 2000 metri in 7 minuti 1000 metri dovrebbero essere corsi in circa 3’15” mentre i 500 metri dovrebbero essere corsi in circa 1’30” ed i 250 metri attorno ai 42″. L’atleta che tende ad andare più veloce man mano che diminuisce la distanza è considerato un veloce, l’atleta che tende ad aumentare il ritmo in modo poco significativo quando la distanza si dimezza è considerato un resistente (sempre che… non sia semplicemente stanco ed allora abbiamo preso lucciole per lanterne perché non siamo stati in grado di proporgli bene il test ed allora sembra un resistente anche se in realtà è un “veloce stanco”…)

Volendo trarre una regoletta, che può valere per ritmi simili ma non per ritmi molto diversi perché in quel caso tutto salta, si può dire che mediamente, al dimezzarsi della distanza si corre circa 15″ al chilometro più veloci. Questo per quanto riguarda il primo test e per valori di atleti che corrono i 2000 metri fra i 7’30” ed i 6’30”.

Trattando di atleti più scadenti che corrono i 2000 in 8 minuti o anche 8 minuti e 30″ evidentemente la differenza di ritmo fra una prova e l’altra potrà essere anche di 20″ per chilometro, mentre trattando di atleti più performanti (ma difficilmente questi vengono a chiederti il test perché sanno già benissimo come reagisce il loro fisico alle varie distanze) questa differenza in tempi al chilometro per chi corre per esempio i 2000 in sei minuti potrà essere anche di soli 10″ per chilometro e si avrà così un 1000 in 2’50” un 500 in 1’20” ed un 250 in 38″.

Passando al test che individua i mezzofondisti le differenze al chilometro possono essere più significative proprio perché il mezzofondista è “mediamente” resistente e pertanto un po’ meno resistente del corridore di lunghe distanze ed un po’ più veloce di questo. Così, per esempio il personaggio da 3’10” sui 1000 potrà correre i 500 metri in 1’25”, i 250 in 38″ ed i 100 metri attorno a 13″7 mentre quello che parte con 2’50” sui 1000 potrà fare 1’17” sui 500, 35″ e mezzo sui 250 ed i 100 metri in 12′”8 circa.

Andando verso le cose più veloci le differenze al chilometro aumentano ulteriormente perché chi è veloce, si sa, paga parecchio l’aumento della distanza e così, per esempio un “veloce” che parte da 1’20” sui 500 potrà correre i 250 in 34″ e mezzo i 100 in 12″ e, se è davvero veloce magari segna 7″2 sui 60 metri. Quello è chiaramente un veloce perché il resistente che si ferma al primo test (quello che parte dai 2000) se parte da 1’20” sui 500 poi probabilmente fa 38″ sui 250, poco meno di 14″ o anche 14″ sui 100 e non va sotto gli 8″ sui 60 metri.

Sono discorsi decisamente teorici ma questa è comunque una buona scusa per testarsi sulle varie distanze perché la propria propensione a variare il ritmo in funzione della distanza è un’informazione importante per capire le nostre caratteristiche di corridori. Ci sono personaggi che si comportano in modo abbastanza lineare in questo variare delle distanze ed altri che hanno comportamenti anomali del tipo che sulle distanze lunghe sembrano dei resistenti poi scendi con le distanze e se in un primo momento sembrano effettivamente dei lenti, poi improvvisamente su una distanza breve scopri che si rianimano e sono anche veloci. Molto semplicemente non sanno correre distanze intermedie che non hanno mai corso.

Mi vengono in mente i maratoneti della domenica che corrono più o meno allo stesso ritmo i 5 chilometri o i 42 poi li metti a fare i 100 metri penseresti di trovarli semplicemente disastrosi ed invece ti fanno capire che non sanno correre i 5 chilometri per il semplice motivo che non hanno mai imparato a correrli.

La realtà di campo per fortuna offre sorprese e sfugge ad omologazioni di tutti i tipi, pure ai proclami dei santoni della fisiologia che per esempio continuano a dire che con l’età scade di più la velocità della resistenza. Niente di più falso ed andate a controllare i risultati a tutti i livelli dei master se non ci credete (dai record ai risultati dei meno performanti).

Dunque la moda è sulla maratona ma la fisiologia è su tutta la corsa e non solo sulla maratona. Probabilmente ci sono millenni di storia dell’uomo a giocare oltre la moda della maratona e se un tempo, prima che inventassero la maratona, ci si giocava l’esistenza in pochi secondi e non c’erano 42 chilometri di tempo per scappare, forse questo condizionamento millenario non è del tutto smarrito.

C’è una filosofia dell’inseguimento o della fuga alla base di tutto ciò, con la moda della maratona non ho ancora capito cosa inseguiamo, con la scelta della velocità o del mezzofondo riusciamo a sfuggire molto bene… alla moda della maratona.