ITALIA CAMPIONE D’EUROPA NEL CALCIO, SPERIAMO CHE SERVA A QUALCOSA

Cinque anni fa, all’indomani dell’eliminazione dell’Italia da un campionato europeo di calcio tutto sommato più che accettabile, scrissi un articolo un po’ particolare dicendo che non ero preoccupato per quella nazionale che anzi mi pareva in buona salute ma semmai ero preoccupato per lo sport di base che pur essendo molto capillarizzato e diffuso, soprattutto a livello di calcio, aveva bisogno di particolare attenzione in quanto vero motore per tutto il settore.

Oggi non solo l’Italia é campione d’Europa nel calcio e dimostro di non essere stato cattivo profeta nel prevedere buoni risultati per la nazionale, ma addirittura la nazionale di atletica seppur a livello Under 23 (ma quella assoluta si è già ottimamente comportata il mese scorso) ha vinto nel medagliere dei campionati europei Under 23. E questa tutto sommato è anche una discreta sorpresa perché non l’avevo assolutamente prevista.

Ebbene i miei discorsi di contorno a questi successi sono perfettamente identici a quelli di anni fa perché ritengo che, anche se i successi degli atleti di vertice siano molto divertenti, certamente gratificanti per chi li ottiene e anche per gli innumerevoli spettatori che hanno modo di assistere allo spettacolo dal vivo e soprattutto per televisione, resti comunque ancora più importante valutare cosa succede nello sport di base perché è quello il prerequisito fondamentale per poter aver un buon numero di campioni ma soprattutto una popolazione più sana, perché senza una popolazione più sana col cavolo che vengono fuori i campioni.

Pertanto, a costo di essere noioso in un modo ossessionante, ripeto ulteriormente che questi risultati fanno certamente piacere e danno allegria all’ambiente ma se non si lavora sulla base dello sport rischiano di essere risultati effimeri che difficilmente potranno essere confermati.

Siamo campioni d’Europa nel calcio e nell’atletica, lavoriamo per poter confermare questi risultati. Utilizziamo questi risultati per dare una motivazione, per dare una scossa al nostro sport di base. Siccome abbiamo un’etichetta da mantenere e non possiamo mangiarcela dobbiamo investire per confermare tale etichetta.

Come? Il discorso è sempre quello, aumentando la quota di sport da distribuire ai nostri ragazzi, migliorando la disponibilità di strutture per tutti e anche organizzando la scuola in modo da fare più spazio allo sport. Se la scuola non può disporre delle strutture e dei mezzi necessari per fare questo almeno ristrutturandola a livello organizzativo per fare in modo che l’attività sportiva possa essere considerata a livello curriculare nella formazione del ragazzo. Penso che tale mossa chiaramente politica possa essere quella decisiva per dirimere una potenziale conflittualità che fino ad ora ha solo ostacolato la diffusione dello sport autentico per i ragazzi italiani.

Lo sport autentico per chi non lo sapesse è quello che si pratica praticamente tutti i giorni e non solo quando non c’è troppo da studiare, perché se basta un carico eccessivo di studio per rinunciare all’allenamento allora vuol dire che quello non è uno sport autentico ma uno sport occcasionale. Dobbiamo sviluppare il concetto nella scuola italiana che una cosa è lo studio, una cosa è lo sport ed un’altra cosa ancora è la ricreazione. Così come è giusto che il tempo dedicato alla lezione non vada a sonfinare nel tempo dedicato alla ricreazione è anche bene sgombrare il campo dall’equivoco che ricreazione e sport siano due cose coincidenti. No, la ricreazione è una cosa importante che ha i suoi tempi e deve essere rispettata, anche lo sport è un’ altra cosa importante che deve essere rispettata e che ha bisogno di tempi che generalmente sono ben più lunghi di quelli della ricreazione, lo studio è un’ altra cosa importante che si articola su tempi che talvolta sono più dilatati anche di quelli dati dalla somma del tempo per la ricreazione e quelli dedicati allo sport. Non per questo tali tempi possono erodere quelli dedicati alle altre due importanti cose.

Insomma la notizia da giornale è che l’Italia dei campioni vince, la notizia da vita di tutti i giorni è che se vogliamo che questa non sia una cosa slegata dalla realtà lo sport deve essere considerato anche a scuola, anche se non ci sono i mezzi per svolgerlo nella struttura scolastica. Non sono discorsi nuovi, io mi auguro che in tempi non molto distanti possano diventare discorsi inutili perché chiunque sarà d’accordo sul fatto che lo sport per la popolazione è ancora più importante dello sport per i campioni.