Domanda sull’uso dei piedi nella corsa

Mi arriva una domanda sull’uso dei piedi nella corsa, nel senso che questo podista si rende conto si usare poco i piedi e mi chiede consigli per usarli di più.

 

Allora, intanto questo, per conto mio, è un podista evoluto perché se si rende conto di usare poco i piedi vuol dire che ha già la percezione e di cose molto importanti per chi corre. Vorrei sapere quanti sono i podisti che si rendono conto di usare poco i piedi. Probabilmente sono solo quelli che li usano un po’ più degli altri perché alcuni i piedi sì e no che sanno di averli e non si pongono nemmeno il problema del loro uso.

La cosa non ci deve scandalizzare e purtroppo è il frutto di trent’anni di cultura del cardiofrequenzimetro. Più o meno tutti sanno a che frequenza cardiaca stanno viaggiando ma gran pochi si rendono conto se stanno usando i piedi o meno.

E’ una cosa curiosa perché noi in  realtà possiamo più facilmente condizionare, non senza impegno, l’uso dei piedi nella corsa che non l’uso del cuore. Il cuore è un muscolo involontario, la muscolatura del piede, per quanto soggetta ad una grande quantità di automatismi, è muscolatura volontaria  nel senso che possiamo alterarne i tempi di intervento e l’intensità della contrazione. Le informazioni per fare ciò ovviamente sono in possesso di una ristretta élite di atleti. Visto che i podisti nel mondo sono milioni di milioni (come le stelle attorno a quella di un noto insaccato italiano) si potrebbe anche ipotizzare che ci sia un certo numeri di podisti che si sforza di usare i piedi in un certo modo.

Noi non riusciamo a modificare in modo volontario il funzionamento del nostro cuore, possiamo spiarlo (e lo facciamo fin troppo) e fare in modo che batta più veloce o più lento aumentando o diminuendo il ritmo della corsa ma non è che possiamo dire “Adesso voglio viaggiare allo stesso ritmo di prima ma… con frequenze cardiache più basse!” No, il cuore se ne fa un baffo di queste nostre richieste e continua a battere come vuole lui e per fortuna che è così perché è un automatismo troppo delicato ed importante per meritare di essere modificato e se fosse alla mercé della nostra volontà faremmo certamente delle fesserie colossali nella scelta della giusta “frequenza cardiaca”. Pertanto non scegliamo mai la frequenza cardiaca né la portata della gittata cardiaca ma solo la velocità della corsa che produciamo o l’intensità del gesto sportivo che andiamo ad eseguire.

Potremmo, udite udite, variare, anche se di poco, la frequenza cardiaca a parità di velocità di corsa, se riuscissimo a produrre una corsa più funzionale che ci permette di spendere meno a parità di velocità. Ed allora potrebbe anche essere che riusciamo ad influenzare indirettamente la frequenza cardiaca se riusciamo, per esempio ad usare meglio i piedi. Ma se non sappiamo cambiare la nostra corsa perché per trent’anni ci hanno insegnato a spiare solo il cardiofrequenzimetro e non la nostra corsa come facciamo a cambiare la nostra corsa dal momento che non sappiamo nemmeno come corriamo?

Sulla domanda sull’uso dei piedi ho solo una risposta certa che è che questa è una domanda da fare che ci può consentire davvero di migliorare la corsa. Poi è anche certo che questa è una domanda alla quale è molto difficile rispondere ma questo non è un buon motivo per non porsela.

Possono essere la frequenza e l’ampiezza della falcata a portare ad un uso diverso dai piedi. E questa è un’ altra cosa che può essere misurata facilmente e pure modificata in modo volontario ma siccome non esiste nessun misuratore di falcata da vendere nessuno ci ha mai raccontato che è un parametro che condiziona la nostra corsa molto più dell’andamento delle frequenze cardiache.

Poi ci sono tutta una serie di esercizi per la reattività dei piedi molto utili per darci informazioni da trasferire anche nel gesto corsa, ma siccome anche questi esercizi non necessitano di nessun costosissimo macchinario da palestra per essere effettuati, ovviamente sono poco pubblicizzati.

Ovviamente tutti questi espedienti vanno trasferiti con maestria al gesto specifico, alla corsa alle varie andature perché può comunque capitare che un atleta abbia i piedi molto reattivi ma non li sappia usare oppure, per esempio, che riesca a correre abbastanza reattivo a certi ritmi di corsa ma non a certi altri, o, ancora che riesca ad essere reattivo per una certa parte di gara per poi esaurirsi in una corsa trascinata in altra fase della gara. Insomma c’è tutta una serie di dettagli tecnici molto individuali che devono essere messi a punto con pazienza sul singolo atleta. Ma questi sono problemi dei tecnici sul singolo atleta. Il singolo atleta esiste ancora. Ci domandiamo se esistono ancora i tecnici. Oppure esistono i singoli cardio frequenzimetri per i singoli atleti che si allenano su una singola presa in giro collettiva. Spero che mi arrivino altre di queste domande. Non riesco a rispondere perché se ci riuscissi sarei il primo allenatore che funziona anche su Internet, ma mi danno molta speranza.