L’IMPORTANZA DELL’ATTIVITA’ FISICA ALL’APERTO

Questo periodo di Covid è stato (ed “è” purtroppo…) un grande periodo di esperimenti sociali. Sono esperimenti obbligati, dettati da necessità che ci ha imposto la lotta contro il Covid e sono di vasta portata. L’Italia ha giocato un grande ruolo in questi esperimenti, secondo qualcuno li ha orchestrati in maniera esemplare (si parla addirittura di un “modello Italia” che ha fatto scuola nel resto del mondo) secondo altri non li ha condotti nel migliore dei modi.

Direi che sia abbastanza evidente che chi non ha messo in campo nessuna di queste scelte “sperimentali” non abbia avuto grandi risultati e così, senza incensare un modello che forse solo la storia potrà riuscire a valutare in modo più attendibile, si può certamente affermare che almeno in qualche modo abbiamo provato a contenere il Covid e che certamente almeno parte delle scelte operate sono state azzeccate, altrimenti non avremmo avuto risultati migliori di chi non ha fatto assolutamente nulla.

Ciò che è certo che questa serie di esperimenti sociali hanno mostrato anche delle evidenze interessanti che vale la pena analizzare per progettare una società migliore. Ovviamente anche nella valutazione di queste cose ognuno va un po’ a modo suo, sono talmente tanti gli aspetti da valutare che è difficile che esista un metodo scientifico per valutare la marea di dati che può aver prodotto questa situazione.

Senza alcuna pretesa di fare scienza (chi l’ha mai avuta qui sopra? Sono anni che predico che l’attività motoria è arte e non scienza) mi limito a fare delle osservazioni che non sono per nulla nuove. E’ il mio vissuto a far dare particolarmente peso a queste cose, probabilmente ce ne sono di ancora più importanti che devono essere sottolineate ancora di più, io mi limito a vedere ciò che i miei occhi vedono con una certa nitidezza.

Curioso ma io attribuisco molta importanza alla qualità dell’aria nelle città in pieno lockdown: nelle nostre città pareva di essere in montagna, l’aria profumava e tanti si lamentavano di non poter uscire proprio perché era fantastico respirare l’aria pulita nelle nostre città ma… non si poteva farlo perché non ti lasciavano uscire nemmeno a piedi.

In un primo tempo i “negazionisti dei blocchi del traffico” quelli che vogliono far andare le auto anche su per i muri, tanto per intenderci, hanno provato a difendersi dicendo che la diminuzione di traffico non stava producendo risultati significativi nella lotta all’inquinamento. E in un primo tempo, purtroppo, pareva proprio che fosse così. Poi il lockdown si è protratto, nessuna riapertura al traffico selvaggio e pian piano l’aria ha cominciato a profumare e anche le rilevazioni hanno cominciato a dare dati non solo significativi ma decisamente convincenti. Anche se i riscaldamenti funzionavano, anche se molte industrie stavano comunque andando, il blocco del traffico ha cambiato la qualità dell’aria delle nostre città in modo impensabile.

Tale “esperimento” non può indubbiamente portarci alla conclusione che bisogna far sparire l’auto dalla nostra civiltà ma deve tappare la bocca una volta per tutte a chi sostiene che il blocco del traffico non serva a migliorare la qualità dell’aria in città. Il blocco del traffico non serve a nulla se fatto male, se fatto per finta ma se fatto con la dovuta energia è determinante per pulire l’aria nelle zone urbane.

A tale esperimento ne va associato un altro che è stato fatto contemporaneamente. Negli stessi giorni era vietato anche uscire a piedi. Si poteva farlo solo per necessità impellenti. E lì la gente ha capito quanto sia importante muoversi all’aria aperta.

Io spero che non si ripeta la scena del signore che è sceso in strada brandendo una motosega come arma contro chi voleva fermarlo ma quella scena resta emblematica di restrizioni molto forti nel peggior momento di diffusione del virus che forse devono essere riviste in modo critico.

Forse occorreva il virus per farci capire che l’aria che respiriamo è importante come il cibo. L’aria pulita ci ha fatto capire cosa ci manca troppo stesso ai nostri giorni. L’impossibilità di andare a gustare questa aria pulita all’aperto ci ha fatto capire quanto sia importante uscire di casa e se qualcuno in preda alla crisi economica dilagante aveva già progettato di mettersi a fare il delinquente (tanto anche se mi prendono non penso che in galera si stia poi così male) forse dopo il lockdown ha cambiato idea perché ha capito quanto sia prezioso poter uscire liberamente all’aperto.

