QUALCOSA SULLA PUBALGIA

Mai avuto la pubalgia. Ed è anche per quello che non potrò scrivere nessuna ricetta magica contro la pubalgia. Non l’avrei scritta ugualmente nemmeno, anche se fosse uno di tutti gli altri centomila dolori da sovraccarico che ho avuto e nei quali nei quali può incappare chi ha fatto attività sportiva in un modo un po’ esasperato. Sulla pubalgia in effetti ero un po’ preoccupato, come quel tale che andava dal medico dicendo: “Dottore sono preoccupato, non ho il diabete.” e il dottore rispondeva “Bene, ma di cosa si preoccupa?” replica un po’ disorientante: “Le altre le ho tutte…”.

Sulla pubalgia ero un po’ preoccupato perché, essendo praticamente l’unica patologia da sovraccarico che non ho dovuto affrontare direttamente sulla mia pelle, mi sentivo un pochino spiazzato e poi, proprio perché non l’avevo mai avuta, sapevo che prima o poi sarebbe venuta fuori come quelle famose figurine dei calciatori dell’album Panini che sembravano che non si trovassero mai ma poi con un po’ di pazienza le trovavi. Fra l’altro la pubalgia è proprio correlata con i calciatori ed è proprio per quello che nell’ultimo mese, anche se ce l’avevo già, ripetevo a me stesso: “Non puoi avere la pubalgia, non sei un calciatore, non sei nemmeno stato un calciatore se è vero che pur avendoci giocato molto da  bambino fra gli 8 ed i 12 anni ormai è quasi mezzo secolo che non tocchi più un pallone neanche per sbaglio.” Ed invece non facevo i conti con un teorema molto semplice che recita che “Se hai una certa età e fai una sana attività sportiva (non c’è nessun bisogno di esagerare) può pure venirti fuori anche improvvisamente qualsiasi patologia da sovraccarico  di qualsiasi tipo e tipica di qualsiasi sport anche che non l’hai mai praticato e la causa è semplicemente una: che ormai hai una certa età e tutto è possibile…”.

Dunque adesso sono un po’ più tranquillo. ho preso pure la pubalgia però facevo bene ad essere un po’ preoccupato perché, non avendola mai avuta, non ero attrezzato ad affrontarla bene tanto è vero che la prima mossa l’ho già sbagliata identificandola un po’ tardi quando il problema è già piuttosto consistente. In questi casi infatti, anche senza sospendere l’attività sportiva è buona norma non fare mai finta di niente non portare avanti la cosa per pigrizia e tentare di porci rimedio subito invece proprio con l’attività fisica.

Proprio con l’attività fisica appunto ed è questo l’unico consiglio  che do su questo articolo estemporaneo che non da soluzioni miracolistiche per nessuno.

Nell’esame di traumatologia all’ISEF io ho fatto una splendida figura perché ho avuto una grande umiltà nell’affrontarlo. Quella grande umiltà che ho fatto molta fatica ad avere nell’esame di farmacologia e che mi ha fatto avere dei seri problemi per superare l’esame (ad un certo punto per non rovinare il voto che obiettivamente non poteva essere basso ho dovuto semplicemente zittirmi per non litigare con la profe e sono andato via senza lode e con la profe quasi arrabbiata…). La differenza fra traumatologia e farmacologia è stata una sola: che mentre il profe di traumatologia l’ho ritenuto semplicemente innocente ed impossibilitato a comprendere alcuni aspetti di certi argomenti, la profe di farmacologia, non so ancora se a torto o a ragione, non l’ho ritenuta innocente ed ho ipotizzato che volesse glissare e fare la “politicamente corretta” su un argomento che all’ISEF era troppo importante per non essere affrontato in modo approfondito, coerente e soprattutto onesto come fra l’altro avveniva più o meno in tutti i corsi dell’ISEF di quei tempi: l’argomento doping.

A traumatologia il doping non c’entrava nulla e c’era invece sul tavolo un’altra questione un po’ spinosa. Che studiando bene la traumatologia da sovraccarico avevo capito che a volte sui libri ci sono scritte molte fesserie, ma non su uno solo, sulla maggior parte, ed è come se i vari medici e scienziati si mettessero d’accordo per insistere su certe fesserie perché bene o male le raccontano tutti. Forte di questa esperienza maturata sul campo io sono arrivato all’esame con una grande umiltà, conscio di trovarmi di fronte ad un personaggio che, pur preparatissimo ed inattaccabile dal punto di vista della capacità della diagnosi, dal punto di vista della soluzione del problema era inevitabile che avesse un piccolo limite: che aveva letto tutti quei libri, se addirittura non ne aveva scritto, senza passare nemmeno una di quelle patologie da sovraccarico e pertanto l’esperienza sulla risoluzione del problema era legata ad aspetti puramente teorici ma non pratici.

