CIO’ CHE FUNZIONA

Le buone notizie non fanno notizia ma per fortuna ci sono anche delle cose che funzionano ed è proprio analizzando quelle che si possono avere informazioni per poter operare al meglio, per poter muoversi in direzione di auspicati miglioramenti in vari ambiti.

Nello sport, l’atletica leggera sta vivendo un momento particolare e, una volta tanto, mi tocca inneggiare a quello stramaledetto arnese che è la televisione perché trattando di atletica, in ambito nazionale è riuscita a completare un processo di riconoscimento della disciplina che è partito per motivi innescati dalla pandemia. La televisione funziona bene nel momento in cui il ragazzino la guarda, poi trova la forza di spegnerla e dice: “Adesso ciò che ho visto in televisione lo vado a fare al campo sportivo, anzi io vado a farlo meglio perché io voglio fare meglio degli altri. Nel momento in cui la televisione riesce ancora a fare così, può essere ancora utile un po’ come quando promuoveva lo sport nei lontani anni ’60 e ’70.

Tale cosa è successa quest’estate in Italia con l’atletica leggera ma ha potuto innestarsi su una situazione favorevole che era stata disgraziatamente lanciata dal Covid. Mi sono sempre lamentato del fatto, e continuo a lamentarmene, di come, nella disgrazia il Covid poteva far capire come dovrebbero essere le nostre città, una specie di revival dei primi anni ’70 di quando per colpa (o per merito) della crisi petrolifera, per qualche domenica avevamo respirato l’atomosfera fantastica di città senza auto, di città dove tutti i cittadini, in forma e meno in forma, anche anziani e bambini potevano tranquillamente circolare per la città in bicicletta senza paura di essere investiti dalle automobili perché automobili proprio non ce n’erano e, quelle poche che c’erano si guardavano bene dal mettere a rischio la salute di una marea di ciclisti abituali e non, ivi compresi soggetti decisamente poco sicuri sulla bicicletta. Se questa grande occasione è stata sprecata e in materia di traffico automobilistico non è stato fatto nulla, anzi siamo messi peggio di prima, bisogna ammettere che la necessità di fare attività fisica all’aperto ha fatto confluire all’atletica leggera molti nuovi adepti. Su questa situazione si è innestato il grandissimo spot televisivo degli atleti italiani di vertice che sono stati protagonisti alle Olimpiadi di Tokio. Questo spot ha funzionato bene perché i ragazzini italiani vogliono fare meglio di Tamberi, di Jacobs, di Tortu o della Palmisano, non si sono accontentati di vederli in televisione ed in ogni caso, anche se non dovessero fare meglio di loro, vogliono comunque provare a fare dal vivo ciò che hanno visto fare per televisione.

L’atletica italiana sta funzionando e sta funzionando bene soprattutto nella sua base oltre che nel vertice.

L’altro giorno sentivo una piccola polemica sul campo perché un allenatore che stava seguendo 33 ragazzini si è lamentato del fatto che il tecnico specialista che doveva prelevare alcuni ragazzini da quel gruppo per seguirli in modo specifico non si è fatto vedere ed attendeva che quel tecnico glieli spedisse lui fuori del gruppo. Uno diceva “Vieni a prenderteli che sono troppo indaffarato…” l’altro diceva: “Mandameli tu che non so nemmeno quali sono…”. queste sono le polemiche di abbondanza facilmente risolvibili che io mi auguro di continuare a sentire sul campo di atletica e che ci fanno dire che qualcosa per fortuna funziona.

Comunque, andando sullo specifico, io sono convinto che il tecnico specialista deve farsi vedere da quello che segue il gruppo numeroso e poi questi, quando ha un attimo di tempo, deve chiamare i ragazzi interessati e dire loro di cambiare il gruppo. Più che un “prelievo” io la vedo come una “spedizione” però siccome chi ne segue 33 è certamente super indaffarato deve essere lui a gestire i tempi di questa cosa. Ovviamente questa è solo una possibilità di affrontare questo buon problema.

Sempre sullo specifico, con riguardo al traffico automobilistico, io dico che devono essere i ciclisti ad affollare le strade ed in un secondo tempo saranno gli automobilisti ad adeguarsi a questa nuova realtà, se aspettiamo che gli automobilisti facciano spazio alle biciclette o gli amministratori si inventino nuove regole per cambiare il modo di muoversi nelle nostre città probabilmente dovremo aspettare altri 50 anni. Ed è un periodo un po’ troppo lungo per un cambiamento che deve avvenire in pochi anni se non vogliamo morire soffocati, anche senza Covid.