Ripeto alla nausea che non voglio ipotizzare osservazioni scientifiche ma penso che fra le varie misure prese nel periodo peggiore quella di vietare assolutamente di uscire dalla porta sia stata probabilmente la meno razionale e quella che probabilmente non ha dato alcun risultato se non una serie di problemi psicologici ad un grande numero di persone poco attrezzate a sostenere un divieto simile.

Il virus era nelle case non fuori dalla porta. Era nei supermercati, negli ospedali,  nelle farmacie e poi è entrato nelle case di riposo. Insomma si è replicato al chiuso non all’aperto. A costo di far portare un evidente braccialetto ai positivi io avrei concesso l’ora d’aria, scaglionata e ben regolamentata anche ai positivi non sintomatici ed ovviamente anche ai quarantenati non positivi che si sono trovati nella condizione di prendersi il virus perché ingabbiati 24 ore su 24 assieme a soggetti positivi.

E’ impossibile dire se questa mossa poteva produrre una minor diffusione del virus o invece era pericolosa ed inopportuna. Io temo che non sia stata ipotizzata e messa in campo più per un problema organizzativo che per un riscontro scientifico. Poteva essere una mossa razionale ma si aveva paura di non riuscire a gestirla. Se facciamo eccezioni dopo ci troviamo tutti per strada e succede come nei finti blocchi del traffico dove con mille deroghe non ti accorgi nemmeno quando c’è il blocco del traffico perché c’è comunque pieno di auto per strada.

Si è scelta la linea dura per semplificare anche il lavoro di chi doveva eseguire i controlli. L’idea di controllare la regolarità dell’uscita per ora d’aria di un quarantenato era insostenibile. E dunque, molto probabilmente la scelta fatta è stata l’unica spendibile.

Resta la scena dell’impazzito con la motosega in mano che io mi auguro che non abbia fatto del male a nessuno e che non sia finito in galera per tale gesto.

L’attività fisica all’aperto è fondamentale per la qualità della vita e, senza dati alla mano, posso tranquillamente affermare che nella validità del modello italiano molti purtroppo si sono ammalati perché costretti a stare a contatto con i positivi 24 ore su 24. Nell’altra stanza certo, ma nella stessa abitazione e senza poter andare fuori a respirare aria pulita (e questo è il paradosso perché l’aria in quei giorni era davvero pulita e salubre).

Io mi auguro che non ci si trovi nuovamente nella condizione di dover imporre lockdown drastici ma immagino che in tale nefasta ipotesi dovrebbe essere comunque rivisto il sistema della chiusura totale. Non si devono più ripetere le scene di quelli che andavano al supermercato (luogo potenzialmente molto pericoloso) per avere la scusa per uscire. Non si devono più ripetere le scene di coloro che essendo fumatori erano contenti di esserlo in quanto autorizzati ad uscire per andare a comprare le sigarette. Battuta idiota che ho fatto anch’io ma è circolata davvero: “Adesso inizio a fumare così almeno ho una scusa per uscire di casa”.

Il lockdown è stato devastante ma ci ha insegnato delle cose molto importanti. Intanto che pulire l’aria nelle nostre città non è per nulla impossibile, basta avere il coraggio di provarci, poi che la vita all’aria aperta è fondamentale per stare in salute e dal mio punto di vista ne aggiungo un altro paio: che fuori ci si muove molto meglio che in casa (hai voglia ad organizzare l’attività fisica solo in casa, ci vuole il triplo di buona volontà) e dulcis in fundo, aveva ragione quel produttore di bici elettriche svizzero che diceva che le piste ciclabili esistono già dappertutto, è solo una questione di leggi. Durante il lockdown si andava via in bicicletta in tutte le strade senza problemi, si trattava solo di scansarsi quando passava un’ ambulanza ma nelle normali strade quello che doveva scansarsi era l’automobilista, non il ciclista, magari fosse così tutti i giorni.

Ma ci sono le leggi della produzione. Le leggi della produzione le facciamo noi, si può benissimo produrre anche tutelando la salute dei cittadini, basta volerlo, non è lasciando le auto libere di scorrazzare come negli anni ’60 che si tutela la produzione.