ANCORA SULLA 30 KM

Sono un accanito sostenitore della 30 chilometri su strada intesa come gara podistica che possa degnamente far concorrenza alla superinflazionata Maratona. Ormai la Maratona si corre dappertutto, un tempo ce n’era una manciata su tutto il territorio nazionale adesso ci manca solo che la facciano nei condomini attorno all’area condominiale e poi siamo a posto. Posso capire il mantenimento della tradizione delle grandi maratone internazionali. Da New York a Boston, da Londra a Parigi e poi Berlino che si è conquistata lo scettro di Maratona più veloce del mondo a suon di risultati. In campo nazionale si sono imposte Venezia, Roma e Firenze. Poi ognuno può avere l’ambizione di organizzare la sua maratona e tentare di farla nel migliore dei modi tentando la scalata al vertice delle maratone più frequentate però quello che mi chiedo io è: “Ha senso proporre questa marea di gare sulla distanza dei 42.195 metri alla popolazione degli atleti amatori? Non avrebbe più senso in molte circostanze proporre una più “fisiologica” 30 km?”

La Maratona tiene come gara perché ha un alone di leggenda assolutamente insostituibile e al podista medio non gliene frega assolutamente nulla di andarsi a stressare oltremodo per completarla pur di entrare in questa leggenda. Da un punto fisiologico quasi sempre la distanza dei 30 chilometri è molto più facilmente proponibile e dico “quasi” solo con riferimento a quella ristretta elité di professionisti che centellinano con molta oculatezza i loro impegni anche perchè se sbagliano qualche gara di troppo la loro immagine ne risente e non possono più piazzarsi bene sul mercato come potenziali protagonisti. In realtà, parlando di atleti non professionisti e dunque in questo gruppo includo anche gli amatori che si allenano tanto, praticamente tutti beneficerebbero di una riduzione del numero di competizioni sulla distanza classica dei 42 chilometri. L’atleta evoluto corre quella distanza una o due volte all’anno dove se il numero è due una è sacrificata a mero supporto della seconda che viene ritenuta l’obiettivo principale della stagione. Anche per un centochilometrista ha poco senso mettersi a correre molte maratone in un anno. La distanza dei 30 chilometri potrebbe venire in soccorso a chi ha voglia di gareggiare più spesso ma nel contempo deve evitare di sovraccaricare l’organismo. Più volte ho definito la pratica della disciplina della maratona come quell’attività sportiva nella quale per sei mesi ci si fa del bene alla salute per poi, in un  giorno solo, andare a fare dei danni che possono durare anche dei mesi. Non sono convinto che sia un’affermazione proprio terroristica questa sulla pratica della specialità della Maratona. Purtroppo mentre ci si prepara in modo sempre più razionale alla gara rendendo la preparazione un’attività decisamente salutare divertente e razionale tale discorso non si può fare per quanto riguarda il fatto tecnico della competizione vera e propria. Per quanto ben preparata la gara sulla Maratona è sempre un carico molto elevato ed anche un organismo in perfette condizioni fisiche riesce ad incassarlo senza problemi. Vi sono maratoneti da 3 ore e mezza che pur di gareggiare molto si sono abituati all’idea di gareggiare a 3 ore e 40′  o 3 ore e 50′ o anche a 4 ore andando di mezz’ora sopra al loro potenziale effettivo pur di fare 5-6 gare l’anno. Quello è puro spirito turistico ma da un punto di vista sportivo è un non senso. Vi sono altri maratoneti che magari potrebbero correre la distanza anche in meno di tre ore che non lo sanno nemmeno e hanno corso una gran quantità di volte in 3 ore e 10 – 3 ore e 15′ pensando di essere sempre al massimo senza rendersi conto che una maratona al massimo non l’hanno mai fatta. E non sta scritto da nessuna parte che uno deva correre almeno una maratona in vita sua al massimo, ma se hai questa passione potrebbe pure essere lecito una buona volta fare una gara come si deve. Ciò che è certo perché fisiologicamente documentabile è che un soggetto che corre più volte l’anno in un certo tempo vuol dire che non è mai al massimo altrimenti questo tempo potrebbe essere ottenuto una o due volte al massimo nell’intera stagione. E’ possibile fare 10 gare sui 100 metri ad un decimo dal proprio record personale nell’arco di una stagione ma non è possibile correre cinque maratone in tempi costantemente vicini al proprio personale, alla fine queste saranno 5 gite turistiche e non  5 gare sulla Maratona.

La distanza sui 30 chilometri, anche a livello organizzativo, potrebbe essere un ottimo  contenitore in quanto su tale distanza, su percorsi ampi, possono correre anche diverse migliaia di persone. Pertanto, se da un punto di vista organizzativo la distanza dei 30 km è molto gestibile, non si capisce perché non sia molto diffusa. E’ probabilmente solo una questione di immagine. Premesso che comunque la 30 chilometri è una bella faticaccia questa faticaccia si accetta solo per qualcosa di leggendario. Dire “Ho corso una 30 chilometri” non suona certamente come dire “Ho corso la Maratona”.

C’è da sperare che i tecnici puntino molto il dito sulla effettiva utilità sportiva e salutare della distanza dei 30 chilometri che, se non come gara, dovrebbe prendere piede almeno come distanza di allenamento, se non altro per rendere meno traumatico il “colpo” subito sulla maratona da quella infinità di amatori che si ostinano a correrla anche se in realtà non avrebbero una preparazione adeguata per affrontarla. In una parola c’è da sperare che trionfi il buon senso perché lo sport deve servire per inseguire la salute più che la leggenda.