Si potrebbe scrivere anche “Alti e bassi nella vita” perché questi ci sono soprattutto nella vita, più ancora che nello sport, ma accontentiamoci di provare ad analizzare i soli “Alti e bassi nello sport” che pur esistono magari per tentare di comprendere un pochino anche quelli della vita più che per migliorare il rendimento sportivo.
E proprio il polpettone del rendimento sportivo che crea i presupposti per vivere degli alti e bassi nello sport nel senso che quando questo benedetto rendimento sportivo cresce si hanno i gradevoli “alti” mentre quando questo rendimento stagna o, peggio ancora, regredisce, si concretizzano i terribili “bassi” che ci si augura che non siano mai così profondamente bassi da provocare l’abbandono della pratica sportiva.
Si potrebbe dire che una pratica sportiva autentica sopravvive anche a bassi veramente bassi perché se il gusto per lo sport è forte non verrà mai prevaricato da nessun risultato scadente per deludente che sia.
In ogni caso i miglioramenti del rendimento non sono mai di tipo perfettamente lineare, nemmeno nelle preparazioni più azzeccate e pertanto a qualche buon miglioramento anche abbastanza improvviso può seguire una fase di stagnazione o pure di regressione dei risultati che certamente può portare un po’ di malumore. Ovviamente a peggiorare il brodo può esserci una presunzione di miglioramento molto elevata ed allora, in questo caso, anche il minimo rallentamento può venir visto come una disgrazia a cui porre subito rimedio.
Il presupposto migliore invece è quello di una presunzione di miglioramento razionale e non esagerato. In tale situazione si può accettare senza stress la fase di stagnazione e si creano le dinamiche per favorire un rapido sblocco di questa fase.
Tutto sommato la non linearità dei progressi non può nemmeno venir considerata una cosa sconveniente perché toglie monotonia e prevedibilità. E’ anche molto difficile prevedere con attendibilità i momenti buoni e poi i seguenti momenti bui e per questo bisogna essere preparati ad accettare ogni situazione.
Qualcuno sostiene come lo sport, grazie questa sua alta imprevedibilità, possa anche allenare ad affrontare le insidie della vita. Io sostengo un po’ il contrario nel senso che dovrebbe essere vietato abbandonare la pratica sportiva quando non si è ancora allenati ad affrontare le normali insidie della vita. E pertanto il ragazzino che abbandona precocemente l’attività sportiva dovrebbe essere aiutato e spronato a continuare a dispetto dei risultati che tardano ad arrivare. Poi quando le normali insidie della vita lo avranno un po’ temprato dovrebbe essere allenato a capire che lo sport si pratica a prescindere dai risultati per un discorso di salute oltre che di divertimento.
Insomma gli alti e bassi sono la normalità in tutte le faccende della vita, nello sport sono ancora più normali e se non ci fossero renderebbero l’attività monotona. I momenti buoni vanno certamente valorizzati ed apprezzati per dare importanza allo sport, i momenti amari non devono essere drammatizzati ma devono essere metabolizzati nella piena consapevolezza che costituiscono il presupposto per nuovi momenti buoni.
Nell’età della crescita i momenti buoni si susseguono a buon ritmo perché anche la sola crescita fisica pur senza progresso tecnico è già sufficiente, di per sé a creare i presupposti per un apprezzabile miglioramento dei risultati. Nell’età più avanzata al contrario anche nonostante l’allenamento si è costretti a dover sperimentare peggioramenti che nel corso degli anni purtroppo saranno sempre più marcati. La saggezza dell’atleta master è quella della persona che avendo passato nella vita momenti più difficili di quelli provocati da un cattivo risultato nello sport non si arrende nemmeno di fronte alla sconfitta più pesante e pertanto si può dire che da questo punto di vista l’atleta stagionato è un po’ una roccia, non per niente il tasso di abbandono della pratica sportiva è molto più elevato fra i giovani che non fra i master. Allora probabilmente urge un insegnamento ai nostri giovani ed è quello che siccome hanno un fisico perfettamente funzionante ed in grado di fornire le migliori gesta nello sport è proprio il caso che imparino dai master ad affrontare l’attività con perseveranza e senza sbandamenti perché l’unico vero errore che si può fare nello sport è quello di abbandonarlo anzitempo.