IL TERZO LIVELLO: UN’ ATTIVITA’ FISICA PIACEVOLE

Il terzo livello del quale voglio scrivere qui sopra forse è una cosa del futuro ma non è fuori da ogni logica e nemmeno poco razionale, al contrario è ciò a cui ogni paese con un minimo di cultura dell’attività fisica dovrebbe ambire come possibilità per tutti i suoi cittadini. Purtroppo mi trovo a dover fare un’ampia premessa sugli altri due livelli perché non è assolutamente ben chiaro se nel nostro contesto sociale siano già stati superati.

Intanto il primo livello molto insidioso. E’ quel livello che mi mette in conflitto con buona parte di potenziali lettori che se non sono d’accordo con me nemmeno su questa cosa non so proprio cosa farci, probabilmente vuol dire che hanno sbagliato sito e non avranno un minimo di utilità per le loro scelte di vita dalle mille fandonie riportate qui sopra.

Il primo livello è quello che si parte dal concetto che si lavora per vivere e non si vive per lavorare. Se uno non è d’accordo su questo non so cosa argomentare, è possibilissimo che abbia ragione lui ma io non ho nemmeno la buona volontà per contrastare le tesi di chi sostiene che si vive per lavorare, mi arrendo, ognuno resta della propria opinione, questo sito è leggibile solo da chi sia convinto del contrario.

Solo una battuta su questa cosa. Chi vive per lavorare tende ad accumulare molto danaro. Questo danaro poi non se lo porta nella tomba ma lo passa agli eredi. Se crede di essersi meritato il Paradiso solo per aver passato tanto denaro agli eredi mi trova in contrasto pure su questo. Intanto quel tanto danaro accumulato per gli eredi deve essere comunque essere stato sottratto ad altre persone perché nulla si crea e nulla si distrugge e pertanto non ha fatto altro che “spostare” del danaro dalla collettività agli eredi e poi mi sia consentita una precisazione di ordine statistico, in genere gli eredi che ereditano grossi patrimoni non sono mediamente più felici di quelli che ereditano poco, tutt’altro, molto spesso presentano problemi comportamentali a volte anche gravi (predisposizione a tossicodipendenza etc…) proprio perché privati di una di quelle che sono le caratteristiche peculiari della vita, in particolare quella di arrangiarsi ed industriarsi per sbarcare il lunario.

Il secondo livello è quello del quale si tratta molto qui sopra e nel quale si tratta praticamente in quasi tutti i discorsi sull’attività fisica. Premesso che con il danaro non si compra la salute, si cercano gli espedienti per restare in salute il più a lungo possibile. Abbiamo capito che il danaro non è tutto, anzi senza la salute è proprio una tristezza e pertanto tentiamo di conquistare anche ciò che non si riesce a conquistare nemmeno con tutto il danaro di questo mondo.

La lotta per migliorare il livello di salute pare proprio una lotta sacrosanta e giustamente quasi tutti sono impegnati in questa lotta. L’attività fisica viene vista come un’ottima arma da impiegare in questa lotta e forse è proprio per questo che esiste questo sito. E’ un sito che inneggia all’attività fisica per stare bene non per vincere alle Olimpiadi o diventare grossi o diventare magri. Attività fisica come strumento di salute.

Mentre ormai è ben chiaro più o meno a tutti come l’attività fisica effettuata con il preciso obiettivo di vincere alle Olimpiadi non sia quasi mai il massimo della salute non è ben chiaro come anche le finalità estetiche del movimento (tipo diventare più magri oppure più “muscolosi”) molto spesso siano in contrasto con un concetto di salute a 360°. Non si può far coincidere il concetto di salute mentale riferita al perseguimento di un certo modello fisico con quello di salute reale. Al contrario, il concetto di salute reale passa molto spesso dalla consapevolezza che anche la salute mentale ne trae beneficio dal superamento di certi canoni estetici che sono lanciati per lo più da mode con fini commerciali più che dettate da reali indicazioni di profilassi sanitaria.

Su questo secondo livello di intendere l’esistenza, più che l’attività fisica, si discute molto qui sopra ed io mi trovo a scrivere tanto con soggetti (e spesso rispondo privatamente perché la mole di domande in tal senso è talmente consistente che finirei per essere terribilmente ripetitivo, più ancora di quello che sono solitamente, a pubblicare tutto…) che hanno un concetto di salute “estetica” che mi dispiace quasi tentare di smontare da tanto che è elevato però non posso mentire a me stesso, queste sono opinioni, nessuno ha il verbo ed io sostengo semplicemente che quando un ideale estetico è talmente difficile da perseguire che può arrivare a minare anche la salute generale del soggetto io non ho dubbi, quel modello estetico deve essere messo da parte per rispettare anzitutto la salute generale che io metto uno scalino (ma direi un “gradone” più che uno scalino…) più su.

