CORRETTO RAPPORTO FRA ATTIVITA’ FISICA E STUDIO NEI GIOVANI

Premesso che con riferimento alla parola “giovani”  nel campo dell’attività fisica si intendono i soggetti fino ai 25 anni circa anche se sono pienamente inseriti nel mondo del lavoro e possono essere ritenuti a tutti gli effetti degli adulti, è opportuno spendere qualche parola per chiarire quale può essere un razionale equilibrio fra attività fisica ed attività intellettuale in una società dove questo rapporto pare sfuggire completamente alla considerazione della stragrande maggioranza della popolazione.

Partiamo dalle cose scontate che anche se sono scontate sono costantemente disattese e ciò rende ancor più grave probabilmente l’inerzia delle istituzioni al riguardo. Il gioco dei bambini. Questo sito che essenzialmente non è un sito che si occupa dell’attività fisica dei bambini ha avuto picchi di consultazione notevoli quando mi sono innocentemente soffermato a considerare che i bambini devono semplicemente giocare più che studiare. La cosa è talmente ovvia che ci troviamo bambini che già a 8 anni dedicano più tempo allo studio che al gioco. Questa è pura follia. E un problema sociale di strutture sportive e di strutture scolastiche. In ogni caso il bambino che alla mattina sta soprattutto sul banco e non ha molte possibilità di attività fisica all’interno della struttura scolastica al pomeriggio ha soprattutto bisogno di giocare e se qualche maestro ritiene di dover dare dei compiti da fare a casa deve considerare comunque che la priorità assoluta a questa età deve essere il gioco dopodiché se c’è anche tempo per i compiti tanto  meglio ma se questo tempo non si trova questo non deve essere assolutamente un pretesto per intimorire il bambino con richieste inopportune. In certe famiglie c’è un timore esagerato per il rendimento scolastico del bambino già in tenera età ed i maestri devono avere la sensibilità per recepire tali situazioni familiari per poter sdrammatizzare sul rendimento scolastico in modo da dargli il giusto peso. Il ragazzino che gioca poco perché deve fare i compiti è già in una situazione potenzialmente pericolosa che va sorvegliata tenendo presente che la salute è sempre molto più importante di ogni rendimento scolastico.

Passando all’adolescenza il discorso non cambia molto. Il rapporto fra ore di studio ed ore di gioco cambia leggermente ma è sempre comunque costantemente disatteso ancora per un problema di strutture e di assetto sociale. Diciamo che qui la proporzione varia e può scendere fino ad un 25% circa delle ore di studio, il che vuol dire che per un ragazzino che si fa cinque ore di scuola e ci aggiunge un’ora di studio sarebbe prevista almeno un’ora e mezza di attività fisica al giorno. Purtroppo nella realtà attuale queste proporzioni sono comunemente violate e si arriva a situazioni di adolescenti o addirittura preadolescenti che alle cinque ore di scuola abbinano quasi tutti i giorni due ore di studio senza muoversi più di 3-4 ore la settimana quando il carico di attività fisica raccomandabile in una situazione simile dovrebbe attestarsi sulle 8-10 ore alla settimana. Non va meglio con riferimento ai giovani di età compresa fra i 15 ed i 25 anni dove l’attività fisica dovrebbe comunque superare l’ora giornaliera e dove in talune situazioni non si arriva nemmeno a 3 ore per settimana.

Dunque siamo un paese in deficit cronico di attività fisica, il fatto che l’obesità ed un certo numero di patologie correlate alla mancanza di attività fisica siano in aumento non ci deve sorprendere ma è la logica conseguenza degli stili di vita ai quali abituiamo i nostri giovani, dire che è colpa della scuola non serve a niente perché anche se è proprio vero che è colpa della scuola sappiamo benissimo che la scuola non è in grado di porre rimedio a tale problema. Dire che è colpa della scuola è un po’ come per quel capo famiglia che non riesce a portare a casa uno stipendio per soddisfare le esigenze della famiglia, dire che è colpa del governo. E’ indubbiamente colpa del governo ma quel capo famiglia deve comunque attivarsi per trovare un sistema per far andare avanti la famiglia senza aspettare che cambi il governo. E così se noi ci rassegniamo ad una gioventù sedentaria perché tanto è colpa della scuola vuol dire che non abbiamo alcuna voglia di tentare di affrontare seriamente il problema e non abbiamo dato la giusta importanza allo stesso non avendone capito la gravità potenziale in termini di salute.

A volte, nascondendosi dietro ad un dito, si fanno quattro conti e si vede che al netto degli impegni scolastici e di altri impegni, che per motivi di carattere organizzativo portano via molto tempo, per l’attività fisica restano solo 4 o 5 ore la settimana. Ciò non è il modo corretto di agire perché parte sempre dal presupposto che l’attività fisica è l’ultima cosa da collocare nell’organizzazione dei vari impegni. Se consideriamo che l’attività fisica è direttamente correlata con la salute dovremmo ragionare nel modo esattamente opposto e pertanto, dal  momento che piazzo la mia ora e mezza quotidiana di attività fisica vediamo che spazio resta per le altre attività, qualcuno obietterà che deve comunque rimanere il tempo per andare a scuola e su quello non ci piove però si potrebbe scoprire che tempo per altre cose non ce n’è e allora forse si può scoprire proprio che il tempo di studio a scuola deve essere ottimizzato in modo tale da lasciare spazio per la pratica sportiva non solo ai bambini ma anche agli adolescenti. Si tratta, alla fine, di capovolgere quegli stereotipi che dicono che lo studente che studia molto è un ragazzo responsabile. Lo è solo nel momento in cui riesce ad organizzare al meglio anche la propria attività fisica perché in caso contrario è semplicemente un ragazzo che si sta cacciando in un brutto guaio credendo che un buon rendimento scolastico lo possa porre al riparo da problemi di salute che possono gravare su qualsiasi sedentario anche giovane ed anzi soprattutto giovane perché i danni subiti da giovani rischiano di valere il doppio nella salute dell’intera esistenza.