COSA NON FUNZIONA NELLA SCUOLA ITALIANA

Su questo argomento si potrebbe scrivere un’ enciclopedia. Evidentemente sono il soggetto meno adatto ad iniziare questa interessante enciclopedia però da esperto del movimento non mi è difficile rilevare delle incongruenze che probabilmente non è proprio necessario essere esperti del movimento per riuscire ad osservare senza molte possibilità di equivoco.

Gli studenti, nella scuola italiana, di tutte le età, si muovono troppo poco. Sono in continua carenza di ossigeno, faticano a mantenere l’attenzione. A chi sostiene che questo è un problema di strutture, che mancano le strutture per farli muovere e pertanto il movimento nella cultura italiana viene delegato ad altre agenzie educative extrascolastiche rispondo che questa è una effettiva analisi della realtà ma che non giustifica comunque quanto, a livello metodologico, avviene all’interno della scuola italiana.

Ho capito che a scuola non ci sono né i mezzi né le strutture (alla fine se vogliamo mancherebbero anche gli insegnanti…) per far muovere gli studenti in modo adeguato ma questa non è una giustificazione razionale per tenerli inchiodati al banco per tempi che non hanno il minimo rispetto della fisiologica curva dell’attenzione di soggetti che non sono adulti. Anche gli adulti avrebbero problemi a rispettare i tempi “da banco” della scuola italiana.

Ma da sfondo a tutto ciò c’è, a mio parere un errore metodologico che porta a questa prassi.

E’ la scuola delle verifiche, la scuola della ripetizione dove fra verifiche e ripetizione si perde un’infinità di tempo che andrebbe dedicato all’apprendimento. Purtroppo è un andazzo suggerito dai programmi ministeriali e per questo dico che è un problema metodologico al quale nemmeno il più intraprendente degli insegnanti può porre rimedio perché un esercito di genitori sono pronti a controllare che l’insegnamento venga esercitato nel pieno rispetto delle indicazioni dei programmi ministeriali. Sono i genitori ad esercitare una funzione di controllo in tal senso. Se fosse per i dirigenti scolastici ormai hanno capito da ‘mo che la scuola fa fatica a sopravvivere nell’applicazione di direttive dal sapore arcaico.

Praticamente è la scuola del “mantenimento” dove per “mantenimento” si intende una continua azione di controllo tesa a verificare che la scuola non cambi di una virgola.

E invece la scuola andrebbe cambiata profondamente nelle sue basi per riuscire ad arrivare a cambiare davvero la società formando studenti in grado di cambiare la società e non solo di subirla anche nelle sue aberrazioni più inaccettabili.

La pandemia ha cambiato il modo di fare scuola ma non ne ha cambiato la sostanza. E’ sempre l’insegnante a fare domande e l’allievo a rispondere. e deve rispondere in un  unico modo che è quello ripetitivo suggerito dai programmi ministeriali. Lo strumento per attuare ciò sono le famose verifiche sulle quali si investe un sacco di tempo e che si è ritenuto opportuno portare avanti anche in tempo di pandemia. Le verifiche contano di più dell’apprendimento. Se manca tempo per fare alcune cose rinunciamo pure a qualcosa ma non alla verifica. La scuola attuale si regge su quello.

Fosse per me la valutazione me la toglierei dai piedi al primo giorno di scuola e mi riserverei di aggiornare la valutazione solo in termini di condotta valutando se certi studenti non è meglio che siano lasciati a casa per motivi disciplinari più di qualche giorno all’anno. Se non hai voglia di fare scuola devo comunque proteggere chi vuole imparare e devo avere uno strumento per mantenere un minimo di disciplina, Quando i tuoi genitori ti vedono a casa più giorni all’anno sono convinto che troveranno gli strumenti per fare in modo che tu in classe ti comporti in modo più sopportabile. Ovviamente la premessa a tutto ciò è che la scuola sia una scuola stimolante e coinvolgente. Una lezione che dura più di 40 minuti prima dei 15-16 anni è già una lezione perdente in sé anche senza sapere di che argomento tratta, se poi questa lezione è pure noiosa non si possono chiedere i miracoli ai ragazzi. Abbiamo bisogno di razionalizzare i tempi di apprendimento per questo motivo, per non tenere gli studenti inchiodati al banco per 60 minuti quando non sono in grado di farlo e vanno in carenza di ossigeno molto prima. Ben che vada si addormentano.

Il concetto chiave di tutto ciò ruota attorno ad una cosa che tutti sanno ma nessuno vuole ammettere. Se vogliamo che ci sia apprendimento le domande le devono fare gli allievi. Ovviamente per stimolare le domande è importante e necessario che la lezione sia autentica, se è una pappardella finta e stereotipata da programma ministeriale da ripetere a memoria nessuno reagisce positivamente o solo pochi eletti animati da chissà quale strana passione.

La scuola italiana non è immersa nella realtà, questo è il problema. O meglio, continua a tenere in piedi una realtà tutta sua fatta di verifiche,, di ripetizione, di “esecuzione” dei programmi ministeriali. Non è la scuola che va bene e che serve ai ragazzi. E’ certamente la più facile da gestire se vogliamo portare avanti all’infinito il metodo attuale. I ragazzi non hanno avuto problemi con i computer in questi mesi di pandemia, hanno avuto problemi con i programmi ministeriali, tanto per cambiare, e alcuni di loro, per affrontare questi problemi si sono fatti aiutare pure dai genitori, abili risolutori di problemi derivanti dai programmi ministeriali. Perché la scuola, trent’anni fa era decisamente uguale a questa, checché se ne dica.