CI SONO TANTE TECNICHE DI CORSA QUANTI SONO QUELLI CHE CORRONO

Anche fra gli animali, mica solo fra gli esseri umani, solo che osservando gli animali facciamo un po’ più fatica ad accorgercene.

La nostra corsa si evolve sempre giorno dopo giorno e non è mai uguale a quella del giorno prima, anche se non facciamo proprio nulla, anzi a volte si modifica ancora più in fretta proprio se non facciamo nulla.

Pertanto non solo la nostra corsa è diversa da quella degli altri ma è pure in continua evoluzione e non possiamo dire di avere una tecnica di corsa ben precisa perché quella precisione è riferita ad un momento ben preciso che passa abbastanza in fretta.

Verrebbe da chiedersi se invece di studiare un modo per evolvere più efficacemente la corsa non possa esisterne uno per tenerla il più possibile così com’è ed anche se, soprattutto con riferimento alle categorie amatoriali quella potrebbe essere la scelta più razionale, purtroppo è impossibile da applicare perché siamo noi stessi ad essere in continua evoluzione giorno dopo giorno ed ogni nostro gesto fa i conti con una persona sempre diversa.

Talvolta chi prova tentativi un po’ maldestri della tecnica di corsa finisce per modificarla un po’ troppo con risultati che non sono molto incoraggianti finendo per essere meno performante di chi non ha provato per nulla a modificare la corsa ed alla fine l’ha modificata semplicemente in modo naturale, correndo nel modo più spontaneo possibile.

Se passa il concetto che esistono tante tecniche di corsa quanti sono i soggetti che corrono allora possiamo finalmente mandare in soffitta il verbo “correggere” che riferito alla tecnica di corsa è veramente un brutto termine. La corsa non va corretta perché non è mai sbagliata, semmai è starsene sul divano troppe ore a guardare la televisione che è sbagliato e lì si che occorre un intervento energico di correzione per salvare chi si sta rovinandosi l’esistenza in quel modo.

Giusto pensare a come si “evolve” la tecnica di corsa giorno per giorno e non illudersi che sia sempre più”naturale” perché purtroppo non è così. Già frequentare un campo sportivo è una discreta minaccia per quell’ipotetica corsa “naturale” perché al campo sportivo si viene a contatto con moltitudini di atleti che hanno provato a modificare la loro corsa in qualche modo. Questi molto spesso sono contagiosi e addio corsa “naturale” ma, in ogni caso, è difficile che possa essere naturale la corsa di chi corre molto perché proprio per il motivo che corre molto è portato ad elucubrare molto sulla sua corsa in un modo che non è proprio naturale. Per dirla in un altro modo il gatto, al quale di correre “naturale” non gliene frega proprio niente, probabilmente corre più naturale dell’uomo che pensa tanto alla sua corsa e se non di quello che si affanna a pigliare l’autobus che sta passando in anticipo almeno di quello che si presta a correre la centosettantaseiesima gara sugli 800 metri piani.

Dunque l’idea è di pensare alla propria corsa per tentare di renderla più efficace senza la presunzione di cambiarla troppo traumanticamente anche per non incorrere in infortuni da sovraccarico. Inutile aggiungere che anche se non si pensa in modo diretto a modificare la propria corsa questa viene modificata in base agli allenamenti che si svolgono. Chi insisite molto sugli allenamenti di velocità avrà inevitabilmente delle modificazioni della tecnica di corsa in favore delle corse veloci, che invece insiste soprattutto sugli allenamenti di resistenza con chilometraggi piuttosto significativi tenderà ad avere degli adattamenti della tecnica di corsa in favore della corsa lunga, di resistenza. Per esempio chi indugia molto sulla velocità sarà portato a spingere sempre di più senza fare progressi tangibili in tema di economia di corsa mentre chi insiste molto su grandi volumi di corsa sarà portato a recuperare sempre meglio e ad economizzare in modo sempre più efficace il gesto corsa, spingendo sempre per meno per raggiungere la stessa velocità di corsa o anche velocità superiori.

Può sembrare strana questa cosa di correre più veloce e consumare meno ma così come anche fra le automobili esistono quelle che consumano poco anche se viaggiano forte anche fra gli esseri umani ce ne sono di quelli che corrono molto velocemente senza spendere un’infinità (mi vengono in mente gli ottocentisti di alto livello in grado di viaggiare a 2’10” per chilometro senza essere al massimo).

In ogni caso la tecnica di corsa va adattata alle proprie caratterisitiche fisiche e non viceversa. Il soggetto molto elastico è inutile che cerchi frequenze inusuali perché non è in grado di raggiungerle, il soggetto ipertonico difficilmente raggiunge notevoli ampiezze perchà gioca la sua ipertrofia su frequenze elevatissime.

Mentre l’atleta deve sentire la sua corsa e tentare di capire cosa c’è di buono e cosa può essere rivisto, il tecnico deve anzitutto liberarsi di alcuni clichet culturali che lo portano a bollare alcuni tipi di corsa come valida ed altri come non efficace. Quello che deve affinare invece è la capacità di leggere dentro la corsa del suo atleta per capirla e riuscire ad escogitare le migliori strategie di messa a punto senza proporre esercitazioni troppo sovraccaricanti e difficili da applicare. Ovvio che anche il lavoro del tecnico è difficile, se potesse ideare la preparazione con lo stampino per tutti gli atleti oltre che più facile sarebbe anche terribilemente noiosa, molto meglio che non esista un modello di corsa e ci si debba sforzare di leggerlo in ciò che ci propone l’atleta. Con calma perché con la fretta non si ottiene nulla, nemmeno a briscola e tresette.