IL RACCONTO SULL’ATLETICA DEI POVERI

Sono andato in vacanza e proprio in questi giorni mi è stato suggerito di scrivere un racconto sull’atletica che ho vissuto io, in poche parole non l’atletica di elitè bensì quella delle seconde schiere.

Man mano che procedevo nel racconto, nel quale mi sono gettato con un certo entusiasmo perché mi ha fatto ricordare momenti molto belli della mia modesta carriera sportiva, ho capito che quella di cui andavo a narrare non era un atletica dei “poveri” bensì un momento del tutto particolare dell’atletica italiana e di splendido fulgore e parafrasando un bellissimo film di pugliato che raccontava di Cassius Clay intitolato “Quando eravamo re” mi sarebbe venuto da intitolare il racconto “”Quando eravamo ricchi”. Certo era un atletica ricca, decisamente più di quella di adesso perché oltre alle squadre militari c’era tutto un contorno di squadre civili decisamente competitive che forse erano anche materialmente più ricche di adesso ma soprattutto erano comunque ricche di atleti di alto livello. Adesso se un atleta non è in un gruppo sportivo militare non ci prova nemmeno, si sente tagliato fuori e si sente un pesce fuor d’acqua. Un tempo non era così perché c’erano molti atleti di squadre civili che suonavano letteralmente i colleghi delle squadre militari e per quanto le squadre militari facessero reclutamento continuo andando a prendere i migliori atleti delle squadre civili per portarli con loro succedeva sempre che qualche talento delle squadre civili si intrometteva a guastare la festa.

E’ vero che già allora le squadre militari erano le più forti e non perdevano come squadra nel loro insieme ma parlando di singoli l’atleta militare beffato sul traguardo da un atleta di squadra civile non era l’eccezione ma la regola.

E pertanto, a ben pensarci, era un’atletica proprio ricca, certamente più ricca di questa che se non ci fossero le squadre militari dovrebbe chiudere baracca e burattini.

Qualcuno propone addirittura di eliminare i gruppi sportivi delle squadre militari e quella sarebbe un’autentica follia perché con l’attuale strutturazione dello sport italiano (e sto argomentando di tutto lo sport, non solo dell’atletica leggera) togliere i gruppi sportivi militari significherebbe lasciare lo sport italiano di alto livello in disgrazia. Ciò che invece sarebbe opportuno fare potrebbe essere tentare di creare una competizione come c’era un tempo fra le squadre militari e quelle civili e siccome gli sponsor se non ci sono non ce li possiamo inventare forse la via perseguibile sarebbe quella di un incentivazione economica a livello fiscale (come di fatto si faceva fino a non molti anni fa) per quegli sponsor che decidono di investire nello sport.

E’ certo che lo sport pseudo professionistico delle squadre militari, anche se  necessario, non sta in piedi da solo e per dire per gli atleti è talmente un incubo essere lasciati a casa da quei gruppi sportivi che possono anche essere inconsciamente portati a non esagerare troppo nella carriera sportiva per non rischiare, in caso di sovraccarico, di andare sotto quello standard minimo di prestazione che consente di sopravvivere in quei gruppi. In poche parole meglio un uovo oggi che una gallina domani e se questo tipo di preparazione mi consente di stare a galla bene, se poi viene fuori qualcosa di più tanto meglio. In sintesi gli atleti italiani che fanno parte dei gruppi sportivi militari per quanto seri ed assolutamente impegnati rischiano di accusare la sindrome del “posto fisso” che tanto bene è descritta in un noto film interpretato magistralmente dal comico Checco Zalone.

Gli atleti che non fanno parte dei gruppi sportivi militari non hanno assolutamente quello spirito e sono portati a combattere molto di più “all’arma bianca” non avendo nulla da perdere. Purtroppo l’atteggiamento ai giorni nostri è che è anche molto difficile provarci ed è un po’ come Davide contro Golia.

Ecco, più che studiare chissà cosa, a livello federale, per rendere i nostri atleti di vertice più competitivi ed arrabbiarsi se qualcuno ha la luna storta proprio il giorno della gara più importante, si potrebbero studiare le strategie per tentare di far risorgere dalle ceneri le vecchie e amate squadre civili nello spirito che avevano un tempo e quindi di autentiche rivali delle squadre militari avendo al loro interno atleti anche più forti di quelli delle squadre militari stesse. E’ chiaro che una cosa così non può succedere dall’oggi al domani ma se non ci si pensa non potrà mai accadere. Riconoscere che quella di un tempo era un’atletica più ricca perché il campione poteva venire fuori da una squadra qualsiasi e non necessariamente da una squadra sportiva militare è atto doveroso.