L’ATTIVITA’ FISICA NON CONSENTE TEST “A CROCETTA”

Forse in matematica si possono fare test a crocetta. Una domanda del tipo “Tre per tre fa nove?”. In quel caso si può barrare la casella “Vero”. Secondo la matematica è proprio vero, tre per tre fa nove. Se trattiamo di filosofia già il discorso si complica, non sappiamo nemmeno più se tre per tre fa nove.

Se l’argomento è la storia (dove l’attendibilità delle fonti è fatto cruciale ed a scuola non viene mai studiata abbastanza) domande un po’ strane tipo “Era bianco il cavallo bianco di Napoleone?” forse possono essere evase con un test a crocetta ma tante altre non si prestano assolutamente a tale metodo di valutazione.

Se trattiamo di attività fisica nemmeno alla domanda “Sono proprio rosse le fibre rosse?” Possiamo rispondere con un test a crocetta perché invece di una semplice “X” occorre un vero e proprio tema per rispondere a questo argomento. Tema che non può essere svolto senza contraddittorio altrimenti l’allievo elabora un inutile polpettone la cui lettura addormenta esperti del movimento ma anche filosofi e matematici.

Il test a crocetta rappresenta un po’ la filosofia del nostro sistema di informazioni, dalla scuola al telegiornale, ai social, alla pubblicità. Valutiamo tutto per ciò che è vero o falso, per ciò che è utile o sconveniente, per ciò che è bello o brutto, buono o cattivo. Abbiamo bisogno di avere delle indicazioni di comportamento e senza quelle siamo disorientati.

In realtà noi non abbiamo bisogno di alcuna indicazione di comportamento e quelle che vengono dal nostro credo religioso (le hanno anche quelli che si dichiarano atei per darsi un atteggiamento…) bastano e avanzano. E’ il mercato che ha bisogno del nostro interessamento verso il “giusto o sbagliato” perché così può orientare i nostri consumi.

Per il mercato che noi consumiamo secondo i nostri gusti piuttosto che secondo indicazioni da modificare continuamente è una vera e propria disgrazia. Il mercato fermo muore. ha bisogno di movimento più di quanto ne abbiamo noi ed è grazie a continue nuove indicazioni verso il consumatore che sopravvive.

Accettare l’inattendibilità dei test a crocetta vuol dire crearsi problemi che non abbiamo voglia di porci. In effetti con un bel test a crocetta tutto è molto più rapido, semplice e chiaro. Anche la correzione di un compito. Allora dobbiamo farci una domanda semplice semplice: se vogliamo scavare nella realtà delle cose o se vogliamo accontentarci di osservarla fugacemente in modo superficiale.

Anche qui è il mercato con i suoi metodi ad illuminarci e a testimoniare ciò che è utile per farlo funzionare e ciò che invece è utile per far funzionare le nostre menti. La maggior parte delle grandissime occasioni hanno una durata molto breve. Non è perché hanno bisogno di concludere in fretta l’affare ma è semplicemente perché hanno la necessità assoluta di non farvi ragionare. Se ragionate con un po’ di calma (neanche tanta, solo un po’) scoprite che la maggior parte delle mega occasioni del mercato sono delle autentiche fregature ma questa scoperta avviene dopo un po’, non nell’immediato e pertanto aver tempo a disposizione per rifletterci è un’autentica mannaia per il mercato.

E’ il mercato a propinarci il test a crocetta e noi ci siamo cascati perché ormai il mercato comanda tutto, anche l’informazione, anzi, soprattutto l’informazione.

All’Isef, (ma erano tanti anni fa, adesso esistono le “Scienze motorie”) ci hanno sempre insegnato che alla maggior parte dei quesiti che riguardano l’attività fisica non si può rispondere in termini assoluti di vero o falso e che anche la più idiota e inattendibile delle risposte se argomentata in un certo modo può avere un suo significato da valutare con attenzione.

Il problema nell’arte dell’attività motoria non è di chi risponde alla domanda ma di chi valuta la risposta che deve capire se questa risposta è utile o meno, più che vera o falsa. Può essere molto più intelligente ed esauriente una risposta ritenuta grossolanamente “falsa” di una ritenuta il modo altrettanto grossolano “vera”.

Il problema tosto pertanto è di chi pone il quesito più che di chi deve rispondere e pertanto è sempre l’insegnante che si trova costretto a rivedere continuamente ciò che ha sempre ritenuto sacro su un certo argomento.

E’ molto più facile procedere con i test a crocetta, forse anche più deprimente. Come esperti del movimento tale opzione non ci è concessa se non a prezzo di grandi ipocrisie.

Io dico che questa è la fortuna del nostro campo di indagine. Che poi sia un problema per chi le chiama “Scienze motorie” quello non è un grande dramma. Noi “vecchi” (scrivo vecchi, non “diversamente giovani” perché trovo che sia più entusiasmante scrivere vecchi, con tutta la fatica che abbiamo fatto per diventarlo) siamo sempre stati abituati a pensare che non abbiamo bisogno di possedere la verità assoluta. Al contrario, allenati a pensare che anche il più attento di noi continua a sbagliare e pertanto elaborare “Protocolli di intervento” non è una cosa che fa per noi ma solo per altre categorie professionali che devono offrire garanzie che a noi non possono essere richieste.

Per alcuni è una disgrazia per altri l’infinita libertà che è concessa all’arte, in ogni caso la nostra materia non si presta ai test a crocetta e la maggior parte di noi ne vanta con orgoglio questa evenienza molto fastidiosa per il mercato.