Qualcuno sostiene che io sia il tecnico che va in giro a dire che l’allenamento sulla forza non serve ad un emerito cavolo nella maggior parte delle discipline sportive. Estrapolando in modo maldestro da alcune mie frasi forse si può proprio giungere a conclusioni simili ma è il classico modo per far dire cose che non sono state dette.
Diciamo pure che nel mio caso si fa poca fatica a estrapolare cattivi commenti sull’allenamento della forza nella preparazione sportiva perchè in effetti sono proprio convinto che un certo modo di allenare la forza non serva proprio a nulla.
In realtà la forza serve in tutto il movimento e, per dire, serve pure per giocare a scacchi, ma chiaramente è un certo tipo di forza e non è che la puoi addestrare in palestra.
Io affermo come sia pressochè inutile chiudersi in palestra a sviluppare la forza con macchine da palestra e/o pesi nella preparazione alla maggior parte delle discipline sportive.
Essenzialmente le macchine da palestra sono ignoranti ed offrono una gamma di movimenti troppo limitata che non torna utile per preparare il gesto tecnico di moltissime discipline sportive. Per quanto riguarda i pesi ci tocca fare più o meno lo stesso discorso perché non ci consentono di fare movimenti molto specifici che hanno attinenza con il gesto che andiamo a preparare ed allora, a quel punto, tanto vale servirsi di esercitazioni a corpo libero per lo sviluppo della forza che, se non altro, hanno il vantaggio di poter essere selezionate e messe a punto con più specificità in relazione al gesto tecnico che dobbiamo mettere a punto.
L’allenamento della forza è altamente specifico, questo è quello che sostengo continuamente e che non deve essere travisato. Se qualcuno è convinto che si possa allenare la forza in modo specifico grazie alle comuni macchine da palestra e all’utilizzazione dei pesi allora abbiamo visioni diverse del processo di allenamento. Per esempio io sono convinto che uno dei compiti del tecnico sia quello di migliorare la forza dell’allievo senza che questo patisca un abnorme incremento della massa muscolare.
Ci sono atleti che vanno in palestra con il preciso scopo di aumentare la massa muscolare. Ma quelli, a meno che non siano Body builder, non sono sportivi e molto spesso si chiudono in palestra proprio perché non praticano alcuna disciplina sportiva.
Nella pratica sportiva l’incremento della forza è un mezzo, non un fine e se questo implica un grande aumento della massa muscolare può essere un inconveniente per la maggior parte delle discipline sportive. Decisamente intuitivo capire come la forza degli arti inferiori di un maratoneta non possa portare ad un enorme incremento della muscolatura degli arti inferiori altrimenti il maratoneta non corre più, ma anche restando nel campo della velocità che nella disciplina dei 100 metri esaurisce il suo gesto in meno di 10 secondi il velocista troppo muscolato non è avvantaggiato rispetto a quello leggero nel senso che si deve portare a spasso peso in più. Dunque è il rapporto peso potenza a fare la differenza e non la semplice acquisizione di forza in valore assoluto. Temo che la forza nuda e cruda, se non applicata a dovere, non sia sufficiente a far vincere nemmeno colui che si diletta in clamorose sfide a “braccio di ferro” perchè il braccio “di ferro” anche se si chiama così è decisamente mobile.
Per liberarci dalla mania delle macchine da palestra dobbiamo semplicemente pensare che il nostro organismo seleziona le doti di forza in base al compito che gli proponiamo nel modo più economico possibile. Lui prende la forza necessaria all’espletamento di quel preciso compito e si occupa di impiegarla tutta nel modo migliore.
Quando un atleta va in sala pesi e si mette a spingere contro resistenze ben precise la centralina di comando decide di reclutare tutta la forza possibile per quel preciso gesto. Se il gesto è semplice (come quello suggerito dalla maggior parte delle macchine da palestra) è possibile che occorra l’estrinsecazione di una grande quantità di forza in modo che non necessita di una grande coordinazione ma che richiede comunque la realizzazione di un picco di forza molto consistente. In tale situazione la via più breve per adattarsi a tale compito è quella di aumentare il numero di fibre musoclari per reclutare al meglio tutta quella forza. Ma lo stesso numero di fibre sarà poi necessario quanto andremo e svolgere il compito motorio specifico suggerito dalla nostra disciplina sportiva?
La moda della forza probabilmente è stata inventata da chi produce macchine da palestra e sull’affollamento delle sale muscolazione ci guazza facendo affari d’oro. Dire che la forza non serve nella maggior parte delle discipline sportive non è una cosa corretta ma deve essere interpretato alla luce del fatto che stiamo dedicando sempre più tempo allo sviluppo della forza in tutte le discipline sportive e questo anche con riferimento ad atleti che non si allenano poi molto.
Facendo due esempi distanti fra loro ma che possono far capire l’intera problematica a mio parere ha senso che un lanciatore di peso passi dieci ore alla settimana in sala muscolazione solamente se durante la stessa ne passa venti a mettere a punto tecnicamente tutto quanto costruito in quelle dieci ore in palestra. Per quanto riguarda un maratoneta invece ritengo semplicemente folle che passi in palestra più del 50% del tempo che passa per correre e così per esempio posso giustificare le dieci ore di palestra solo in un maratoneta che corre più di venti ore alla settimana che vuol dire trecento chilometri alla settimana. Siccome questi sono carichi leggendari che nessuno osa più proporre se ne deduce che non ha alcun senso che il maratoneta passi in sala muscolazione più di dieci ore la settimana se non per rilassarsi al calduccio fra una sessione e l’altra di corsa.
Insomma nell’era dove viene proposta la corsa sul tapis roulant anche quando fuori si sta bene ed è proprio gradeevole correre all’aperto non c’è da stupirsi se qualcuno si è inventato che si costruiscono le prestazioni di molti sport che con la palestra non hanno nulla a che fare proprio in palestra, però è opportuno avere gli anticorpi verso queste proposte per non andare a sbilanciare la preparazione in modo assurdo solo per motivi commericiali. Per lo stesso motivo ci stanno convincendo che una calzatura per correre dopo settecento chilometri va buttata via quando un tempo, con la dovuta rotazione, si faceva durare una calzatura anche tremila chilometri. Ci si infortunava anche meno di adesso, con chilometraggi che erano allucinanti (e quello per fortuna l’abbiamo capito) e allora viene il sospetto che quei 700 chilometri siano dettati da precise esigenze di mercato più che da necessità concrete. Forse il mito della muscolazione ha pure a che fare con questo tipo di discorsi.