QUELLO CHE PASSA DELL’INFORMAZIONE

In tempi di informazione deviata siamo molto ben allenati a far passare male l’informazione. Il rapporto allenatore-atleta si basa essenzialmente su uno scambio di informazioni e anche se l’allenatore è molto preparato e l’atleta potenzialmente molto collaborativo, se la capacità di trasferire le informazioni, sia in un senso che nell’altro, non è abbastanza elevata il rapporto non può essere molto produttivo.

Purtroppo abbiamo la lingua italiana infiltrata di una gran quantità di termini in inglese e non è che il vero disastro sia concretamente questo ma è la dimostrazione che della qualità dell’informazione non ce ne interessa poi molto perché se fosse per questa ci guarderemmo bene dall’adoperare l’inglese che è un linguaggio tendenzialmente più povero nel quale certe sfumature possono sfuggire. Se a questo aggiungiamo il fatto che tendenzialmente noi italiani con la lingua inglese ci destreggiamo piuttosto male il gioco è fatto e forse saremmo più precisi a comunicare con i dialetti locali.

Ci sono delle spinte ben precise ad informare il “difetto di informazione” e sembra un gioco di parole ma è la triste realtà di tempi nei quali certe verità non si vuole che vengano a galla perché sono destabilizzanti nei confronti di un sistema che si basa essenzialmente sull’informazione deviata.

Sono i tempi del “televoto” dove il cittadino misura la sua potenza e la sua capacità di condizionare la realtà essenzialmente con questo.

Accade che un tredicenne armato di cultura del telefonino provi ad ammazzare la sua insegnante che dovrebbe proteggerlo dalla cultura del telefonino e non possiamo dire che la colpa sia dell’insegnante se questa ha rischiato la vita per questo difetto di informazione. E’ chiaro che se l’insegnante era più precisa nel suo messaggio questo non tentava di ammazzarla ma se questo non capisce più nulla perché è anestetizzato dal telefonino diventa impossibile per l’insegnante abbozzare un qualsiasi tipo di comunicazione.

Quando ho scritto che il referendum andava fatto per abolire l’uso del telefonino più che per la riforma della giustizia non ho scherzato. Ci troviamo di fronte ad una svolta epocale dove se non ci rendiamo conto che la cultura del telefonino di sta rincoglionendo tutti, grandi e piccini, rischiamo di andare veramente alla deriva verso livelli di disinformazione di massa veramente patologici.

Lo sport è importante per stare bene, per conquistare quel tipo di salute che una grande quantità di veleni e di stress ci tolgono ogni giorno ma se non riusciamo a destreggiarci nel mondo dell’informazione difficilmente riusciremo ad usare lo sport come va usato e saremo più propensi ad usarlo come contenuto televisivo da consumare comodamente seduti sul divano.

Pertanto come è importante sapersi muovere è importante anche sapersi informare e saper trasferire l’informazione nel modo corretto e le due cose sono correlate fra loro. Se riusciamo a muoverci abbiamo più possibilità di far funzionare il cervello per modulare meglio l’informazione. Se ci informiamo meglio abbiamo più possibilità di muoverci meglio in tutti i sensi. E’ chiaro che certe capacità di movimento non sono in sintonia con la società del burattinismo e non sono funzionali ai ritmi dell’iperproduzione e quello è un altro problema ancora, oppure è sempre lo stesso perché è proprio per quello che ci sono grandi interessi a creare il caos dell’informazione.