LA HASSAN E BEKELE FRA GLI ATLETI PIU’ FORTI DI SEMPRE

Sto parlando di corse sulle lunghe distanze ovviamente perché se andiamo a considerare la velocità ci perdiamo in un ginepraio di confronti quasi impossibile da affrontare. Nei giorni della consacrazione di Kipchoge e della Kosgei che hanno ulteriormente segnato la storia della maratona mi viene da fare delle considerazioni su questi due altri atleti che quest’anno hanno fatto delle cose semplicemente impensabili. Mentre i risultati di Kipchoge e della Kosgei sono sotto gli occhi di tutti e sono stati spiattellati all’opinione pubblica con il giusto clamore, non altrettanto è stato fatto nei confronti della Hassan e di Bekele, o meglio non è stata sottolineata la vera portata dei loro risultati.

Senza nulla togliere alle imprese di Kipchoge e della Kosgei io vorrei affermare che le loro prestazioni di Vienna e Chicago rispettivamente, per quanto sensazionali, erano anche abbastanza prevedibili. Mi spiego, Kipchoge nella sua impresa è stato aiutato da una serie di condizioni costruite attorno al suo “esperimento” che ne hanno facilitato la realizzazione. In un esperimento simile, Kipchoge aveva già corso a Monza poco sopra alle due ore quando il record del mondo reale non era ancora l’attuale 2h01’39” dimostrando che fra il record ottenuto in condizioni di gara e quello ottenuto in condizioni artefatte, non omologabile, ci possono essere circa due minuti di differenza. A Kipchoge resta il merito di essersi presentato puntuale, in perfetta forma, all’appuntamento per ripetere ciò che probabilmente in altri momenti della sua carriera sarebbe già stato in grado di fare e che per poco non gli era riuscito anche a Monza nel primo di questi suoi esperimenti.

Per quanto riguarda la Kosgei, altro fenomeno indiscusso, si può anche dire che Paula Radcliffe aveva corso, assieme ai maschi in 2 ore e 15′ già sedici anni fa e dunque, visto che anche la maratona femminile si è giustamente evoluta negli ultimi anni, era lecito attendersi un miglioramento di circa un minuto e mezzo 16 anni dopo. Per cui, se da un punto di vista del clamore non ho nulla da obiettare sull’importanza delle notizie, da un punto di vista “scientifico” mi tocca affermare che, almeno a mio parere, erano tutto sommato prevedibili.

Non riesco a dire altrettanto invece delle gesta atletiche di quest’anno della Hassan e di Bekele.

Sulla Sifan Hassan sono personaggio poco attendibile, già quando non era ancora l’atleta che è diventata avevo dichiarato su questo sito che mi aveva conquistato il suo modo di affrontare un 1500 metri di livello mondiale, con l’atteggiamento di un’ atleta che si appresta a partire per una corsa non competitiva. Mi sorprendeva questa atleta non molto muscolata che correva con tensioni da podista delle corse su strada e che poi ti produceva un 300  finale di gara da 43″-42″ per andare a vincere un 1500 di livello mondiale. Adesso questa ci ha fatto vedere che è una delle più forti atlete della storia del mezzofondo e non solo. Questa è in grado di vincere tutto dai 1500 alla mezza maratona. Non solo fa grandi risultati (anche Mo Farah ha fatto incredibili risultati dai 1500 addirittura alla maratona ma ha vinto con continuità solo nelle sue vere gare e cioè 5.000 e 10.000 metri) ma proprio vince senza lasciare scampo alle avversarie dimostrando di essere fortissima sia sul ritmo sia a livello tattico, quando con una serenità sorprendente si intrattiene in fondo al gruppo correndo come se stesse partecipando ad una non competitiva.

L’impresa di Doha, quando ha conquistato il titolo mondiale sui 1500 con un gigantesco 3’51″95 e sui 10.000, ha dell’impensabile e non è mai riuscita a nessun’altra atleta. Per come ha vinto può benissimo farci pensare che se l’orario gare glielo avesse consentito avrebbe potuto vincere anche i 5.000 metri. Anche se detiene “solo” il record mondiale del miglio, ottenuto quest’anno con 4’12”, ha una continuità di rendimento sulle varie distanze che è semplicemente sorprendente e all’esordio sulla mezza Maratona si è permessa il lusso di fare subito il record europeo. Di questa atleta c’è solo da sperare che si sappia amministrare perché per la possibilità che ha di spaziare sulle lunghe distanze potrebbe mettersi a fare qualsiasi gara. Speriamo di vederla ancora a lungo e dunque dovrà imparare a selezionare con criterio gli impegni ai quali presentarsi… possibilmente evitando le “non competitive” per le quali dimostra un’ attitudine spiccata.

Per quanto riguarda Bekele la sua impresa di Berlino di due settimane fa per certi versi è ancora più sorprendente, qui sono cronista fedele, non sono un  fan di Bekele anche se mi è simpatico e penso che non sia casuale il fatto che sia nato lo stesso giorno del leggendario Paavo Nurmi (il 13 giugno ma di 85 anni dopo: il 1897 per Paavo Nurmi, il 1982 per Bekele). Per leggere l’impresa di Bekele non è necessario essere suoi tifosi. Bekele ha ancora i record del mondo di 5.000 e 10.000 metri fissati rispettivamente in 12’37” e 26’17” praticamente ad inizio millennio. A 37 anni quando ormai sembrava sul viale del tramonto (gli anni passano per tutti) sfiora il record del mondo sulla maratona per 2″ in un modo che ti viene da dire che praticamente è stato un pirla, una specie di principiante, a non farlo. Quel record poteva certamente essere ritoccato se il primatista mondiale dei 5000 (capace anche di un tempo di poco superiore ai 3 minuti e mezzo sui 1500…) avesse abbozzato uno dei suoi 300 metri finali in grado di fargli vincere tantissime gare in pista e vai a vedere se è stata una svista (clamorosa) o solo l’impossibilità e la non convenienza di forzare dei tendini che volente o nolente sono quelli di un 37 enne che ha corso per una vita ad altissimo livello. Insomma Bekele riesce laddove non riesce Mo Farah che, pur leggermente più giovane, non riesce a portare su strada l’immenso talento che l’ha contraddistinto in pista. Per certi versi si potrebbe dire che Bekele ha fatto un po’ di anni dopo ciò che era già riuscito a fare Gebrselassie. Però mentre sui 5.000 e 10.000 si è limitato a “ritoccare” le imprese storiche del grande Gebre sulla maratona si potrebbe dire che ha fatto ancora di più perché ha fatto ben oltre due minuti meglio di Gebrselassie e due anni più vecchio (il 2h03’59” di Gebrselassie ottenuto a 35 anni mentre il 2h01’41” di Bekele ottenuto a 37 anni).

Da come ha corso a Berlino si potrebbe pensare che il nuovo numero uno della maratona mondiale sia proprio Bekele, purtroppo forse uno scontro Kipchoge-Bekele non ci sarà mai perché di sicuro uno dei due ha qualcosa da perderci. Non sono più giovani né l’uno né l’altro e vediamo se sapranno regalarci altre sorprese, non per schierarmi dalla parte di Bekele ma io mi auguro che, se queste sorprese ci saranno, possano essere su regolari gare omologate perché, per quanto spettacolare, lo show della maratona “agevolata” non può avere il significato di un’ autentica maratona su percorso omologato.