IL CARBURANTE DELLO SPORT? L’ENTUSIASMO

Dopo secoli di studi in laboratorio e sul campo, grazie ad applicazioni sempre nuove della medicina e della teoria e metodologia dell’allenamento sportivo siamo giunti alla scoperta del secolo: il vero carburante dello sport è l’entusiasmo.

Ovviamente è una bufala e me la sono inventata io ma io sono convinto che non sia una bufala, sia la vera verità e che le bufale siano quelle che vi raccontano gli scienziati, soprattutto quelli che applicano la farmacologia allo sport. E’ sempre così: il matto dice che i matti sono gli altri e questa volta mi tengo pure stretta volentieri questa etichetta di matto da legare (in gergo agonistico si potrebbe dire anche matto da “le” gare facendo proprio riferimento alla competizione nello sport che è il momento topico dove l’entusiasmo si scatena).

Come si può sostenere razionalmente che il carburante essenziale per lo sport sia l’entusiasmo? In nessun modo, toglietevi dalla testa che ci possa essere una spiegazione razionale a questa cosa. Non per questo possiamo dimostrare chi racconta la vera bufala, anzi questo indizio tende a screditare i dogmi della scienza perché se il razionale non è giusto metro per misurare l’intensità ed il mistero dello sport allora probabilmente il laboratorio è proprio il posto sbagliato per poter studiare a fondo questo mistero.

L’ho ripetuto più volte: un conto è la medicina che ha bisogno che più scienziati si mettano d’accordo per approntare dei protocolli universalmente riconosciuti per affrontare le patologie che purtroppo sono diffuse su vasta scala, un conto invece è trovare due allenatori che si mettano d’accordo per allenare un campione che per definizione in quanto campione è unico, altrimenti non sarebbe un campione e che non può essere certamente trattato come la massa dei colleghi. Di allenatori d’accordo sul presunto “protocollo” per allenare il campione non ne troverete nemmeno due e giustamente perché ognuno vede il campione a modo suo, ognuno vede la sua soluzione per far diventare quel campione ancora più grande.

Cosa c’entra l’entusiasmo con tutto questo?. Per tentare di rispondere devo citare un ex discobolo di notevole valore, tale Luciano Zerbini, settimo nel disco alle Olimpiadi di Los Angeles che con riguardo all’allenamento sportivo diceva (ma lo dice ancora…) che “i risultati del processo di allenamento dipendono dalla somma del gradiente di concentrazione delle singole sedute di allenamento”. Praticamente io non ho fatto altro che riprendere questa definizione che è proprio razionale e da tanto che è razionale pare quasi di un luminare russo (i più acuti nello studio del processo di allenamento) e aggiungerci qualcosa di mio da allenatore un po’ svitato.

La mia versione, lievemente modificata rispetto a quella del buon Luciano, è che “I risultati del processo di allenamento dipendono dalla somma del livello di entusiasmo vissuto nelle singole sedute di allenamento”. Ho scritto “vissuto” e non “patito” perché l’allenamento anche se faticoso deve essere sempre un qualcosa di gradevole ed entusiasmante che migliora la vita a prescindere dai risultati ai quali porta.

Ora io sono talmente folle da pensare pure che ci sia anche qualche altro allenatore un po’ svitato come il sottoscritto che è quasi d’accordo con questa affermazione solo che il vero problema è un altro e sulla risoluzione di questo non ci sono altrimenti sarei da premio Nobel per la teoria e metodologia dell’allenamento sportivo.

Posto che l’entusiasmo è certamente importante, forse fondamentale per incrementare la qualità dell’allenamento, non sappiamo quali sono gli elementi per aumentare questo entusiasmo e lì brancoliamo nel buio e li la materia è talmente vasta che davvero rischiamo di perderci in modo irrimediabile. Però io sono convinto che se ci orientiamo in quella direzione siamo già a buon punto e molti allenatori hanno tante possibilità di formulare preparazioni decisamente vincenti oltre che divertenti e salutari.

In sintesi io, senza dare risposte decisive, esorto a spostare il punto di osservazione dal laboratorio, dalla speculazione scientifica che studia le fluttuazioni ormonali e tutte quelle cose quasi facilmente misurabili al campo dell’insondato e quasi insondabile, quello che, con termine molto vago, definiamo entusiasmo e non sappiamo assolutamente come misurare.

Se accettiamo l’idea che aumentare l’entusiasmo nella pratica sportiva sia il requisito essenziale per ottenere i migliori risultati sia dal punto di vista agonistico che dal punto di vista della salute allora finiamo per trascurare il modello sovietico che per oltre mezzo secolo ha imperversato nella teoria e metodologia dell’allenamento sportivo. Non dimentichiamo, per contestualizzare le cose, che laddove è nato il modello sovietico, nella vecchia U.R.S.S. l’idea di emergere nello sport e potersi affacciare al mondo intero al di fuori di quello dell’U.R.S.S. era già di per sé entusiasmante e pertanto si potrebbe dire che al di là dei protocolli scientifici c’era un substrato culturale basato su una naturalissima necessità di fuga che scatenava un entusiasmo a dir poco incontenibile un po’ come quello che per gli atleti africani nasceva dalla possibilità di sistemare tutta la famiglia fino all’ottavo grado di parentela grazie ai successi nello sport.

Insomma secondo lo scrivente noi abbiamo creduto per anni che i grandi risultati venissero fuori da grandi studi scientifici ma a mio parere venivano fuori semplicemente da contesti motivazionali praticamente irripetibili. Chi dice che una volta ci si dopava molto di più ed in modo molto più efficace non sa che il doping di adesso è molto più evoluto e diffuso di quello di un tempo (in tal senso la scuola sovietica si è tristemente imposta, almeno nella filosofia se non precisamente nell’evoluzione dei metodi) e non è certamente il parametro per mettere sulla bilancia i risultati di adesso ed i risultati di allora.

Siamo liberi di credere quello che vogliamo, non ci sono prove a sostenere l’una o l’altra tesi. Chi dice che il doping di un tempo faceva miracoli probabilmente perderà tempo a studiare strategie dopanti ancora più vincenti. Chi sostiene che l’entusiasmo, la sfera motivazionale condizionata da particolari fattori decisivi ha influito e continua ad influire in modo determinante sul modo di praticare lo sport di tutti gli sportivi (non solo dei campioni e questo è importantissimo considerarlo per valutare la salute della popolazione sportiva a tutti i livelli) è libero di provare a studiare con alterni successi in questo campo praticamente sterminato ed infinito.

Difficile dire chi a ragione. per sostenere le ragioni di chi crede nel ruolo dell’entusiasmo io dico che almeno ti pone al riparo dal rischio di miopia che può facilmente aggredire chi passa troppo tempo in laboratorio.