Commento a “Un linguaggio semplice per la complessità della qualità”

“Premesso che trovare un linguaggio semplice per definire la complessità della qualità è impresa molto ardua, in taluni tuoi articoli, e questo ne è un fulgido esempio, sembri uno scienziato pazzo che ignora le leggi dell’economia e che pretende di vivere in un mondo dove il danaro non conta nulla. Può darsi che esista anche un mondo dove il danaro non conta nulla ma non è questo e pertanto in tutti gli ambiti, anche (eccome…) nell’attività motoria, bisogna fare i conti con quello stramaledetto marketing che tu disprezzi tanto al punto tale che non lo vorresti nemmeno come argomento che informa i discorsi attorno all’attività motoria. L’attività motoria non è un’ oasi paradisiaca ed è soggetta a studi che, come sempre, sono informati anche e soprattutto da questioni di carattere economico. Predichi in lungo ed in largo un’attività motoria a costo zero dimenticando che questa non gonfia le tasche di nessuno e pertanto non può essere pubblicizzata, divulgata ed è già tanto che non vengano fuori studi che dimostrano che l’attività motoria a costo zero fa male alla salute. La qualità del gesto motorio è certamente l’aspetto più interessante da studiare per capirci qualcosa in tema di movimento ma se non vi sono interessi particolari a sviscerare questi aspetti sarà molto difficile che vengano concentrate le ricerche in tal senso. Quanto all’antidoping è un altro fulgido esempio di come il mercato regoli queste scelte: lo sanno tutti che l’antidoping è una clamorosa presa in giro tenuta in piedi solo per far contenti gli sponsor dello sport spettacolo che hanno bisogno di garanzie di “purezza”. Lo sport di alto livello non fa bene né a chi lo pratica (a livello di salute, fa bene a livello economico…) né a chi lo guarda per televisione, però è quello sul quale si concentrano la maggior parte degli sponsor perché funziona molto bene come veicolo pubblicitario, certamente più dello sport di base che costa ancora di più ma non si vende altrettanto bene. Se tralasciamo queste considerazioni non si può capirci molto in tema di orientamento degli studi sull’attività motoria perché tutto il resto è consequenziale, oppure si può rincorrere un ideale di purezza utopistica (molto diverso da quello tenuto in piedi dagli sponsor grazie all’antidoping) ma allora finisci per avere pochi lettori perché scrivi di cose ipotetiche ma poco concrete…”

 

 

 

 

Pochi ma buoni. In effetti io non ho mai pensato di avere molti lettori, scherzando l’ho scritto ma penso che fosse molto evidente che scherzavo. Si possono avere molti lettori trattando di preparazione fisica con macchine, con pesi e con integratori e quello è ovvio perché il mercato spinge quello, ciò che non è spinto dal mercato non desta interesse, non incuriosisce, non viene divulgato e passa come informazione “alternativa” per chi ha tempo da perdere. La sostanza è ciò che propina il mercato, anche se è una sostanza di scatoloni vuoti.

Se dovessi servire il mercato non perderei certo tempo a scrivere articoli che la maggior parte dei lettori saltano a piè pari non perché siano difficili da capire ma perché vanno a parare laddove non si è creata un’ esigenza. Le esigenze si creano per motivi di mercato. Faccio un esempio terribilmente banale e cretino ma che può illuminare il concetto più di tanti discorsi strani. Quanti italiani sentono l’esigenza di lanciare il peso a 20 metri oppure a misure comunque di un certo rispetto e quanti italiani sentono l’esigenza di aumentare la massa muscolare in modo considerevole? Diciamo a spanne forse 1000 sono quelli che vogliono lanciare il peso molto distante (più o meno come quelli di Garibaldi) e probabilmente qualche milioncino sono quelli che vogliono aumentare veramente la massa muscolare (un po’ di più di quelli di Garibaldi…). Eppure si può lanciare molto bene il peso (anche se magari non proprio vicino ai 20 metri) facendosi anche del bene alla salute ed invece in tante situazioni è difficile aumentare decisamente la massa muscolare senza creare qualche problemino di adattamento. Certamente si vende molto bene l’incremento di massa muscolare e fa bene soprattutto a chi te lo vende e si vende meno bene la capacità di lanciare un peso come pochi sanno fare. Per il primo prodotto si trovano un sacco di botteghe, per il secondo non si sa dove andare a sbattere la testa e non è per nulla facile trovare buoni tecnici vicino a casa. Il marketing esiste ed informa le scelte di diffusione dell’attività motoria in modo determinante, sta a noi cittadini recuperare la capacità di pensare con la nostra testa e tentare di capire se fa meglio alla salute ciò che ci propina il mercato o ciò che non avendo a che fare con alcun tipo di business è lasciato in disparte dagli imprenditori e molto spesso anche dagli studiosi. Dove per “studiosi” intendo scienziati ed artisti. Ho sostenuto fin troppo il primato dell’arte sulla scienza in tema di attività motoria, mi permetto di riequilibrare tale posizione con un’ osservazione che possa riabilitare anche gli scienziati. Non tutti gli artisti sono pazzi scatenati e assolutamente distaccati dal danaro così come non tutti gli scienziati non muovono un dito se dietro ad un loro studio non ci sono motivi di squisita natura economica. Esistono gli artisti interessati e gli scienziati pazzi che studiano per il gusto di imparare. Se qualcuno mi reputa uno scienziato pazzo lo reputo un complimento troppo grande. Pazzo forse sì ma scienziato temo proprio di no…