RECUPERO E REVISIONE DEL PROCESSO DI ALLENAMENTO

C’è gente che programma l’allenamento ad un mese ed anche più. Penso che questi personaggi abbiano una conoscenza eccezionale delle loro capacità di recupero e riescano a prevederlo nei minimi dettagli. Oppure penso che queste persone non abbiano voglia di pensare all’allenamento, praticano attività sportiva tanto per muoversi ma di centrare i giusti carichi di allenamento non gliene frega proprio niente perché se non stai lì ad ascoltarti ogni cinque minuti (non una volta al mese quando butti giù la fantomatica ed assurda tabella di allenamento o scheda di lavoro come vogliono chiamarla i santoni del movimento) non puoi capire qual’ è la mossa successiva da fare per fare un buon allenamento. Pertanto a chi mi chiede ogni quanto è utile riprogrammare la “scheda di allenamento” rispondo “Ogni cinque minuti” ed a quel punto non ha più tanto senso chiamarla “scheda di allenamento” che è un nome che non sta né in cielo né in terra e che può starci solo nelle palestre con tanto di lustrini ed istruttore da sala attrezzata.

C’è voglia di risparmiare tempo, indubbiamente, e non si ha tanta voglia e tempo per pensare all’allenamento, pertanto è utile programmare anche a lunga scadenza così sai sempre cosa fare, giorno per giorno senza pensarci su e puoi pure arrivare al campo all’ultimo secondo che tanto non devi chiedere nulla a nessuno, nemmeno a te stesso.

Ed è questo il punto. Io non dico che tu deva necessariamente avere un allenatore, se così fosse questo sito probabilmente non esisterebbe nemmeno ed io invito caldamente la gente a muoversi anche se non può contare sull’assistenza di un tecnico, però almeno a te stesso devi rendere conto, devi recuperare gli allenamenti ed in questo famigerato recupero che è importante come e più dell’allenamento (non a caso il doping moderno è impostato tutto sul recupero ed è per questo che riescono a non chiamarlo più nemmeno doping) devi anche trovare il tempo per immaginare le mosse successive più utili.

Il recupero serve anche per aver il tempo per capire cosa sta succedendo. Se non recuperi cadi in un vortice dove ad un certo punto il medico ti dice che hai bisogno di certi prodotti per recuperare ed ha proprio ragione perché quando si sconfina dal fisiologico al patologico occorrono le medicine per ripristinare un certo tipo di salute. Ma lo sport si fa per stare bene e pertanto i medici andrebbero tenuti fuori da questo tipo di discorsi, se tutto funziona per prepararsi bene di farmaci non se ne usa nemmeno uno ed i giusti recuperi devono essere previsti e selezionati con cura. Senza la collaborazione dell’atleta anche il miglior allenatore della terra non può proporre i giusti recuperi perché è proprio sulla base delle sensazioni dell’atleta che si formula il giusto recupero, altro che programmazione ad un mese.

Allenarsi costa tempo, sacrificio ed attenzione. Senza l’attenzione non si va da nessuna parte ed è assolutamente scriteriato l’atteggiamento di quell’atleta che in preda allo stress non pensa minimamente a cosa sta facendo e pensa invece ad un’unica cosa: “Che abbia recuperato o no io l’allenamento lo faccio, devo farlo, poi in qualche modo lo recupero e comunque non ho tempo di star lì a pensare a come variare il programma in base alle mie sensazioni di fatica…”

La fatica va ascoltata e chi non la ascolta non è un eroe ma un pirla perché prima o poi il nostro organismo presenta il conto delle mosse sbagliate e per cui non si può assolutamente risparmiare tempo facendo finta di niente e svolgendo un allenamento che poteva essere svolto in condizioni ottimali ma non in condizioni di recupero deficitario. La moda di servirsi di ausili farmacologici di tutti i tipi purtroppo viene incontro a questo atteggiamento scriteriato ma lì dovrebbe essere il medico che prescrive questi farmaci a mettere in guardia tecnico e atleta dicendo che c’è qualcosa che non quadra. I farmaci vanno prescritti ai malati e non ai sani, se uno non recupera o non è sano oppure fa finta di niente e conta in modo maldestro su mezzi che non devono servire ad accelerare il recupero perché non sono stati inventati per quello. Famoso il mitico acido acetilsalicilico dei ciclisti amatoriali che è uno dei mezzi più idioti per accelerare lo smaltimento delle tossine di allenamenti un po’ troppo audaci. In quel modo forse si allevia davvero un po’ la sensazione di impaccatura muscolare tipica dell’allenamento di una certa intensità ma ci si procura anche un buon viatico per una futura ulcera gastrica perché con i farmaci non si può scherzare.

E’ importante pensare al recupero come all’allenamento, visto che è tanto di moda “programmare” allora “programmare” il recupero per fare in modo che ci sia sempre tempo per rivedere la preparazione ed in quel senso la “programmazione” deve diventare uno strumento per pensare di più all’allenamento e non per pensarci una volta al mese. In ogni allenamento c’è da pensare prima cosa conviene fare, durante se ciò che si sta facendo è giusto e pure dopo per tentare di capire come potrà essere recuperato quell’allenamento. Quando dico così molti mi rispondono: “Ah, mi spiace, io mi alleno così tanto per fare, non ho tempo per star lì a pensarci molto…” ed il mio consiglio cronico ed anche un po’ incazzato è: “Invece devi trovare il tempo per pensare a ciò che fai altrimenti rischia di essere tutto inutile e poi ti trovi che l’unica cosa che puoi fare è metterti lì a guardare quelli della televisione perché hai sbagliato con i tuoi allenamenti, spegni la televisione e trova il tempo per pensare alla tua preparazione, solo se ci pensi potrà essere vincente, solo se da risultati potrà essere divertente, sono perfettamente d’accordo sul fatto che il miglioramento del rendimento non deva essere un obbligo ma fare le cose come van fatte lo è per stare bene, non per fare il record del mondo.