CONSULENZA E PERSONAL TRAINER – BABY SITTER

Le mode le prendiamo dagli Stati Uniti. E negli Stati Uniti tira ancora il Personal Trainer dei vip, quello che non è un insegnante o un tecnico bensì un baby sitter. Nella nostra cultura europea la baby sitter te la tirano via prima possibile (più vai a nord e più te la tirano via presto, al sud non si fidano e te la tengono di più, addirittura a volte non si fidano nemmeno della baby sitter e la mamma sta a casa evitando la baby sitter) e pertanto non ha senso il personal trainer baby sitter né quello “badante” nel senso che anche la badante, se stai bene, non ne hai bisogno prima di una certa età.

Non ci si riesce a schiodare dal concetto di Personal Trainer che ti segue come un ombra perché non è diffuso il concetto di consulente dell’attività motoria. Se tu parli di “consulente dell’attività motoria” ad un qualsiasi cittadino ti chiede se è un qualcosa che sia mangia e ti risponde che come consulente ha solo il commercialista, quello per gli investimenti finanziari ed eventualmente quello per l’assistenza legale ma per l’attività motoria non sapeva nemmeno che esistesse. Ed in effetti è proprio così perché quelli che potrebbero farlo insistono a proporre il modello del Personal Trainer che fa molto più figo, segue solo un certo tipo di clientela selezionata che se lo può permettere e, anche se da un punto di vista professionale è un non senso ed è praticamente degradante, è comunque comunemente accettato e visto di buon occhio, anzi più è esclusivo e totalizzante il servizio (arrivando a seguire una persona sola: un personal trainer per una persona… come se ci fosse un chirurgo per un unica persona che opera solo quella…) è più viene vista come una cosa interessante.

C’è che l’agiatezza fa sempre snob e allora chi si può permettere il personal trainer esclusivo invece di vergognarsene perché dimostra di essere incapace di svolgere attività fisica senza assistenza costante, ne è orgoglioso perché si dimostra in grado di assoldare un professionista tutto per sé che evidentemente non può accontentarsi di quattro dollari se non ha la possibilità di avere altre entrate per sopraggiunti limiti di orario.

Gli squilibri sociali invece di essere perseguiti e combattuti energicamente vengono pubblicizzati orgogliosamente. Occorre un codice deontologico dei professionisti dell’attività motoria che dica che tu ad un singolo soggetto non puoi dedicare più di tot. ore, nemmeno se è deficiente perché anche se è deficiente tu devi metterlo in grado di relazionarsi anche con altre persone. Posso capire il fisioterapista che in certi momenti può seguire un certo paziente per un gran numero di ore ma il tecnico dell’attività motoria anche quando segue un primatista del mondo trova sempre il modo per portare il suo contributo anche ad altri atleti, anche perché altrimenti diventa soffocante nei confronti di quell’unico assistito.

Si narra di un Carlo Vittori che era talmente preso dalla preparazione di Pietro Mennea che aveva tempo quasi solo per lui ma non era vero in quanto Vittori è stato un ottimo tecnico anche per altri atleti per i quali è riuscito a trovare il tempo. Poi c’è anche da dire che è vero che Mennea aveva una pignoleria per certi aspetti della preparazione che era semplicemente maniacale, ma stiamo comunque trattando di un soggetto che ha tenuto il record del mondo dei 200 metri per 17 anni non di un soggetto qualsiasi e pertanto se uno mi dice che ha un tecnico tutto per lui io gli chiedo semplicemente se è Pietro Mennea perché allora forse può avere un senso.

Insomma il consulente dell’attività motoria, ancorché figura fantomatica perché non di moda e non snob è colui che a livello di conoscenze sulla tua attività motoria ti fa maturare e ti mette in grado (è proprio il caso di dirlo) di andare con le “tue gambe” mentre il Personal Trainer Baby Sitter è quello che ti segue costantemente creando una sorta di dipendenza nei suoi confronti che quando lui non c’è non sai cosa cavolo fare, ti senti spaesato e invece che fare attività fisica ti viene da andare al cinema perché senza di lui hai paura di sbagliare e non fai un movimento che sia uno.

Il buon senso suggerisce come l’atteggiamento del consulente sia molto più razionale, professionale e conveniente per tutti. Ma il buon senso con le mode non ha nulla a che spartire.