Lo so che è molto triste dirlo, ma mentre per aiutare a fare il record del mondo in una certa disciplina sportiva non è necessario aver fatto il record del mondo in quella disciplina e ci sono ottimi allenatori di certi sport che nel loro sport sono stati semplicemente negati, per aiutare a risolvere bene un problema da sovraccarico funzionale rimediato con un’attività sportiva un po’ esasperata, bisogna anche esserci passati dentro e non è sufficiente aver letto tutti i libri di traumatologia di questo mondo.

Ecco allora, venendo al sodo, sulla pubalgia io sono andato a consultare Internet come se fossi un calciatore quattordicenne che si becca il primo dolore da sovraccarico della sua vita ed ho scoperto, anche in modo gradevole, che si può attingere qualcosa di interessante anche da Internet. Purtroppo bisogna essere attrezzati a decodificare il messaggio altrimenti si rischia di dare troppa importanza a cose che se non decodificate possono farci commettere degli errori.

Premetto che ho consultato principalmente miei colleghi saltando la parte della diagnosi. Sulla diagnosi sono convinto che i medici siano assolutamente attendibili e devono giustamente essere consultati loro, nessun stregone su Internet, occorre proprio un consulto medico. Poi, una volta che avete la diagnosi e sapete che quell’accidenti è un normale sovraccarico articolare e non altro allora può pure essere utile consultare i miei colleghi su Internet. Perché? Perché questi, pur se a volte un po’ presuntuosi, partono da dei principi che sono sacrosanti. Primo: ogni patologia ha storia a sé e non si può standardizzare proprio nulla, non esiste la ricetta magica per nessuno e deve proprio essere compreso il problema nei dettagli con preciso riferimento al soggetto in questione, non come se ci fosse un solo protocollo per una sola pubalgia ma come se ci fossero milioni di protocolli per milioni di pubalgie tutte diverse fra loro. Seconda cosa, che una volta tanto mi fa essere orgoglioso di appartenere alla categoria: dimenticatevi di risolvere una pubalgia (così come la maggior parte dei dolori da sovraccarico funzionale) con le medicine o con le terapie fisiche. Se la risolvete in quel modo vuol dire che era una cosa che potevate risolvere anche senza far niente. Il vero dolore da sovraccarico funzionale va studiato bene, analizzato e deve essere affrontato da un esperto del movimento (ma anche da voi stessi se decidete con tanta pazienza di diventare esperti del “vostro” movimento) perché è solo comprendendone bene le cause che possiamo avere delle possibilità di mettere a punto delle esercitazioni riabilitative specifiche per affrontare quella precisa “configurazione” di patologia.

Dopo aver incensato i miei colleghi non perdo l’occasione per criticarli un momento perché se non critico almeno un po’ non sto bene e chiudo semplicemente dicendo che loro stessi, nei loro video, dovrebbero invitare l’allievo-paziente a sentire più campane e ad armarsi di grande prudenza e pazienza perché mentre per risolvere certi problemi con le pastigliette non ci vuole niente, tentare di risolverli davvero con l’attività fisica non per niente facile, al contrario è facilissimo sbagliare e si va continuamente per tentativi ed errori anche perché la ricetta magica non c’è su nessun libro. Pertanto consultate pure Internet ma prima di muovervi fatevi un’opinione vostra che non potrà mai essere coincidente con quella di chi vi avrà proposto “Questo, questo e questo”. Mi si dice sempre “Certo ma alla fine io devo decidere che esercizi fare…” Non lo metto in dubbio, puoi provarli anche tutti ed in questo senso su Internet ne troverai tanti perché ognuno te ne propone di diversi (e questa è una ricchezza non un limite: non lamentatevi perché ognuno propone un a cosa diversa è proprio quello a farvi capire la complessità del problema, hanno tutti ragione e tutti torto. Ragione quando propongono, torto quando vi fanno passare la loro soluzione per la ricetta magica) in ogni caso alla fine dovrete decidere voi perché nessuno può uscire dallo schermo del computer e dirvi che per voi gli esercizi più indicati sono questi invece degli altri. Per cui date fiducia al movimento e se vi manca fantasia consultate pure Internet ben sapendo che l’esercizio dimostrato da Ugo è solo di Ugo mentre quello che fa al caso vostro potrà pure somigliare a quello (che è comunque un’idea) ma non può essere proprio uguale a quello di Ugo. Buona attività fisica a tutti e se scopro qualcosa sulla pubalgia che può essere utile anche a voi lo scriverò facendo un vero articolo sulla pubalgia. Senza ricette magiche.