Se già il secondo livello fa discutere ed io con tutta la rigidità delle mie posizioni non nego mai un mio commento a nessuno, nell’affrontare il “terzo livello” ci troviamo veramente di fronte al mare dell’incertezza e qualcuno, trattando di quello può pure dirmi “Ma dove vivi? Ma ti rendi conto di che problemi ci sono in Italia?”. Certo di problemi in Italia ce ne sono molti anzi è proprio per quello che io mi trovo a portare in campo questo concetto di terzo livello di attività fisica. Non più attività fisica solo per liberarci dalla schiavitù del lavoro e per raggiungere una salute psicofisica ottimale ma attività fisica anche come cosa “divertente”, che fa piacere e che produce un senso di appagamento e da soddisfazione nell’immediato, proprio nella sua esecuzione, non solo in senso differito, in tempi successivi.

Inutile precisare che adesso è molto più diffusa l’immagine dell’attività fisica come di quella cosa noiosa, faticosa, una mezza tortura che però vale la pena farla perché poi ti fa stare bene.

No, io vado più in la, mi sento quasi un radical-chic dell’attività fisica e propongo un modello di attività che mentre ti cura ti diverte pure ed anzi ti cura proprio perché ti diverte e le due cose vanno in abbinata.

Pensare ad un’attività fisica divertente non è un’utopia ed invece dovrebbe essere un diritto del cittadino in un paese evoluto. Evidentemente un’attività fisica divertente non possono essere i cinque minuti di esercizi per il tratto cervicale che ti fanno fare dopo due ore di computer sul modello della grande azienda giapponese dove il messaggio che passa è “Penso alla tua salute solo perché dopo produci di più…” ma deve certamente essere un qualcosa di più articolato e fantasioso che non potrà essere la tua azienda a scegliere per te.

L’attività fisica divertente deve accarezzare un concetto di libertà che l’attività fisica aziendale non può nemmeno minimamente sfiorare ed in tal senso capisco l’atteggiamento purtroppo scriteriato della maggior parte dei posti di lavoro dove si usa il computer dove le pause che dovrebbero essere obbligatorie vengono completamente disattese e, al limite accorpate in un unico sconto di orario del quale il dipendente poi beneficerà come meglio crede. In sintesi “Rinuncio alle tante piccole pause ma quel tempo libero che ho fammelo utilizzare come cavolo voglio io”. Tale modo di agire se da un lato inneggia ad una maggior libertà del dipendente dall’altro non tiene conto del fatto che davvero dopo due ore di computer occorrerebbe una pausa con autentica attività fisica e non il semplice alzare il culo dalla sedia per andare a prendere il caffè. Insomma a fare le cose fatte bene occorrerebbe sia la pausa con esercizi mirati per prevenire il sovraccarico da computer sia l’orario di lavoro umano che ti consenta a fine giornata di praticare un’attività fisica divertente che non c’entra assolutamente nulla con la ginnastica di prevenzione del danno da computer.

Siamo nell’utopia, in veneto si dice “Ovo, galina e cul caldo” (uovo, gallina e culo caldo, praticamente l’impossibile) eppure un’attività fisica divertente non dovrebbe risultare utopistica perché ci sono tante attività fisiche divertenti, si tratta solo di avere il tempo per praticarle. E’ certamente un fatto culturale e molta gente si vergogna proprio a reclamare un diritto all’attività fisica divertente.

E’ strano questo in un tempo nel quale uno dei diritti acquisti sembra che sia quello di consumare benzina (vedi gilet gialli) a tutto spiano inquinando il pianeta. Si protesta perché la benzina costa tanto ma non si protesta perché non c’è più il tempo (e mancano pure gli spazi…) per fare attività fisica divertente.

Non so, mi pare un po’ una cosa strana, Io penso che la protesta potrebbe essere orientata ad avere mezzi pubblici più efficienti così poi i soldi per la benzina possono essere risparmiati ed impiegati per acquistare cose un po’ meno inquinanti però probabilmente il mercato non spinge in questa direzione. Forse c’è da attendersi una protesta dei fumatori (80.000 morti all’anno solo in Italia per colpa del fumo) che reclamano il diritto ad avvelenarsi a basso prezzo. Io continuo a pubblicizzare l’attività fisica divertente ed un folle diritto a praticarla a tutti i livelli. A dire il vero il mio  è il terzo, quello che supera il concetto di danaro e pure quello di salute.