IL PONTE FRA LO SPORT ANNACQUATO E LO SPORT IPERTONICO

In Italia ci sono molte persone che praticano sport ma molte lo praticano in modo un po’ “annacquato”. Sgombriamo subito il campo da una credenza popolare per non prenderci in giro sul concetto di “autentica pratica sportiva”. Un giovane di età compresa fra i 15 ed i 25 anni circa ha il diritto e forse anche il dovere, per mantenere un buon livello di salute, di praticare sport praticamente tutti i giorni. Una pratica sportiva che si basa su due allenamenti alla settimana, come purtroppo molti giovani fanno sul nostro territorio, non può essere definita una vera pratica sportiva ma un palliativo sullo stile “piuttosto che niente” che certamente in un paese dove la sedentarietà dilaga è qualcosa di apprezzabile ma non è quanto ci si possa attendere in un paese civile ed evoluto. La pratica sportiva quotidiana è essenziale per la salute del singolo soggetto e anche per contenere le aberrazioni di un assetto sociale che presenta problematiche da età della pietra. Il giovane forse non può avere diritto in una società problematica come questa ad entrare nel mondo del lavoro con un salario entusiasmante ma visto che non siamo più nel medio evo ha diritto ad entrare nel mondo del lavoro con un orario umano e che non lo porti a fine giornata a stravaccarsi sul divano senza altra possibilità.

A fronte di questo sport “annacquato”, che purtroppo è molto diffuso per evidenti cause sociali, esiste uno sport cosiddetto ipertonico, praticamente professionistico, dove un buon numero di soggetti ce la mettono proprio tutta per restare nel carrozzone dello sport spettacolo. Questi personaggi molto spesso sono arruolati nei corpi militari ma come professione essenzialmente esercitano il mestiere di atleta a tempo pieno ed il loro vero lavoro non sanno nemmeno cosa sia. Questi soggetti si allenano mediamente due volte al giorno e diversamente non potrebbe essere altrimenti rischiano di essere esautorati dal loro privilegio. Inutile precisare come la differenza fra questi soggetti e quelli che si allenano solo due volte la settimana sia praticamente abissale anzi la differenza è già abissale e quasi incolmabile fra questi e quelli che si allenano una volta al giorno. Quando un soggetto che si allena una volta al giorno ottiene risultati equiparabili a quelli che si allenano “di mestiere” due volte al giorno si dice che il soggetto “normale” è un vero e proprio talento e molto spesso gli si propone di farlo entrare a sua volta in un gruppo sportivo militare per togliergli la sua splendida normalità.

Gli atleti che mancano in Italia sono proprio quelle vie di mezzo che pur non essendo professionisti hanno un rendimento sportivo simile a questi. Non è che manchino i talenti, ce ne sono come un tempo o forse più, mancano i soggetti che si allenano tutti i giorni anche se non sono nel carrozzone dello sport di alto livello..

E’ questo il ponte che deve riuscire a costruire lo sport italiano se vuole migliorare in qualità e in utilità presso la popolazione. Lo sport che coinvolge il giovane tutti i giorni è decisamente più utile di quello dei due allenamenti alla settimana, anche se non crea nuovi campioni, anche se crea conflitti paurosi con il mondo della scuola e con il nuovo mondo del lavoro che non riesce ad essere informato assolutamente dalla scuola.

E’ evidente che il mondo del lavoro non funziona ed ha bisogno di una energica rivisitazione nelle sue basi. E’ altrettanto evidente che anche la scuola non è più al passo con i tempi ed è peggiorata nello stesso modo in cui è peggiorato il mondo del lavoro. Pare quasi che la scuola guasta deva preparare il giovane al mondo del lavoro guasto e così iniziano a dare i compiti già ai bambini delle elementari per prepararli a cronici problemi di tempo libero che riusciranno a risolvere, se va bene, forse venti anni dopo.

Lo sport quotidiano, quello vero, serve per mettere dei paletti alle aberrazioni della società schiavista. Se non partiamo dall’età della scuola a batterci perché lo studente possa trovare il tempo per praticare sport tutti i giorni allora dopo, nel terribile mondo del lavoro sembrerà ovviamente normale che associate a salari da fame ci siano professioni che tolgono il sacrosanto diritto del tempo libero.

Molti sostengono che salari da fame e orario impossibile sono due aspetti della stessa facciata e molti soggetti lavorano troppo per il semplice motivo che sono sottopagati. E’ giusto partire dal concetto che anche se la paga è bassa non lo può essere in modo tale da costringere il giovane a lavorare dieci ore al giorno, perché dieci ore al giorno è una storia di altri tempi non ammissibile nel terzo millennio.

Lo sport vero fa i conti con la società problematica. Non la appoggia e tende a rigirarla. Non è una forma di sciopero ma ci va vicino. Lo sport annacquato serve poco alla salute ma soprattutto ha il grosso torto di non essere propositivo nei confronti di un modello sociale che deve imporsi. Se si impone lo sport vero forse ne risentirà lo sport spettacolo perché la distanza fra sport degli umili e sport professionistico si riduce di molto. Questo è un finto problema perché nessuno di noi ha bisogna di restare a bocca aperta davanti alla televisione vendendo un nuovo record del mondo. Possiamo benissimo restare a bocca aperta al campo sportivo della nostra città a vedere un nuovo record provinciale che diventa tanto più possibile quanto più un onesto studente o un onesto lavoratore riescono ad allenarsi tutti i giorni. Senza confliggere con una scuola soffocante o con un lavoro a ritmi impossibili.