BILANCINO E QUANTITA’ DI INFORMAZIONE CHE DEVE PASSARE IL TECNICO

Sulla bella immagine del bilancino in uso al tecnico per modulare correttamente i carichi mi è stato detto che è una bella metafora peccato che non si possano ignorare 40 anni di approccio metodologico dove il bilancino è stato usato con ben altri scopi, per cui da un punto di vista teorico faccio bene a fare di quelle prediche, da un punto di vista pratico chi si illude di poter passare di punto in bianco ad uno sport demedicalizzato non ha capito nulla della realtà.

E vabbè, io insisto sulla mia realtà improbabile ma non impossibile e aggiungo dettagli.

Il bilancino occorre anche sulla quantità di informazione che deve passare perché se pensiamo che più informazioni passiamo e più aumenti la probabilità che queste vadano a bersaglio forse abbiamo preso un abbaglio.

Molte volte è vero proprio il contrario: l’atleta non riesce a svolgere un certo compito motorio proprio perché la quantità di informazione che gli viene trasferita dal tecnico è esagerata, nel tentativo di fare tutto, non combina un bel niente.

Mi stacco dalle mie solite corse per fare un esempio con il salto in lungo, disciplina che non è fra le più complesse dell’atletica ma basta poco perché la complessità salga in modo esponenziale.

Due cose abbastanza semplici legate alla disciplina del salto in lungo, quella di arrivare allo stacco molto veloci e quella di andare in alto, oltre che in lungo, con l’obiettivo di disegnare una parabola che… ci faccia andare più in lungo possibile.

Cominciamo a portare l’osservazione più semplice. Se io dico le due cose nello stesso momento ho già creato un grado di complessità elevato. Pensate a come si svolge rapidamente l’azione del salto in lungo. Non è una maratona dove uno ha pure il tempo di pensare cos’ha mangiato a colazione e che allenamenti ha fatto nell’ultima settimana, ci sono veramente pochi attimi, l’azione è anche molto intensa e non ti consente di pensare a tante cose.

Prima indicazione per aumentare la possibilità che l’informazione vada a bersaglio: dare una informazione per volta. In un momento mi concentrerò sulla rapidità di entrata allo stacco, in un altro momento mi concentrerò sulla parabola del salto.

Ma non è finita perché anche messa così la faccenda è piuttosto complessa. Ed allora con l’intento di far passare più informazione possibile bisogna smontare questi compiti e renderli più facili e riconoscibili possibile. Cosa voglia dire “facile” si può intuire “facilmente”. Il compito deve essere possibile nel senso che c’è il tempo per pensarci , si può mettere in atto senza problemi insormontabili. Meno chiaro determinare cosa sia la “riconoscibilità” del compito e qui casca l’asino, o meglio il tecnico che a volte per pretendere troppo non ottiene nulla e va a fare solo caos con una quantità di compiti difficilmente riconoscibili. Che il compito sia riconoscibile vuol dire che si senta una certa differenza fra quanto si fa di solito e quanto si sta facendo in quel momento, se non c’è differenza non ci può essere riconoscimento. Se due gemelli sono uguali facciamo fatica a riconoscerli e chiamiamo Pietro quello che è Paolo e viceversa.

Allora, per esempio, trattando della velocità di entrata per favorire questo riconoscimento potremo dire: “Stacca quando vuoi, fai una rincorsa lunga quanto vuoi, senza un punto di partenza ben preciso e dove i primi appoggi sono assolutamente ininfluenti e concentrati solo sugli ultimi appoggi: quelli devono essere rapidissimi. Inoltre quando stacchi stacca pure come vuoi, anche in modo maldestro e tenta solo di non farti male perché con una velocità di entrata molto elevata potresti pure farti male.

Il compito depurato da quei “fastidi” che servono in realtà per la completa azione di salto diventa più abbordabile.

Passiamo allo stacco vero e proprio. E’ noto che per andare in lungo sia opportuno andare anche in alto. Molti tecnici per passare questa informazione hanno l’abitudine di mettere un ostacolo nel punto più alto della parabola e l’atleta per passare questo ostacolo è costretto anche ad andare in alto. Purtroppo la cosa non è semplicissima perché l’ostacolo è in un punto ben preciso ed il nostro obiettivo non è che l’atleta vada in alto in un punto ben preciso e che sollevi le gambe in modo da passare quell’ostacolo bensì che l’atleta vada effettivamente molto alto nel punto più alto della parabola, non si sa dove e che poi le sue gambe siano proprio alte per passare un certo ostacolo non è che ce ne freghi molto. L’azione è diversa: andare semplicemente molto in alto è quasi facile, andare oltre un certo ostacolo non è poi così facile. Anche qui il riconoscimento di un qualcosa di diverso sarà più probabile se l’atleta è andato davvero molto in alto più che sul fatto che abbia passato o meno un certo ostacolo.

Accade che anche nel momento in cui noi abbiamo passato delle informazioni semplici quale quella di entrare in battuta molto veloci o quella di effettuare una parabola del salto molto alta non abbiamo fatto praticamente nulla perché queste due cose se svincolate dall’intera azione di salto non ci portano nessun beneficio sulla misura finale.

Allora, per dirla con una metafora, si tratta di capire se qui dobbiamo fare “tre anni in uno” come si usa in certi corsi per studenti ripetenti che hanno necessità di bruciare le tappe, o se possiamo permetterci il lusso di percorrere con calma tutte le tappe dell’apprendimento motorio. Analizzare e scomporre il gesto tecnico non ci porta a risultati immediati ma può facilitare la comprensione di alcune informazioni importanti su quel gesto.

La strada vincente a seconda dei casi può essere l’una o l’altra. L’approccio globale può essere vincente per quegli atleti dotati di grandi capacità coordinative che sono in grado di mettere in atto azioni complesse con una certa rapidità. Al contrario l’approccio analitico può essere più efficace per gli atleti che hanno qualche problema coordinativo in più e devono essere accompagnati passo passo verso l’acquisizione di nuove informazioni.

Il succo del discorso è che come tecnici dobbiamo capire che non sempre una grande quantità di informazioni date contemporaneamente possono andare a bersaglio e che anzi bisogna centellinare queste informazioni proprio per non fare in modo che si ostacolino l’una con l’altra provocando un rumore assordante che non permette di concentrarsi su nulla.

Quel bilancino che serve per i carichi di allenamento perché non possiamo pensare che ci sia sempre il medico sportivo a porre rimedio alle malefatte del tecnico che carica troppo in modo scriteriato, occorre anche per filtrare la quantità di informazioni da passare all’allievo per fare in modo che i singoli compiti proposti vengano riconosciuti meglio ed eseguiti in modo consapevole e non casuale. Ho fatto l’esempio del salto in lungo, forse abbastanza comprensibile perché mi veniva istintivo fare quello, sappiate che per la corsa che pare più semplice e pure quella del mezzofondista che dovrebbe essere ancora più semplice di quella del velocista, i discorsi sono molto più complessi. Il perché non mi è ben chiaro o forse risponde ad un teorema che dice che non c’è proporzionalità fra complessità del gesto tecnico e complessità dell’azione di revisione di un certo gesto tecnico. Può essere che si faccia una fatica terribile a modificare un gesto motorio semplice e che si faccia meno fatica a modificare un gesto molto complesso. Misteri dello sport.