Sono un appassionato di motivazione (ed allora dovrei chiamarmi “motivatore” più che tecnico) e credo che sia più importante curare ed analizzare la motivazione che non la tecnica. Un buon tecnico dovrebbe credere ciecamente nella tecnica. Ed allora si vede semplicemente che non sono un buon tecnico. Non è che non creda nella tecnica ma penso che se non è supportata da una buona motivazione finisce per servire a poco. Al contrario, una buona motivazione porta sempre ad un buon affinamento tecnico anche se il soggetto motivato è un grandissimo “gnurant” e pure seguito da un tecnico altrettanto “gnurant”.
La cosa più semplice che ci si possa chiedere, partendo dal punto di vista delle tecnica, è se un ottimo approccio tecnico possa condizionare almeno in parte la motivazione. Penso di sì ma l’impresa è piuttosto ardua. Un buon approccio tecnico che facilita i risultati può in qualche modo risvegliare la motivazione, nel senso che l’atleta che vede che consegue buoni risultati come per incanto può trovare nuove motivazioni esogene e convincersi del fatto che forse ha proprio senso impegnarsi per raggiungere un certo risultato. Sottolineo come si tratti di motivazione di tipo “esogeno”. E’ l’ambiente che ti carica e ti fornisce nuovi stimoli. Sicccome, grazie ad una buona tecnica, ottieni rislutati validi allora l’ambiente ti sprona a migliorarti ulteriormente magari facendo leva proprio sul fatto che ti alleni bene e dunque hai notevoli margini di miglioramento.
Per certi versi io sono un introverso e ritengo che la motivazione endogena, quella che nasce da dentro, sia più importante e più determinante.
Tu hai questo fuoco (è meglio chiamarla passione forse…) che ti brucia dentro e brucia anche se fuori non succede nulla e pertanto puoi anche sbagliare e risbagliare che insisti. Dal punto di vista tecnico forse una forte motivazione endogena è pure una mezza disgrazia perché sei talmente testardo e convinto di migliorare che, almeno in un primo tempo, non ti preoccupi nemmeno dell’affinamento tecnico perché sei così presuntuoso sulla potenza della tua motivazione che pensi anche di poterne fare a meno della pignoleria tecnica. Poi, se la motivazione è davvero forte, quando ti scontri con le difficoltà ovviamente sei portato anche a ragionare ed a capire che comunque l’affinamento tecnico è importante e non lo puoi trascurare, ma qui non è assolutamente quello a trascinarti verso nuovi traguardi quanto la forte motivazione che muove tutto e ti porta ad organizzarti in modo tale che il risultato sia più facilmente conseguibile su tutti i fronti, non solo considerando l’aspetto tecnico.
Pertanto possiamo anche dire che ci sia qualche speranza che l’aspetto tecnico nudo e crudo, quello del gesto sportivo abbia qualche possibilità di influenzare la motivazione e migliorarla in qualche modo.
La cosa più complessa è provare a capire, in presenza di una motivazione un po’ deboluccia se non possa esistere qualche intervento tecnico per rinforzare questa motivazione. Entriamo nel campo della psicologia dello sport e qui sono un po’ pessimista. La motivazione è la molla primordiale dell’attività sportiva, se manca quella difficile costruirla con tecniche varie. E’ come dire se un personaggio non è innamorato di un’altra persona di vedere se non ci sono tecniche per provare ad innamorarsi. Nello sport si parte dalla motivazione, nell’amore si parte dalla passione, in nessuno dei due campi si parte dalla tecnica altrimenti saremmo dei robot.
Forse e qui mi pare già di fare l’alchimista, può esistere qualche tecnica per trasferire la motivazione, per diluirla, dilatarla nel tempo, posticiparla (non certo anticiparla) e poter fare in modo che quello che è un fuoco impetuoso possa bruciare un po’ più lentamente. Anche qui siamo ai limiti dell’intervento tecnico ma così come il vero innamorato riesce ad avere, a prezzo di una grande fatica, anche un po’ di pazienza, se è davvero innamorato, così l’appassionato di sport riesce a trovare le strategie per posticipare un pochino una forte motivazione se questa è davvero forte e mostra di non poter essere messa a frutto in precisi tempi tecnici ma solo un po’ più tardi.
Insomma dalla motivazione si parte per fare i miracoli o quasi, difficile fare i miracoli con il solo intervento tecnico che pare un po’ improbabile per costruire una motivazione che non c’è.
Se ne potrebbe dedurre che noi, come tecnici, dobbiamo cercare soggetti molto motivati più che grandi talenti senza motivazione. A meno che non abbiamo il grande dono di essere dei buoni motivatori ed allora possiamo convincere un ragazzo che non gliene frega niente di fare un certo sport che magari gli conviene farlo perchè ha i numeri fisici per ottenere ottime prestazioni. Forse può esistere davvero quella fantomatica figura di motivatore che non si sa che cavolo sia perché non è un tecnico ma solo un personaggio con una gran fantasia che riesce ad inventarsi le storie per motivare allo sport i giovani. Formare i tecnici è abbastanza facile, formare i motivatori temo che sia molto difficile, Almeno informiamo i tecnici su quanto sia importante l’aspetto motivazionale per lavorare bene.